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Alzheimer: I Segnali per Riconoscere la Malattia Silenziosa

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Alzheimer

Dopo i 60 anni c’è una malattia che lenta ed inesorabile può colpire chiunque, comincia con piccoli segnali, si inizia a dimenticare alcune cose, piccolezze, ma col progredire della malattia la memoria fa sempre più cilecca fino a quando non si riconoscono più neppure i propri familiari.. è l’Alzheimer, silenzioso e distruttore.

Alzheimer

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante,  si comincia con la perdita di memoria per arrivare all’afasia, al disorientamento, ai cambiamenti repentini di umore, alla depressione, all’incapacità di prendersi cura di sé, ai problemi nel comportamento, tutte cose che portano inesorabilmente all’isolamento dalla società e pian piano anche le capacità mentali basilari vengono perse.

Leggere fa Bene alla Salute, Ecco Perchè

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Leggere fa Bene

Eurostat è l’ufficio statistico dell’Unione Europea la cui missioni è darci statistiche di alta qualità su ogni sorta di argomento. Siamo andati a vedere quelle sulla LETTURA.

Leggere fa Bene

Si sa bene che in Italia si legga poco, ma chi in particolare sta leggendo pochissimo?
Le persone sopra i 55 anni
Solo un over 55 su due ha dichiarato di aver letto ALMENO un LIBRO negli ultimi dodici mesi.
Fanno peggio di noi solo i greci, i portoghesi e i rumeni, fanalino di cosa in Europa.

Morbo di Alzheimer: la cura è la compagnia degli animali!

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Il Morbo di Alzheimer è una patologia generativa del cervello: pian piano le funzioni cognitive e della memoria decadono. E’ una malattia che colpisce gli anziani e li svuota giorno dopo giorno di ricordi, pensieri, desideri…

Purtroppo ben poco si può fare per curare le persone affette da questa patologia!

In questi giorni però una ricerca pubblicata sulla rivista `International Psychogeriatrics´ condotto dall’Unità di ricerca in medicina dell’invecchiamento dell’Università di Firenze in collaborazione con l’associazione Antropozoa, ha fornito dei risultati davvero importanti.

Il miracolo del cane su un uomo affetto da Alzheimer [Video]

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Ecco cosa fa la presenza di un cane in una casa, aiuta anche le persone affette da Alzheimer.

Quest’uomo è affetto da questa tremenda sindrome e il figlio spiega che praticamente non parla quasi più, non fa più discorsi… ma quando si avvicina il cane accade una cosa quasi impossibile da spiegare, l’uomo comincia a parlargli, e non cose insensate, ma parla col cane, gli chiede cosa vuole, gli fa i complimenti… insomma tutte quelle cose che ogni persona che vive con un cane dice al suo compagno peloso.

Il consumo di carne conduce all’Alzheimer: lo rivela uno studio americano

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I ricercatori dell’Icahn school of medicine di Mount Sinai (New York), hanno condotto e reso pubblico uno studio su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), secondo il quale l’eccessivo consumo di carne può favorire l’insorgenza di malattie come la demenza o l’Alzheimer.

Secondo gli scienziati si tratterebbe di sostanze, le AGEs, le quali si formano quando le proteine e/o i grassi reagiscono con lo zucchero e questo può succedere durante la cottura della carne.

Alzheimer: un passo in più verso la diagnosi precoce

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Sembra che a breve sarà possibile diagnosticare l’Alzheimer grazie ad un’analisi del sangue specifica che misura il tasso di peptide amiloide il cui livello nel sangue, secondo alcuni ricercatori spagnoli (agenzia spagnola di Araclon), è direttamente proporzionale alla possibilità di sviluppare la malattia.

La spagnola Araclon ha sviluppato e brevettato un kit che consente di trovare 40-42 peptidi di beta amiloide nel sangue (ABtest) e stanno procedendo con degli studi su un campione di 400 persone per riuscire a dimostrare che l’ABtest è uno strumento in grado di diagnosticare l’Alzheimer. Il test potrebbe infatti distinguere i soggetti completamenti sani da quelli che presentano già un deficit cognitivo precursore della malattia.

La Pet Therapy: cos’è e perchè funziona

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La Pet Therapy, o terapia dolce, nasce dal connubio tra uomo e animale. Questa terapia nasce ufficialmente nel 1961 quando l’animale diventa “co-terapeuta” nel processo di guarigione, rivestendo il ruolo di “mediatore emozionale” e “catalizzatore” dei processi socio-relazionali.

A partire dagli anni ‘80 il programma Pet Therapy è stato suddiviso in fasi distinte tra loro:

  • Animal-Assisted Activities (AAA) – Attività svolte con l’ausilio di animali che hanno l’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, ciechi, malati terminali,ecc.).

Scoperto l’Alzheimer nei gatti

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La malattia degenerativa che colpisce gli anziani ma non solo, sembra sia presente anche nei nostri amici felini.

I sintomi più evidenti della malattia sono la perdita della memoria, la confusione nel pensiero e l’impossibilità di continuare una vita senza aiuti esterni.

Una recente ricerca veterinaria sul morbo di Alzheimer ha dimostrato come la patologia non sia esclusivamente umana, ma anche felina.

Scienza senza vivisezione, si può fare, si deve fare

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Ci stiamo avvicinando sempre di più… un altro passo avanti nella ricerca è stato fatto senza la sperimentazione animale, due studi uno dell’università della California e uno dell’Universià di immunopatogenesi di Milano ci offrono la speranza di poter dire una volta in più che è possibile avanzare nella scienza senza cadere nelle barbarie della vivisezione animale.

A San Diego in California sono stati prelevati fibroblasti (cellule della pelle) da alcuni pazienti con la malattia di Alzheimer e sono stati “riprogrammati” per trasformarli in cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) che hanno dato vita a neuroni funzionanti. I ricercatori della San Diego School of Medicine hanno così creato in laboratorio dei modelli di neuroni umani affetti da Alzheimer, un lavoro che permetterà di studiare la malattia da materiale umano senza ricorrere ad animali.