Psicologia

La bellissima lezione di vita del film d’animazione “Coco”

Di Sandra Saporito - 12 Aprile 2022

Coco è un film che veicola un messaggio prezioso sia per i bambini che per gli adulti. Diretto da Lee Unkrich e prodotto dai Pixar Animation Studios, questo piccolo capolavoro è ambientato a Santa Cecilia, in Messico, durante la celebrazione del Dìa de Los Muertos.

La tradizione messicana vuole che durante il Dìa de los Muertos vengano tracciati dei coloratissimi sentieri di petali di tagete per guidare i defunti fino alla casa di famiglia e permettere loro di ricongiungersi coi loro cari per una notte all’insegna della festa e dell’amore. Secondo la credenza popolare, i defunti riconoscono il cammino seguendo il profumo di questo fiore sacro, più che il suo colore. È in questa atmosfera festiva che inizia la storia.

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Credit foto © Pexels

Per scoprire il tuo destino, devi prima conoscere le tue origini

Miguel Rivera è un bambino di 12 anni, erede di una famiglia di calzolai che di generazione in generazione crea scarpe e… odia la musica in ogni sua forma. “Niente musica!” è diventato il mantra di famiglia in seguito ad un dramma avvenuto nel passato: il trisavolo di Miguel e padre di Mamà Coco (la bisnonna), ha abbandonato la sua famiglia per seguire il suo sogno di diventare un gran musicista.

In risposta a questo abbandono che ha creato una grande sofferenza a Coco e sua madre, Mamà Imelda, l’antenato è bandito e cancellato dalla memoria famigliare, più per protezione che per vendetta a dire il vero, a tal punto che nessuno conosce più né il suo nome, né il suo viso. È escluso dall’ofrenda, l’altare con le offerte per gli amati defunti. Nessuno nel mondo dei vivi lo ricorda, a parte Coco, la sua bimba ormai molto anziana che parla appena.

Scoprire l’identità di questo trisavolo diventa di fondamentale importanza per Miguel che sogna in gran segreto di diventare anche lui musicista mentre fatica a trovare il suo posto nella famiglia: si sente diverso, non compreso, e a lui interessano ben poco le scarpe. Fare luce sulle sue origini è l’unica cosa che può aiutarlo a legittimare la sua appartenenza alla famiglia, a non percepirsi più come la pecora nera e a dare voce al destino che cerca di manifestare con la sua arte.

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Credit foto © Pexels

Curiosità: Santa Cecilia, alla quale è dedicato il paese di Miguel, è la patrona dei musicisti.

Quando i silenzi in famiglia creano sofferenza

L’avventura di Miguel inizia quando infrange un tabù famigliare: lui ama la musica, “per tutta la vita ho sentito qualcosa dentro di me che mi rendeva diverso” confessa lui.

Si nasconde in un suo piccolo rifugio di legno per esercitarsi alla chitarra, riproducendo passo dopo passo vecchie videocassette dei concerti di Ernesto De La Cruz, il più grande musicista del Messico, famoso per le sue innumerevoli canzoni tra cui Ricordami. De La Cruz morirà curiosamente proprio cantando questa canzone.

Dopo diverse peripezie, Miguel confessa alla sua famiglia il suo amore per la musica, riportando alla coscienza dei suoi parenti il dolore dell’abbandono, della vergogna, che di fatto non fu mai elaborato né guarito: “I musicisti sono egoisti e inaffidabili!” ricorda Abuelita ad un piccolo Miguel che cerca di esprimer la sua passione.

Ma la musica risveglia un dolore troppo profondo per la famiglia e Abuelita, nell’intento di fare rispettare il patto di lealtà famigliare, rompe quella chitarra che lui aveva pazientemente costruito con le sue mani. Bandendo la musica è il rapporto con l’antenato che la famiglia cerca maldestramente di rompere per sempre.

La reazione della famiglia è una risposta adattativa ad una ferita che si trasmette di generazione in generazione. I silenzi e tabù famigliari sono ricorrenti in molte famiglie e rappresentano un modo, anche se disfunzionale, di proteggersi da un grande dolore. Tuttavia, questi tabù creano delle reazioni a catena che provocano altra sofferenza. Per guarire queste dinamiche, occorre fare luce sul passato e rompere il silenzio, un po’ come farà il nostro protagonista.

Curiosità: la chitarra rudimentale di Miguel porta un indizio importante. La paletta dipinta a forma di teschio rivela un dente dorato, lo stesso del trisavolo di Miguel, che il piccolo ancora non conosce, rivelando quanto l’inconscio cerchi di manifestare la verità di cui è custode.

Le curiosità del fim Coco: il cane-psicopompo e le Alebrijes

Le peripezie di Miguel lo porteranno nell’Aldilà, dove l’unico essere vivente a percepirlo sarà Dante, il cane semi-randagio affezionato a lui. L’amico a quattro zampe avrà un’ importante funzione di guida per il ragazzo nella terra dei morti ed è probabile che il nome di questo cane di razza Xoloitzcuintle rimandi al viaggio di Dante Alighieri nella Divina Commedia, allora guidato da Virgilio. I richiami culturali alla tradizione azteca sono tuttavia ancora più interessanti se si pone l’attenzione sul significato della razza canina.

Lo Xoloitzcuintle o cane Nudo Messicano è chiamato Xolo, che deriva dal nome del dio Xolotl, che nella mitologia azteca era invocato per accompagnare i defunti nel viaggio verso il Mictlan, la terra dei morti. Anche se all’apparenza questo cane sembra assai buffo e maldestro nel film, la sua razza ha sempre rivestito il ruolo di psicopompo, di traghettatore di anime, mostrando quanto la presenza di questo cane fosse cruciale nella cultura azteca.

Gli altri animali con un posto d’onore in Coco sono le meravigliose Alebrijes, chimere colorate e potenti che accompagnano i defunti. Nella tradizione messicana rivestono il ruolo di Spiriti-guida in grado di proteggere gli umani e custodire il loro destino, similmente ai daimon di cui tratta la psicologia archetipica:

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino”.
(J. Hillman, in Il codice dell’anima)

Coco non è solo un film, è una storia di guarigione

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Credit foto © Pexels

Il viaggio alla scoperta delle sue vere origini non sarà certo una passeggiata per Miguel ma lui sfiderà la morte e affronterà antenati non sempre molto collaborativi. Tuttavia riuscirà a riportare in seno alla sua famiglia l’emarginato, il tassello mancante della sua genia, comprendendo allo stesso tempo il motivo della sua passione per la musica. La canzone Ricordami, che accompagnerà il protagonista sin dall’inizio, infatti risveglierà nel ragazzo un’eredità preziosa: il talento che inconsapevolmente aveva ereditato da quell’antenato di cui non si poteva parlare e l’eco di una verità che cercava di manifestarsi a tutti i costi.

Grazie al suo coraggio, al perdono e all’amore, Miguel riuscirà a trasformare la maledizione in benedizione per tutta la sua famiglia, a sanare quelle radici sofferenti che finalmente si libereranno dai vincoli imposti da una pesante eredità di dolore e consentirà ai suoi membri di manifestare il proprio talento, la propria creatività. La musica, motivo di discordia, diventerà balsamo su una vecchia ferita e grazie a quest’ultima, al suon di un dolce Ricordami, Miguel porterà guarigione nell’albero famigliare, riportando al cuore di una bimba dal viso scavato dagli anni, Mamà Coco, il ricordo del padre defunto e il dolce tepore dell’abbraccio che le giungerà attraverso le sue parole cantante, ora, dal suo pro-pro-nipote.

Questa storia commovente e profonda tocca il cuore e l’anima, forse perché ognuno di noi, in fondo, ha qualcuno di importante da ricordare, ovvero da “riportare al cuore“.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it





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