“Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima” diceva Ingmar Bergman, regista, sceneggiatore, drammaturgo, e produttore cinematografico svedese. Ed è forse questa la funzione più nobile della settima arte, capace di inscenare le gioie, i turbamenti, le fantasie e i timori più reconditi del genere umano.

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Alcuni film ci divertono, ci permettono di fuggire dal quotidiano per un’oretta o due, mentre altri fungono da specchio dell’anima, fanno vibrare le nostre corde profonde rivelandoci frammenti di noi stessi a volte dimenticati, sepolti, ignorati; altri ancora ci offrono delle preziose lezioni di vita attraverso le interazioni e le evoluzioni dei personaggi, oppure attraverso il viaggio interiore che il protagonista ci accompagna a fare assieme a lui. I film che hanno questa vocazione diventano così una preziosa opportunità di crescita interiore e di comprensione del mondo.

Come riconoscere questi film preziosi? Spesso contengono nella trama narrativa un monologo che colpisce per il suo linguaggio semplice ma molto profondo, che ci parla, senza tanti giri di parole. La meta-narrazione ci porta a diventare coprotagonista alla nostra insaputa: non siamo più spettatori di un monologo ma parte attiva nella ricezione di una preziosa lezione di vita che cerca di guidarci, accompagnarci nel nostro tentativo di accogliere quel dono a volte strambo che è la vita, di far pace con noi stessi. O col mondo. Dipende.

È il caso di The Big Kahuna, un film del 1999, diretto da John Swanbeck e tratto da Hospitality Suite, la commedia teatrale di Roger Rueff messa in scena nel 1992.

The Big Kahuna (1999), un film per lasciarsi ispirare

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The Big Kahuna è un pellicola del 1999 che vede tra i protagonisti Danny DeVito (Batman, L. A Confidential), Kevin Spacey (American Beauty, House of cards), e un giovanissimo Peter Facinelli (Loosies, The Twilight saga). Mentre la trama principale ci narra le vicende di tre venditori che cercano il grande Kahuna, “il grosso pesce che deve abboccare, l’uomo che rappresenterebbe, lui da solo, il potenziale più grosso cliente che la loro azienda abbia mai visto e che probabilmente vedrà mai“, la narrazione scivola lentamente verso le sfumature del rapporto umano, le gioie, le speranze e i colpi della vita, “perché non è mai troppo presto per pensare a dove si vuole arrivare nella vita”.

I tre protagonisti Larry, Phil e Bob incarnano tre temperamenti diversi che ognuno di noi potrebbe manifestare o percepire dentro di sé: Larry è cinico, sfacciato, ma con una visione del mondo acuta ed intelligente; Phil è deluso dalla vita anche se serba un lato umano e gentile; Bob è giovane, inesperto anche se con un grande desiderio di dimostrare il suo valore. Se il film sembra parlarci delle difficoltà incontrate nello stringere un accordo commerciale, scopriamo ben presto che tutto gira intorno all’ interesse per l’altro, all’entrare in relazione con lui e a riuscire a trovare un terreno d’incontro che rispetti entrambi le parti, ognuno con i suoi valori e con la sua visione del mondo.

Perché la ricchezza non sta nell’imporsi all’altro ma si cela nell’incontro, nella scoperta, nel dialogo.

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Fai come Bob: accetta il consiglio… per questa volta!

Al giovane Bob che si ritrova sia al lavoro che in coppia alle prime armi, il vecchio Phil lascia il frutto delle comprensioni di una vita, dei suoi errori, dei suoi fallimenti, di tutta la sua esperienza. Glieli regala nella speranza di renderlo più ricco di tutto ciò che lui ha perso, sprecato, con l’intento di aiutarlo e sostenerlo nella sua ricerca della felicità.

“Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta.
Non essere crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.

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Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco, ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che t’indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio… per questa volta”.
(Phil Cooper)

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Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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