Oscilla tra scienza e sapienza il saggio di Franco Berrino e Marco MontagnaniIl cibo della saggezza. Che cosa ci nutre davvero” (Mondadori, 2020): in questo racconto anche autobiografico, gli autori propongono il loro punto di vista per condurre una vita sana, per trovare il giusto nutrimento per il corpo e lo spirito, all’insegna dell’essenzialità e dei nutrienti semplici e genuini in contrapposizione agli artefatti della moderna industria alimentare.

Gli autori Franco Berrino e Marco Montagnani

L’oncologo Franco Berrino è già noto al grande pubblico, è stato direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e ha pubblicato numerosi studi e volumi sui benefici di uno stile alimentare anticancro che potremmo definire l’alimentazione secondo Berrino oggetto di molto interesse nonché di critiche controverse.

Marco Montagnani è un Maestro taoista, docente di Medicina tradizionale cinese e Filosofia taoista presso nella Scuola di agopuntura di Firenze e tecnico di Qigong terapeutico e MTC. Nel 2012 ha fondato il Tempio delle Sei Armonie per avvicinare le persone alla filosofia taoista.

In questo testo scritto a quattro mani gli autori offrono i loro punti di vista complementari riguardanti i principi di un’alimentazione sana. La copertina del libro raffigura un tao composto da chicchi di riso neri e bianchi: sono proprio le due anime, quella scientifica e quella taoista, che dialogano e si compenetrano nel testo per offrire una visione del benessere umano a 360°.

“Molti di noi sembrano non amare se stessi.

Trascuriamo il corpo fisico, lo nutriamo di cibo spazzatura, silenziamo con farmaci le sue proteste. Trascuriamo anche il nostro corpo emozionale: ci nutriamo di sensi di colpa, rancori, delusioni, addirittura odio, e le frustrazioni ci portano a ingurgitare ancor più cibo spazzatura. Trascuriamo il nostro corpo mentale, con pensieri superficiali, egoisti, arroganti, divorati dall’invidia, oppure con pensieri ossessivi, pesanti, cattivi. Trascuriamo il nostro corpo spirituale, che desidera essere riconosciuto e connesso con il corpo fisico, libero, in gioia.”

Dal libro “Il cibo della saggezza. Che cosa ci nutre davvero”

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Contenuti del libro “Il cibo della saggezza”

libro aperta su tavola con cibo
Credit foto
©Pexels

Nel libro, Berrino racconta del proprio incontro con il Maestro Montagnani e con la dottrina taoista riguardo a come il cibo che mangiamo può influenzare i nostri stati di salute e malattia. Un esempio: secondo gli autori nell’alimentazione sarebbero da privilegiare alimenti integrali, vegetali su quelli animali e soprattutto quelli conservati poiché i primi consentirebbero di ridurre i processi infiammatori nel nostro organismo mentre i secondi potrebbero accentuarli. Da più parti del mondo scientifico si sottolinea per altro quanto il microbiota intestinale sia fondamentale per la salute dell’organismo e quanto sia quindi importante preservarlo con una giusta alimentazione.

È senz’altro vero che negli ultimi decenni sono comparse sulle nostre tavole alimenti prima impensabili e che la grande disponibilità di cibo, spesso molto nutriente e a basso costo, ha risolto molti dei problemi di approvvigionamento e conservazione alimentare che affliggevano le passate generazioni.

Tutto questo ha però anche allungato e reso infinitamente artificiosa la filiera che dal prodotto grezzo porta direttamente alle nostre tavole. Si è occupato di questo Michael Pollan nel suo famoso libro “Il dilemma dell’onnivoro” dove passa intelligentemente in rassegna pregi e difetti della babele di stili alimentari (dai più “retrò” ai più sofisticati) che è possibile seguire oggi nel nostro mondo globalizzato dalle infinite possibilità.

Berrino e Montagnani si schierano invece con decisione a favore dei “cibi di una volta”, quelli cioè estranei ai processi di lavorazione e trasformazione industriale e in accordo con le stagioni indicando come via del benessere proprio questo “mangiare secondo natura”.

Nel rispetto di questi principi ognuno dovrebbe scegliere lo stile alimentare più in linea con la propria natura – a dispetto del conformismo alimentare del mondo globalizzato – tenendo presente che quanto introduce nel corpo lo mette in connessione con il più vasto universo del mondo naturale di cui egli è parte.

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Non esistono cibi totalmente buoni o totalmente cattivi

Come tutti i testi che indicano principi e stili alimentari rivolti al grande pubblico, anche quelli di Berrino non sono esenti da fanatismi da un lato e critiche dall’altro. Non si entrerà qui nel merito di quanto validi siano i principi nutrizionali proposti dagli autori.

Ma preme sottolineare una notazione di carattere psicologico: attenzione a non fare, del mangiar sano, una malattia! Può sembrare un ossimoro ma non lo è. Spesso si rischia di cedere ad integralismi e “fissazioni” alimentari semplificando i principi alimentari proposti da alcuni Autori o lasciandosi sedurre da rivisitazioni o informazioni fuorvianti e infondate. La tentazione è dietro l’angolo…

Leggendo ad esempio che potrebbe essere protettivo per la salute privilegiare il consumo di alimenti vegetali rispetto a quelli animali si potrebbe essere portasti a demonizzare la carne rossa come “cattiva” a favore di qualche altro alimento “buono” e “benefico”. Quando facciamo questo (stiamo parlando di persone sane che non hanno prescrizioni o divieti legati a particolari patologie) rischiamo di abbracciare una visione dicotomica che suddivide i singoli alimenti come buoni/cattivi dimenticando che spesso non è l’alimento in sé, ma le quantità, le modalità e il contesto del più ampio stile alimentare in cui esso viene consumato.

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Psicologia delle scelte alimentari

La nostra dieta è come una grande orchestra: affinché sia in armonia è necessario che i singoli componenti si accordino con tutti gli altri. Difficilmente troveremo un singolo alimento in grado di assicurarci – tramite la sua inclusione/esclusione tout court dalla dieta – salute e lunga vita. Questo è solo il frutto di una modalità di pensiero magico, diffusa nei gruppi umani antichissimi e presente tutt’ora nel nostro “arsenale” cognitivo, che vorrebbe attribuire proprietà sovrannaturali a determinati elementi della realtà, come certi alimenti ad esempio vissuti come “salvifici” o “demoniaci”, per garantirsi sicurezza e prosperità.

La realtà è solitamente più complessa ma fortunatamente anche più interessante.

Ricordate che mangiare è una necessità, un piacere e forse anche una virtù; ma è pur sempre un mezzo per raggiungere altri fini (la salute, la socialità, le energie fisiche e mentali ecc). Se mangiare in un certo modo diventa “il” fine, tanto da prevalere su altre attività forse è il caso di fermarsi un attimo…

“Una vita sana è una vita semplice: è nutrirsi di cibi naturali e non delle metamorfosi industriali dei cibi, è muoversi, è godere delle piccole cose, è essere gentili, grati di essere vivi, di esistere, è essere coscienti di respirare, apprezzare ogni oncia di amore che ci è concessa.”

Dal libro “Il cibo della saggezza. Che cosa ci nutre davvero”

Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it