La solitudine è spesso vista come qualcosa di molto doloroso e triste, qualcosa da cercare in tutti modi di evitare o di colmare. Questo spaventa ancora di più se ad apparire soli o vivere momenti in solitaria sono i bambini. Mamme, papà, nonni tutti sempre pronti a riempire i momenti di più piccoli e di rendere la loro vita prima della sensazione e condizione di essere soli, di sperimentare la solitudine.

“Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia.”

Jean-paul sartre

Solitudine: Essere soli o sentirsi soli?

La realtà è che c’è solitudine e solitudine. Cosa intendiamo con questo? Ipotizziamo 3 situazioni. pensiamo a una persona che decide di passare del tempo da sola, di prendersi uno spazio per sé o che per qualsiasi motivo in un certo momento della propria esistenza è fisicamente sola in un posto, magari per lavoro, per necessità o altro. Detta così sembra bruttissima e tristissima ma questa persona ha scelto di essere sola, sa che può in qualsiasi momento chiamare un’amica e fare una lunga chiacchierata. Potremmo più semplicemente ritenere questo soggetto una persona solitaria.

Adesso pensiamo ad un’altra persona che è invece non ha nessuno a livello affettivo, ha pochissimi contatti con gli altri e non ha relazioni stabili e importanti nella propria vita. Non ha amicizie vere, magari anch’essa si è trasferita ma ha lasciato un vuoto per aprirne un altro, questa persona probabilmente è sola anche a dispetto dei suoi desideri e vive una solitudine indesiderata.

Ma forse c’è ancora un’altra condizione, forse la più dura: quella in cui una persona è accerchiata da tantissime persone a si sente molto sola e con un grande vuoto esistenziale, un vuoto dell’anima da imparare a riconoscere.

Sono condizioni molto differenti che possono aprire a diverse conseguenze e prospettive. Anche nei bambini possiamo trovare queste realtà ed è bene comprendere la natura e i segnali della solitudine al fine di non fare interpretazioni avventate e intraprendere azioni erronee.

“Solo Chi È Autosufficiente Può Stare Solo, La Maggior Parte Delle Persone Segue La Folla E Procede Per Imitazioni.”

Bruce Lee

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I benefici della solitudine nei bambini

bambino solo che gioca
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Se la solitudine dei bambini spaventa, essa è in realtà un’occasione importante per i bambini per sviluppare molti aspetti importanti per la propria crescita. Ci riferiamo qui alla situazione in cui i bambini possono stare soli nel gioco o nelle attività da svolgere, senza un tempo e spazio riempito dall’adulto.

In primo luogo, i bambini imparano a conoscere le proprie sensazioni e vissuti, sia negativi come la frustrazione, la noia (come nel caso della noia estiva), la tristezza, la paura, sia più positivi come la possibilità di sperimentare piccoli successi personali, godersi uno spazio, un gioco, una situazione ecc. la possibilità di sperimentare specialmente le prime sensazioni dona al bambino la possibilità nel tempo di imparare a tollerarle e gestirle, cercando strategie e modi diversi di vincere la solitudine. Così i bambini diventano più forti e possono sviluppare resilienza.

Oltre a questo, la solitudine attiva l’immaginazione e la creatività. Nello stare solo il bambino è in qualche modo costretto ad ingegnarsi per trovare qualcosa da fare, per ridurre il senso di vuoto vissuto e quindi inizia a sperimentare, fare e creare.

Un accenno poi va fatto alla possibilità che stare soli riduce lo stress. I bambini lasciati in autonomia e soli, una volta gestita la frustrazione iniziale possono sperimentare piacere da questa condizione, priva di stimoli dall’esterno, di carico, di pressione e di richieste, ma solo un momento loro da riempire come credono.

Durante la pandemia i bambini hanno avuto modo di sperimentare molta solitudine, forse troppa. È quindi importante capire i segnali di una condizione di solitudine normale e, tutto sommato, positiva e funzionale, da quella che crea disagio e sofferenza.

“La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà.”

Fabrizio De André

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La solitudine dei bambini: ruolo dell’adulto

Cosa possono fare quindi i genitori per aiutare i bambini ad affrontare la loro solitudine?

In primo luogo, è importante capire il tipo di vissuto. Bambini che si sentono soli, nel senso deprivati affettivamente, tendono solitamente a ricercare molte attenzioni, esprimono ansia, gelosia, insoddisfazione ecc. Insomma, mostrano un malessere profondo che necessita si essere accolto, compreso e il vuoto colmato con cura e attenzione.

Diversa è la condizione in cui il bambino vive la solitudine nel senso che in un certo momento o per un certo periodo è solo fisicamente, come quello vissuto in pandemia, e quindi deve sperimentare il fatto di agire in autonomia e fare qualcosa da solo.

In questo secondo caso l’adulto deve cercare di stimolare il bambino a colmare la solitudine cercando strategie per riempire la sensazione di vuoto che è un vuoto di cose da fare, di attimi condivisi e di assenza fisica magari di compagni di scuola, amici o altro. È quello che il Covid ha richiesto a tutti i bambini e ragazzi catapultati dall’oggi al domani in una realtà molto diversa, fatta del solo nucleo famigliare ristretto e senza poter avere contatti con i pari o altri stimoli all’esterno.

Si può quindi accogliere la fatica e dare alcune idee iniziali per riempire il momento vuoto, ma poi lasciare la possibilità di mettersi in gioco, di vivere noia, frustrazione e solitudine da cui può nascere maggiore consapevolezza di sé e anche delle proprie abilità. I bambini possono scoprire di avere passioni prima mai sperimentate, abilità prima non utilizzate, potenzialità, e desideri. Possono nascere progetti, sogni, scoprire talenti e rispolverare abitudini.

In verità, la solitudine è un incontro con se stessi e anche per i più piccoli può essere un momento positivo e di crescita importante.

“È nella solitudine, scevra da ogni sorta di condizionamento, che ognuno di noi può ritrovarsi e conoscere appieno se stesso.”  Michele Scirpoli

Milena Rota

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Psicologa e psicologa dello sport. Attenta al benessere della persona ad ampio raggio, ama lo sport e specialmente camminare in mezzo alla natura. La montagna è la sua passione. È determinata, sempre in movimento e a caccia di nuovi stimoli e spunti. Crede fortemente nel lavoro di equipe dove “tante teste possono suonare insieme per dare voce ad una bellissima melodia”. Lavora principalmente presso uno studio privato multidisciplinare (Centro Elpis di Ispra -Varese), dove si occupa prevalentemente di tematiche relative all’età dello sviluppo e di performance sportiva. Componente di equipe accreditate dall’AST-Insubria per la prima certificazione dei Disturbi dell’Apprendimento (DSA). Frequenta un master di specializzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” (Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry)