In questo tempo ogni scelta risulta sbagliata, inopportuna, inadeguata. Ci siamo ritrovati catapultati in una situazione che appare surreale, da film, talmente irreale che stentiamo a crederci. I media e i giornali ci parlano di qualcosa di invisibile che colpisce però nel profondo. C’è chi entra nella paura, chi nella rabbia, chi resta fermo nel suo stato d’animo di positività perenne, chi non si smuove dal disfattismo. Ognuno di noi mette in campo le risorse che ha.

Un argomento che preoccupa, che scatena pensieri e parole a profusione e in contraddizione, è la scuola.

 

La possibile riapertura delle scuole e dei centri estivi mette in luce delle modalità di relazioni sociali molto diverse da quelle a cui siamo abituati. Si ipotizza di sfruttare gli spazi aperti e di mantenere il distanziamento sociale tra educatore e bambino e tra pari; indossare la mascherina, igienizzare le mani, misurare la temperatura corporea ad intervalli regolari; genitori e accompagnatori devono rimanere all’esterno della struttura ed i bambini devono entrare senza essere presi in braccio, chiaramente. Queste rappresentano le prime bozze pensate per la riapertura di strutture di accoglienza per i bambini. Rispettando l’emergenza sanitaria in corso e comprendendo la difficoltà delle famiglie che devono rientrare al lavoro e degli addetti ai lavori che devono assumersi responsabilità molto più grandi di quelle che avevano immaginato per il ruolo ricoperto, vorrei però porre una riflessione in merito.

Voi come state? Come vi sentite a dover mantenere le distanze da amici, parenti, in alcuni casi anche dagli stessi figli?

La risposta a questa domanda darà modo di indossare i panni dell’altro, del bambino e di comprendere quanto questo possa turbarlo nel presente e danneggiarlo nel futuro.

Le competenze emotivo-relazionali si formano principalmente nei primi 12 anni di vita, si strutturano e si fissano delle tracce sulle quali ci si muoverà negli anni futuri. Il momento che stiamo vivendo porta intrinseco dentro di sé la paura dell’altro, che si fossilizza nella mente e nella struttura profonda dell’essere umano. Lascerà una traccia e bisognerà essere davvero attenti, competenti e consapevoli per riuscire a modificarla.

L’essere umano è un animale SOCIALE. Limitare la socialità ad uno schermo piatto, al dialogo a due metri, al non contatto fisico, rischia di creare una voragine emotiva e relazionale. Minare la socialità vuol dire minare l’intero essere, poiché è su questa che si fonda la vita umana.

Passiamo la vita a tentare di trasmettere valori quali la cooperazione, l’empatia, l’amicizia, la comprensione, l’aiuto reciproco. Ora ci viene messo dinnanzi l’estremità opposta. Dovremmo trasmettere ai nostri bambini il distanziamento sociale, la paura dell’altro, la lontananza. Avremmo così rispettato le norme sanitarie e le indicazioni dei comitati tecnici e scientifici, che sicuramente stanno facendo del loro meglio per proteggerci a livello fisico.

Ma chi ci proteggerà a livello psichico, emotivo, relazionale?

Gli uomini non sono fatti di sola carne, di ossa, sangue, muscoli e organi. Siamo fatti di sensi, di emozioni. Finalmente ci si è accorti che mente e corpo non sono slegati e che anche la parte emotiva e psicologica è fondamentale per mantenere un individuo in salute.

“Se la formazione delle sinapsi dipende da un programma genetico, la messa a punto finale è condizionata dalle interazioni ambientali. Il cervello cioè si costruisce anche a seconda delle informazioni che riceve dal mondo esterno.” M. Montessori

Quali interazioni ambientali vogliamo dare al nostro bambino? Quelle della paura?

“Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione di emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga.  …l’emozione della paura può proiettarsi nel futuro: qualcosa di brutto capiterà a noi o agli altri, pertanto spinge il soggetto ad aggredire per eliminare o allontanare l’oggetto della paura (condotte aggressive) o al contrario fuggire da questo per evitare il danno che potrebbe procurarci (condotte di evitamento dell’oggetto fobico).” Wikipedia

In questo tempo in cui si sono fatti tanti nuovi passi verso il mondo infantile, si sono riscoperte teorie, se ne sono attuate di nuove grazie agli studi sulle intelligenze multiple (Gardner), contemplando anche l’intelligenza emotiva al pari delle altre ed elemento fondamentale per la crescita e le relazioni sane del bambino, mi domando come possiamo pensare di trasmettere queste tracce di paura nel loro essere. Pensando ai bambini di oggi e agli adulti di domani, abbiamo il dovere di porci degli interrogativi su questa fase 2, su questa possibile riapertura delle scuole e sulle condizioni di tale realizzazione.

La scuola nasce come luogo di apprendimento, ma anche come luogo di accoglienza e aggregazione. E’ una comunità e in quanto tale va garantito il diritto alla socialità. E la socialità non può avvenire attraverso la distanza.

Domandiamoci come stiamo, realmente. Come viviamo noi questo momento, cosa sta cambiando fuori e dentro di noi, cosa trasmettiamo ai nostri figli con gesti, parole, azioni e soprattutto con il nostro emotivo. Nessuno può avere la risposta giusta. Nessuno può arrogarsi un giudizio. Ognuno deve agire secondo il proprio sentire. Consapevoli, però, che lasceremo comunque una traccia nei nostri bambini. Sta a noi scegliere quale.