Ogni Paese ha una sua identità, un modo di essere diverso dagli altri. Un’identità scaturita dalla sua storia, dalle sue radici, dagli aspetti ambientali, culturali e relazionali dei popoli che vi abitano. E le decisioni di un Paese, soprattutto durante una crisi, rispecchiano questa identità.

In questi giorni, forse più che mai, è emersa l’evidenza che il bambino non è al centro del mondo dell’adulto. La nostra identità di popolo non presta attenzione al bambino.

Né al bambino reale né al bambino interiore.

Vuol dire che il bambino in tutte le sue sfaccettature non viene considerato: il bambino reale viene dimenticato, il bambino interiore allontanato, il bambino che vive nella creatività, nella fantasia, nell’immaginazione e nell’intuito è rifiutato, il bambino che rinasce nell’anziano è considerato un peso, il bambino che dà vita ai sogni, che vive nel presente, che esercita la meditazione, che sa ascoltare le proprie emozioni, che è capace di essere stesso è considerato un folle.

Non dobbiamo stupirci se in questi giorni il bambino è divenuto invisibile, ancor più di prima. In realtà non siamo mai riusciti a dargli davvero il posto che gli spetta. Ora è solo emersa in modo evidente questa incapacità adulta.

Se pensiamo a come facciamo fatica a rispettare il tempo del bambino fin dalla sua nascita, a come ci riesce difficile creare un ambiente educativo e scolastico adatto alla sua crescita e a come non riusciamo spesso a comprenderlo, forse capiamo che ciò che sta accadendo in questi giorni è solo la punta di un iceberg ben più grande. Che coinvolge tutti. E che richiama ogni adulto a ripensare profondamente al proprio ruolo educativo.

E anche alla propria vita di adulto. Che condiziona inevitabilmente il modo di vivere del bambino.

E’ ora di ritornare al bambino. Non possiamo più permetterci di non udire il suo grido di protesta. Se riusciamo a ritornare a lui, a vederlo, a considerarlo, a lodarlo, ad educarlo riusciremo a far emergere anche quella parte dell’adulto più creativa, più intuitiva e più profonda che ora giace sepolta sotto cumuli di ragionamenti contorti.

La figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro. (Maria Montessori)

Ci viene ormai facile non vedere il bambino. Perché la sua richiesta di un mondo alla sua altezza ci spaventa, ci fa perdere i nostri riferimenti, ci toglie certezze, destabilizza il nostro essere adulti. Non riusciamo ancora a comprendere che riuscendo a vederlo e a rispettarlo, riusciamo a divenire a nostra volta adulti ricchi e consapevoli. Ma dobbiamo prima innalzarci a lui.

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere 
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino” 

E’ ora di trovare il coraggio di andare a caccia del bambino. Dappertutto. In ogni aspetto della nostra esistenza. Di non allontanarlo più. La crisi di questo momento ci chiede di compiere un cambiamento. E questo cambiamento deve ripartire dal bambino. O non sarà mai un cambiamento vero.

Non aspettiamoci ancora una volta che questo cambiamento arrivi dall’esterno. Aspetteremo invano. Guardiamoci dentro, facciamo partire da lì la scintilla di un fuoco che può divampare in lungo e in largo.

Il senso della vita è dare senso alla vita.

Rudolf Steiner

Siamo qui per dare un senso alla nostra vita. E’ un compito immenso. Partiamo dal bambino che c’è in noi. Curando amorevolmente il bambino che è fuori di noi.

Elena Bernabè