Stiamo vivendo la quarantena. Un periodo di isolamento obbligato. Ormai dopo lo shock iniziale ci siamo abituati, chi più chi meno, a questa situazione. Ma ci siamo davvero resi conto di cosa sta accadendo dentro di noi in questo periodo sospeso?

Per comprendere il significato di un avvenimento è importante risalire alle sue origini, ai suoi simboli, al passato.

40 giorni era la durata dell’isolamento che dovevano rispettare le navi provenienti dalle zone colpite dalla peste. E da qui nasce il termine “quarantena”. Come se dopo questi fatidici 40 giorni tutto si poteva considerare purificato, cambiato, guarito.

Ma in realtà il numero 40 è molto di più…

E’ il numero dell’attesa, della prova, della preparazione a una nuova vita. E’ il numero principe del cambiamento.

E’ il tempo che ci è stato concesso per rinnovare la nostra interiorità. Un vero e proprio periodo di purificazione, di pulizia, di ordine. Di ritiro obbligato dal mondo perché altrimenti non potremo dedicarci a noi stessi. Non vivendo come prima.

40 giorni e 40 notti di intensa pioggia è il tempo del diluvio universale, 40 sono i giorni di digiuno che Gesù è chiamato a sostenere nel deserto. Il numero 40 appare innumerevoli volte nella Bibbia. Ricorre in periodi di prova, di raccoglimento in sé stessi, di preparazione ad un grande cambiamento.

L’inizio dell’età adulta avviene a 40 anni, come se fino a quel momento tutto sia stato sperimentato, vissuto e conosciuto per poterci dare la possibilità dopo i 40 di rinascere, di cambiare, di vedere con occhi nuovi. Di avere il bagaglio sufficiente per trovare la nostra strada.

E’ questo il pensiero di molte correnti filosofiche, psicologiche ed antroposofiche. Bernard Lievegoed, medico psichiatra, antroposofo e scrittore, nel suo libro “Crisi biografiche. Occasioni di vita” scrive che “la terza grande fase della vita – secondo il proverbio cinese, la fase nella quale si diventa saggi – comincia dopo i 40 anni”.

Questa quarantena, questo numero 40 nel suo valore più simbolico e profondo, ci invita a divenire saggi. E lo possiamo fare solo fermandoci e guardandoci dentro. Grazie a ciò che abbiamo vissuto, sperimentato, conosciuto e appreso prima di questo momento. Tutto ora ci ritorna utile per compiere un salto fondamentale. Verso la nostra saggezza interiore.

“Secondo R. Allendy questo numero segna il compimento di un ciclo, che non deve però portare ad una semplice ripetizione, ma ad un cambiamento radicale, ad un passaggio, ad un altro ordine di azione e di vita”. (Dizionario dei simboli, Jean Chevalier e Alain Gheerbrant)

Non possiamo fare altro che prepararci alla vita. Non a quella di prima, a una vita diversa. Abbiamo il tempo per riflettere, per meditare, per pregare e per cambiare. Per rimanere nel presente senza distrazioni, per ritornare alla semplicità, all’essenziale.

La quarantena non deve essere vista come un periodo di attesa passiva. Dobbiamo risvegliare in noi energie assopite, mutamenti pronti ad attivarsi da chissà quanto tempo, progetti dimenticati, sogni mai realizzati. E’ il tempo della vita. E la morte che ci tocca così da vicino ce lo ricorda oggi più che mai.

E’ il momento delle grandi domande e della nascita di nuove idee.

Nei popoli Altaici, popoli turchi che vivono in Siberia,  il quarantesimo giorno dopo la morte di un uomo “la vedova pronuncia la formula di rito, “Ora io ti lascio”, che la rende libera di convolare a seconde nozze.” (“Dizionario dei simboli”, Jean Chevalier e Alain Gheerbrant)

Dopo questa quarantena dovremo essere pronti a lasciare andare il nostro vecchio Io. A sposarci con un Io rinnovato, cambiato, diverso, nuovo.

In questi 40 giorni, gesto dopo gesto, pensiero dopo pensiero e intenzione dopo intenzione, dovremo pian piano spogliarci di ciò che non è più fertile e lasciare spazio al nuovo.

Sono 40 anche le settimane di gestazione, il periodo della gravidanza in cui l’embrione cresce nel grembo materno. E noi, come il piccolo d’uomo, siamo chiamati in questi giorni a stare a casa (che è come l’utero materno ben delimitato e sicuro), isolati, a nutrirci ben bene, a rilassarci, a vivere in un tempo sospeso, anche buio, che però ci sta portando a farci crescere e a cambiare. Come il feto dobbiamo imparare a galleggiare in questo tempo fluido.

Anche se noi non riusciamo a percepire questo grande cambiamento e abbiamo la convinzione che è tutto tempo perso, un immenso movimento si è attivato in noi. Grazie alla paura, al disorientamento, alla fatica, alla speranza, alla mancanza.

Tutti vissuti che ci portano ad affrontare nodi che non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare.

E’ tutta una preparazione per nascere ad una nuova vita. E’ in corso la nostra gestazione.

Elena Bernabè