Lasciarli andare non vuol dire amarli di meno

Quando il nostro bambino piange, scattano in noi delle emozioni viscerali per cui reagiamo come Superman di fronte ad un’ingiustizia. Partiamo in modalità protezione e, alle volte, non ci accorgiamo della situazione in sè. Ma ci sono tante situazioni diverse e va compreso il REALE bisogno del bambino, anche quello taciuto o “mal” espresso.

Vediamo alcune situazioni tipo:

Neonato che piange


Quando nasce un bambino, noi siamo la sua unica fonte di sopravvivenza. Questo fa sì che per alcuni bambini la separazione dalla madre sia totalmente inaccettabile, di conseguenza piange disperato, che è l’unico mezzo di comunicazione che ha a disposizione.
Il neonato che piange ha BISOGNO di cure. Che sia cibo, igiene, dolore o contatto, questo bambino sta esprimendo un bisogno primario, al quale è bene rispondere, perché così facendo trasmetteremo al bambino che siamo qui per lui, che lo amiamo, che non è solo. Sarà un bisogno che, una volta appagato, piano piano svanirà.

Bambino di 2 anni che piange perché non può fare qualcosa di pericoloso (es. tenta di infilare le dita nella presa )
Questo è un bisogno di esplorazione del bambino, ma non compatibile con l’incolumità, quindi di certo non si può permettere al bambino questo tipo di esperienza. Ma in questo caso, nessuno proverà dispiacere per il pianto del bambino, perché il divieto avviene per salvaguardarne la vita. L’accogliere questo bisogno sta proprio nella non concessione, nella protezione del bambino, ponendogli poi una giusta alternativa a quella determinata esplorazione.

Bambino di 4 anni che piange perché vuole stare solo con la mamma. Questo bambino ci sta comunicando qualcosa di molto più di un semplice bisogno. Questo bambino ci sta dicendo:”Mamma io ce la faccio senza di te?” È un bambino con una bassa autostima, con la paura di non essere capace. Probabilmente lo mostrerà anche in altri modi, ma questo potrebbe essere uno di quelli che più confonde o viene travisato. Da mamma ci verrebbe da dire:” Tranquillo bambino mio, non ti lascio mai” e ci si butta a fare mille giri per cercare di non lasciare mai il bambino se non quando strettamente necessario. In realtà così facendo non lo aiutiamo a prendere consapevolezza del fatto che è un bambino in gamba, capace, che ce la fa anche senza di noi. Che abbiamo fiducia in lui. Il più delle volte poi, privandoci noi di qualche cosa, che può essere il semplice fatto di andare a fare la spesa o una commissione o una cena, nutriamo un sentimento di rabbia o rancore nei confronti del bambino, vivendolo come la causa della nostra rinuncia e magari ci scappa anche di farglielo notare. Ed è un peso troppo grande per un bambino così piccolo. Lui può invece affrontare la separazione dalla mamma. Noi dobbiamo trasmettergli fiducia e tranquillità. Ne gioveranno la sua autostima, il rapporto madre/figlio e la serenità della mamma.

Bambino di 5 anni che vuole ancora attaccarsi al seno.

Questo bambino ci sta comunicando che vuole amore. Sta a noi fargli comprendere che l’amore della mamma non passa più attraverso quel gesto, ma esiste comunque. Che ci sono altri modi per stare insieme, che, anzi, l’amore è cresciuto nel tempo.

Bambino di 6 anni che piange per andare a scuola. Penso che sia capitato ad ognuno di noi di non voler andare a scuola qualche volta alle elementari. Accogliere questo bisogno, non significa far stare a casa il bambino ogni volta che lo chiede, ma permettergli di essere sincero e di non metterlo di fronte alla necessità di inventarsi malattie varie per stare a casa. L’idea potrebbe essere ” Tu non vuoi andare a scuola, ma io oggi devo andare al lavoro, quindi prendo atto di questo tuo desiderio e (nella settimana) mi organizzo per tenerti a casa un altro giorno.” Così si dà voce al bisogno del bambino, lo si accoglie, lo si aiuta nel momento di transizione ed egli comprende che può dirci come si sente perché verrà ascoltato.

La distinzione tra ciò che vedo e ciò che realmente il bambino vuole comunicare non è sempre semplice nè immediata, come abbiamo visto negli esempi precedenti. In alcuni casi ciò che dobbiamo fare è semplicemente “stare”, esserci, in altri invece dobbiamo comprendere che dietro quel “stai con me” c’è in realtà una richiesta di autonomia, di fiducia. Anche dare ali per volare significa ACCOGLIERE I BISOGNI.

Quando i bisogni vengono accolti, il bambino acquisisce certezze rispetto all’amore di mamma e papà, sviluppa l’autostima, la fiducia nell’adulto, la capacità di ascoltarsi, di esprimere le proprie emozioni.
Non è mai tempo sprecato, non sono vizi che vengono alimentati, ma occasioni speciali per crescere, per comprendere ciò che è importante: l’amore, l’ascolto, l’accoglienza.

E proprio l’ascolto e l’accoglienza del bisogno del bambino fondano anche le radici della sincerità. Un bambino non sarà portato a dire bugie, perché sa di poter trovare ciò di cui sente il bisogno. E’ certo che l’adulto abbia fiducia in lui, si sente compreso, ascoltato,per cui non ha necessità di mentire. Creare un rapporto di reciproca fiducia permette a noi e al bambino di vivere un rapporto trasparente anche in un’età in cui possono nascere momenti di incomprensione. Se pensiamo per esempio all’età adolescenziale, possiamo immaginare come sia difficile alle volte esprimere se stessi e il proprio sentire davanti a genitori ed insegnanti. Si vede spesso un muro generazionale fatto di incomprensioni, giudizio, mancanza di fiducia e di onestà. Ma se si cresce in un ambiente accogliente rispetto ai BISOGNI, quel muro piano piano si sgretolerà e il dialogo ricomincerà a fluire.

I nostri bambini diventano grandi e lasciarli andare non significa amarli di meno. Significa permettergli di avere ali per volare lontano, certi di avere un nido sicuro in cui rientrare qualora ne sentissero il bisogno. 

Educatrice Manuela Griso