La danza della realtà è il meccanismo del mondo che dà nascita a quel tipo di coincidenze che ti cambiano la vita per sempre; un po’ come quando incontri la persona giusta al momento giusto, come per magia. A questa danza degli eventi, Alejandro Jodorowsky (che ha compiuto 90 anni il 17 febbraio scorso) dedica un libro in cui ripercorre gli eventi della sua vita, a volte tragici, altre volte al limite dell’incredibile, alla ricerca di tutti questi passi di danza che hanno fatto della sua vita un’opera straordinaria, al servizio di un’arte che cura.

La danza della realtà

(Jodorowsky A. , La danza della realtà, Milano, Feltrinelli Editore, 2017.)

La Danza della Realtà

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La danza della realtà, l’autobiografia di un artista visionario

La danza della realtà è l’autobiografia di un artista eclettico che ha fatto dell’arte la sua ragione di vita. Alejandro Jodorowsky ha toccato praticamente a tutto: poesia, teatro, cinema, pittura, scrittura, musica,… Il suo contributo al livello artistico fu tale che nel 2002, la Francia gli assegnò la medaglia di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral, “per la sua indiscussa carriera artistica e per il contributo dato allo sviluppo della cultura nazionale e in altri paesi”.

alejandro jodorowsky

Stravagante e visionario, Jodorowsky ha esplorato l’arte sotto le sue mille sfaccettature e, in seguito  ai suoi errori (che gli fornirono la materia grezza per sviluppare la sua filosofia) abbozzò la definizione dell’atto poetico: “L’atto poetico, gratuito, avrebbe dovuto consentire la manifestazione in bontà e bellezza di energie creative solitamente represse o latenti dentro di noi. L’atto irrazionale era una porta spalancata sul vandalismo, sulla violenza. […] L’atto poetico doveva essere sempre positivo, cercare la costruzione, non la distruzione”.

Da quel momento, capisce che l’arte serve a costruire, guarire, innalzare la coscienza dell’essere umano, prigioniero da schemi rigidi, spesso tramandati dall’albero genealogico. Ecco che nell’intento di guarire, bisogna sospendere il giudizio permettendo all’arte di andare oltre i tabù culturali per incontrare l’essenza dell’animo umano: un animo nascosto nell’ombra, incatenato da tabù morali e culturali, che bisogna incontrare con coraggio superando la paura di riconoscersi nel suo riflesso.

Si potrebbe definire l’operato di Jodorowsky come folle o bizzarro, basta pensare al teatro panico degli albori che non lasciò nessun indifferente: o lo si amava, o lo si odiava. Ma nella follia, c’è una scintilla di saggezza che Jodorowsky ha saputo cogliere e mettere al servizio delle persone e dell’arte.

“Se l’arte non fa guarire, non è vera arte”

Le sue opere parlano all’inconscio, toccano il cuore, spesso mettono a disagio e ci scuotano nel profondo, ma è questo il loro intento perché l’arte per l’autore non è solo mero appagamento dei sensi, deve avere uno scopo: “Se l’arte non fa guarire, non è vera arte” dice nel suo libro.

E questa cura consiste spesso nel tendere la mano al nostro Bambino Interiore e ascoltare le sue urla, permettergli di arrabbiarsi, di piangere, di esprimere ciò che ha sul cuore, per poi accoglierlo tra le braccia e dargli quell’amore che gli è stato troppo a lungo negato e aiutarlo a guarire.

Ecco un estratto del film La danza della realtà, tratto dal libro omonimo.

L’arte intesa come via iniziatica

Nella sua storia, Jodorowsky non parla di fare arte, ma di essere arte. Ci mostra come lasciare l’ispirazione invadere l’essere fino a farsi esplodere gioiosamente in mille coriandoli colorati per poter creare un arte divina; parla dell’arte come via iniziatica alla comprensione dell’inconscio, alla guarigione dell’essere. Parla di un’arte sacra: che serve l’umanità e che attinge sia alla follia che alla saggezza; e per poterlo fare, bisogna conoscerle entrambe.

Ciò che possiamo dire di questa opera è che l’autore si svela con generosità, mostrando al lettore i suoi angeli e demoni e facendolo ci dimostra quanto ci è vicino, ad un livello profondamente umano. Le sue ferite somigliano alle nostre: quel bambino che non si sentiva amato dai genitori, deriso dai compagni di scuola, quell’artista fallito, quel padre timoroso e maldestro, mostra, senza giudicarle, le sue ferite, piccolezze e debolezze, e ci insegna con l’esempio come smettere di flagellarci per tutti i nostri fallimenti; perché al di là, c’è qualcosa di meraviglioso che ci aspetta, se avremo il coraggio di lavorare su di noi, ovviamente.

“Il poeta ci tende la mano per condurci oltre l’ultimo orizzonte, oltre la cima della piramide, in quella terra che si estende oltre il vero e il falso, oltre la vita e la morte, oltre lo spazio e il tempo, oltre la ragione e la fantasia, oltre lo spirito e la materia.”
(Alejandro Jodorowsky)

In questo libro, l’autore fa le veci dell’Eremita dei tarocchi di Marsiglia, che gli sono così tanto cari e ai quali ha dedicato un altro libro. Come un padre saggio che ha attraversato la propria ombra ed è giunto alla luce, ci prende per mano per mostrarci il suo vissuto, invitandoci ad imparare dai suoi errori e dai suoi successi. Insegna con l’esempio senza dirci cosa dobbiamo fare, portandoci a riflettere e a muovere i passi di quel cammino che è soltanto nostro e che nessun altro può percorrere a parte noi.

Hermite - tarot

In questa danza della realtà, Alejandro Jodorowsky ci invita a riconoscere e liberarci dai legami del passato che impediscono al nostro genio di manifestarsi nel mondo e ci spinge a fare della nostra vita la nostra più grande opera d’arte.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it

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