Spiritualità

Fate dell’acqua e folletti del bosco visibili solo a chi ha il cuore puro

Di Laura De Rosa - 10 Luglio 2025

Gnomi e fate nei boschi. Favole per i bambini? Non sembrerebbe visto che anni fa è stato addirittura aperto un fascicolo da parte del  Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – Corpo Forestale dello Stato intitolato proprio titolato “Gnomi e fate dei boschi” contenente informazioni, segnalazioni, materiale fotografico che attesta la presenza di gnomi e fate dei boschi.

In tutti i boschi d’Italia ci sono stati avvistamenti, specialmente in quelli lontani dalle città e poco frequentati dall’uomo, in questo articolo ci soffermeremo su di una regione particolare perché ricca di leggende che parlano di queste misteriose presenze.

Sono molto meravigliato di sapere che c’è gente che non ha mai visto uno gnomo, non posso fare a meno di provare compassione per costoro. Qualcosa non va. La loro vista non funziona bene.
(Axel Munthe)

Spiriti dei corsi d’acqua, gnomi, folletti, sono tante le creature fantastiche che abitano le aspre terre del Friuli Venezia Giulia, espandendosi in alcuni casi fino al vicino Veneto. Dalle Agane, ambigue ninfe protettrici dei corsi d’acqua, ai famosi Sbilfs, folletti di varie tipologie molto legati alla natura, ma anche terribilmente dispettosi con gli uomini, fino ad arrivare ai Guriuz. Scopriamo i segreti del piccolo popolo friulano.

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LE AGANE O AGUANE

disegno di fate

Le Aguane, o Aganis in friulano, sono ninfe-streghe caratteristiche della mitologia alpina, abitanti dei corsi d’acqua, dei ruscelli e dei fiumi, di cui sono protettrici. Alcune leggende le descrivono giovani e belle, in grado di urlare fortissimo, altre le vogliono anziane, furbe e malvage, facili da intravedere nelle notti di luna piena, durante le quali danzano vestite di bianco. Secondo alcuni racconti la loro esistenza sarebbe accertata da prove. Si narra, per esempio, che siano state avvistate spesso nel torrente Macilla a Chiusaforte, ma anche ad Andreis, San Daniele, Feletto.

C’è chi dice che un tempo fossero solite aiutare i paesani nei lavori domestici ma anche chi afferma seducessero i passanti per poi divorarli. A quanto pare hanno caratteristici piedi rovesciati all’indietro, oppure piedi di capra, anatra o gallina, schiene scavate, gambe squamate. Le Agane risultano diffuse, stando al folklore, non solo in Carnia ma anche in Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Cadore, e vengono chiamate a seconda della tradizione di riferimento, aganis, ogane, gane, acquane, longane e via dicendo. Queste ninfe assomigliano in parte a ondine, in parte a figure mitologiche germaniche e slave e talvolta il loro mito si confonde con quello delle Krivapete, altre creature tipiche delle grotte e delle montagne.

Stando ad alcune leggende, le Aguane erano donne morte di parto, ragazze morte in giovane età o ancora anime di bambine nate morte. Secondo altri racconti erano semplicemente donne dei boschi dedite a culti pagani, in ogni caso non umane. Secondo alcune storie insegnavano agli uomini attività come la filatura della lana e la caseificazione. Nei pressi di Verona, passando in Veneto, le aguane venivano chiamate Bele Butèle, Belle ragazze, e si diceva lavassero i panni delle persone e fossero addette ai pozzi, ma rifutavano i panni neri.

Eppure, come premesso, sono molte le leggende che le vogliono dispettose, cattive, pettegole, vendicative e in grado di portare sfortuna ai malcapitati, sebbene incapaci di uccidere uomini e animali. Per proteggersi da queste creature, in alcune contrade si usava metter fuori dalla porta un cesto di vimini per costringerle a riempirlo di acqua fino al sorgere del sole. I cesti di vimini difatti non possono essere riempiti perché non trattengono l’acqua, e in questo modo le Agane venivano raggirate dai paesani onde evitare che facessero danni. Il folclore racconta che le aguane abbiano smesso definitivamente di avere rapporti con gli umani dopo il Concilio di Trento.

Fate, gnomi e folletti
Timidi e discreti attendono di essere notati
A volte dispettosi forse un po’ contrariati
Quasi più nessuno gli crede.
Cercano un contatto e se ascoltati si palesano.
(Arianna Ambrosio)

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SBILFS E GURIUZ

Altre creature molto diffuse in Friuli sono gli Sbilfs, folletti dei boschi invisibili a chi non ha il cuore puro. Per vederli si dovrebbe indossare una corona di primule intrecciate facendo però attenzione a non farsi trascinare nel loro mondo. Si narra siano esseri pratici, molto attaccati alla natura, intelligenti, furbi, scattanti e burloni. Vivono preferibilmente negli anfratti, nei fienili, nelle case vecchie, nei boschi o nel terreno. Ognuno di loro si occupa di attività diverse, ci sono sbilf specializzati nell’aiutare le creature del bosco, altri che raccolgono frutti, altri ancora che amano stare in compagnia di insetti e altri animali.

Di Sbilfs ne esistono molte tipologie, dal Mazzarot, permaloso e dal manto mimetico, conosciuto perché fa perdere l’orientamento a chi calpesta le sue orme, al Massaroul, che si diverte a fare scherzi ai campeggiatori solitari. Poi ci sono il Gan, sempre pronto a porgere il suo aiuto ai passanti in difficoltà, tozzo e robusto, al Bergul, adornato di foglie e rami. Molto più cattivo il Cjalcjut, diavolo o stregone, simile all’Incubo, che ha la brutta abitudine di sedere sullo stomaco delle persone addormentate per impedire loro il respiro.

Il Licj è uno Sbilf che ama gli ambienti domestici. Molto dispettoso, le sue attività preferite sono scucire abiti e tende. Si dice abbia un aspetto trasandato e che ami mangiare polenta tenera con latte freddo. Un altro Sbilf domestico è il Brau o Braulin, che aggroviglia corde e lacci, è piccolo, scuro e abita nei villaggi.

Nelle stalle si possono trovare il Bagan, innamorato degli animali domestici, ma anche un tantino dispettoso con i contadini, mentre nei campi coltivati abita il Pavar, ghiotto di fagioli, molto rispettoso verso chi si rivela buono con le creature della natura. Zuan è invece lo sbilf girovago che ama raccogliere tutto ciò che trova e fare frequenti pisolini lungo i suoi viaggi.

A Ravinis, nella Valle di Paularo, le leggende parlano dei Guriuz, nanetti furbi e curiosi, a volte dispettosi, che abitano i luoghi meno accessibili della Valle. Chi avrà l’onore di incontrarli?

Oggi è un giorno perfetto per appoggiarsi a un albero e farsi raccontare quanti gnomi e fate si nascondono sotto le sue radici.
(Fabrizio Caramagna)

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Momenti propizi per entrare in contatto con gli spiriti della natura

bosco

Per entrare in contatto con gli spiriti della natura è bene attraversare boschi e montagne in silenzio e in modo rispettoso, essere pronti alla loro apparizione e favorirla mediante pensieri rivolti a loro. Possono mostrarsi all’improvviso oppure l’incontro può essere preceduto da rumori particolari. I momenti della giornata più favorevoli sono l’alba e il tramonto.

Per poterli percepire, però, la cosa più importante risulta essere la nostra apertura del cuore condita da un’assidua frequentazione di boschi e ruscelli. Solo stando a stretto contatto con la natura possiamo, infatti, riuscire ad avere un collegamento diretto con i suoi abitanti e a conoscerne il linguaggio.

Gli gnomi vivono dieci volte più velocemente degli esseri umani. Sono più difficili da vedere rispetto a un topolino che corre veloce. Questa è una delle ragioni per cui la maggior parte degli umani non li vede quasi mai. L’altra ragione è che gli umani sono molto bravi a non vedere cose che pensano che non esistono. E, dal momento che gli uomini ragionevoli pensano che non esistano cose come persone alte quattro pollici, uno gnomo che non vuole essere visto probabilmente non si vedrà.
(Terry Pratchett)

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Laura De Rosa

mirabilinto.com

Articolo aggiornato il 10-07-2025





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