I confini dell’Anima, nel tuo andare, non potrai scoprirli, neppure se percorrerai tutte le strade: così profonda è l’espressione che le appartiene.” Eraclito

Cos’è l’Anima? E’ possibile riconoscerla nel mondo esterno o è qualcosa che risiede dentro di noi?

Per James Hillman, psicoanalista e filosofo statunitense allievo della scuola junghiana, il giardino è l’anima. Tutto ciò che accade nel giardino è una metafora della vita psichica, un po’ come accade nella concezione giapponese che vede nel giardino e nei suoi cambiamenti uno specchio della psiche. Perché essa, secondo Hillman, non è affatto solo dentro la testa, come siamo soliti credere, ma anche fuori, è tutta intorno a noi. Ed ecco che un ciliegio diventa metafora di un aspetto della psiche e allo stesso modo una foglia che cade, un fiore che sboccia, un filo d’erba, un ruscello di acqua fresca e limpida che scorre tranquilla. Dice Hillman in un’intervista condotta da Silvia Rochey :“In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti – a disposizione di ogni anima che passa – dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l’interiorità dell’anima.”

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E’ oggi che si è perduta la capacità di parlare in un luogo, nell’antica Grecia questo non accadeva e lo dimostra il fatto che i dialoghi di Platone, come sottolinea Hillman, fossero sempre ambientati in luoghi fisici, collocati nello spazio, non solo nella mente. Hillman ritiene che il problema della sofferenza moderna non sia dovuto tanto ai cosiddetti traumi infantili ma all’assenza di Anima nella società, intesa come “fede nelle immagini e nel pensiero del cuore che porta a un’animazione nel mondo”. Assenza quindi di relazioni tra gli uomini a meno che non siano legate da interessi e profitti, assenza del pensiero del cuore di cui erano capaci i Greci che per l’appunto pensavano con il cuore.

L’anima di Hillman è più che una sostanza, una prospettiva, più che una cosa in sé, una visuale sulle cose. Questa prospettiva è riflessiva essa media gli eventi e determina la differenza tra noi stessi e tutto ciò che accade. Tra noi e gli eventi, tra l’agente e l’azione, c’è un momento riflessivo, e fare anima significa differenziare questa zona intermedia.”

Questa Anima secondo Hillman è profondamente connessa al mito, perché è proprio in esso che si manifesta. Riconoscendo il mito che ci agisce, è possibile ricostruire un rapporto con la realtà riuscendo in questo modo ad evitare le patologie dell’anima, in cui essa incorre quando sussistono problemi di adattamento. Riconoscere i miti fondanti della propria personalità diventa pertanto fondamentale così come integrarli nel lavoro dell’anima individuale.

L’anima nella concezione cristiana

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Cos’è l’anima per il cristianesimo? Padre Athos Turchi, docente di filosofia, la descrive in questi termini:

…L’uomo è una sostanza che si compone di anima e di corpo. L’anima è detta per l’uomo il suo principio vitale ed essenziale. Ora non è necessario che il principio vitale sia anche spirituale, come avviene per esempio negli alberi che se lo trasmettono naturalmente… L’uomo dunque unisce in sé due tipi di essere materiale e spirituale, l’elemento spirituale è detto anima. Ma intendiamoci, l’uomo non è un assemblato di due pezzi: anima e corpo, ma è una unità, un unicum.”

Francesco d’Alpa descrive l’anima rifacendosi alla concezione cristiana come “ciò che forma e informa il corpo, principio di moto e sede di tutte le facoltà spirituali, ovvero volontà, intelligenza, memoria, sensibilità.” Ma cosa la differenzia dallo spirito? Quest’ultimo a quanto pare indica l’aspetto immateriale dell’uomo. Noi abbiamo uno spirito ma non siamo uno spirito. Tuttavia il fatto di averlo è molto importante per la vita spirituale del credente perché esso permette all’uomo di relazionarsi con Dio. L’anima invece include sia la parte immateriale dell’uomo che quella materiale. Quindi l’uomo non ha un’anima ma è un’anima. Con questo termine ci si riferisce pertanto alla persona nella sua interezza, non solo durante la vita ma anche nel post-morte.

L’anima per Platone

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Nel Fedro, in particolare nel Mito della biga alata, Platone ci parla dell’anima suggerendo che le emozioni sono guidate dalla ragione, ovvero l’anima razionale, ma tuttavia sono importantissime e non vanno soppresse perché senza di esse la vita non procede, la biga senza cavalli, che rappresentano le emozioni, si ferma. Laddove c’è l’anima c’è vita perché l’anima è vita, è la conoscenza del cosmo essenziale, ed è anche immortale e indistruttibile in quanto incorporea, indivisibile, immutabile. Diverso è il corpo che è sensibile e divisibile dotato di forme molteplici a differenza dell’anima che ne ha una soltanto. Platone lo descrive come la prigione dell’anima che, nel corpo, risulta stravolta. L’anima sarà libera solo quando tornerà al mondo delle idee, dove non esistono limiti sensibili. La si può percepire nell'”aldiqua”? Difficile secondo Platone, solo pochi esseri come i filosofi possono riuscirci ma gran parte degli uomini sono destinati a ignorarla rimanendo prigionieri.

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it