Tradotto in oltre 220 lingue e dialetti, stampato in milioni di copie, Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupèry, pubblicato per la prima volta nel 1943 in lingua inglese, è uno dei libri più letti al mondo.

Il protagonista si è trasformato in un vero e proprio logo, emblema della solidarietà, dell’amicizia, della giustizia. Un racconto per bambini che parla anche agli adulti, intriso di spiritualità, secondo alcuni. C’è chi, nel racconto, ha persino individuato somiglianze con gli insegnamenti evangelici. E pensare che l’autore lo scrisse poco prima di morire nell’ultimo volo della sua vita, lasciando dette queste parole:

Sotto la minaccia della guerra, sono più nudo e più spoglio che mai. Assolutamente puro. L’altro giorno mi hanno sorpreso due caccia. Sono fuggito appena in tempo… Ma che solitudine spirituale. Se verrò abbattuto, non rimpiangerò assolutamente niente. Il termitaio futuro mi spaventa. Io, io ero fatto per essere un giardiniere”.

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In ambito religioso la leggenda del Piccolo Principe trova diverse interpretazioni. Don Andrea Lonardo, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Roma, sostiene che “la vita di Saint-Exupéry non si allontanò dalla professione di fede cattolica” a dispetto di ciò che si va dicendo sul suo conto, mentre lo psicoanalista Giacomo B. Contri afferma che il testo sia un sintomo della deriva culturale cattolica: “è un discorso al massimo livello, quello del Piccolo Principe. Vale più di un trattato di Kant. Per la corruzione che nasconde, è un modello esemplare. Si fa passare un messaggio religioso attraverso forme smussate, innocenti. Il messaggio è, però, quello di un pensiero legato al panteismo, legato a una forma di religiosità precedente al cristianesimo. “Tutto è mistero”, viene detto qui. Ed è di una gravità equivalente al dire che “tutto è grazia”. Esiste la grazia, quella lì. Non è vero che tutto sia grazia. Se esiste, è ben individuabile. I padri della Chiesa erano acuti”.

Contri attacca il libro definendo il suo autore un occultista che mostra solo ciò che gli va bene mostrare, nascondendo il contenuto, esattamente il contrario di ciò che accade nel cristianesimo. Insomma, ognuno ne fornisce interpretazioni diverse.

Come nasce il Piccolo Principe

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Le fonti sulla genesi del Piccolo Principe sono incerte: secondo alcune sarebbe nato per caso mentre Saint-Exupéry, a cena con l’editore Eugene Reynal, disegnò la silhouette del famoso protagonista. L’editore, entusiasta, gli propose di scriverci un libro. Secondo altre fonti già da anni l’autore pensava a una favola incentrata sulla storia di un bambino, forse ispirato a suo fratello François, soprannominato da Saint-Exupéry “il re sole”. Altre fonti suggeriscono che l’ispirazione fosse giunta dalla Sirenetta di Andersen, letta dall’amica Annabelle mentre Saint-Exupeéry era inchiodato su un letto d’ospedale. Al rientro a casa Annabelle continuò ad andare a trovarlo e in quel piccolo appartamento sarebbero nate fantasticherie di ogni genere. Il racconto venne dedicato all’amico dell’autore, Léon Werth.

Qualunque sia l’origine una cosa è certa: il Piccolo Principe nasce tra fiumi di caffè e fumo, rapidamente, ininterrottamente. L’autore, per i suoi disegni, si lascia ispirare da individui e animali in carne ed ossa fra cui si annoverano il figlio del filosofo De Konnick e il boxer di Sylvia Reinhardt. La stesura dura un’estate e una parte dell’autunno finché, nel 1942, il libro è pronto, consegnato all’editore Eugene Reynal.

Viene pubblicato il 6 aprile 1943, mentre Saint-Exupéry si unisce alle Forze francesi in Algeria. La prima edizione francese risale al 1946.

Il significato del Piccolo Principe

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Il Piccolo Principe non è una favola qualunque ed è il suo aspetto filosofico a sedurre gli adulti. Piccole perle di saggezza spuntano un po’ ovunque inducendo una riflessione sul senso della vita e sul valore dell’amicizia e dell’amore. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, suggerisce la volpe, come a dire che bisogna spingersi oltre le apparenze per “vedere” davvero. E’ lo spirito, guidato dal cuore, a creare legami e a scoprire incredibili connessioni. E lo spirito può fare a meno della materia, simboleggiata nel libro dalla corteccia del protagonista, che viene abbandonata senza rimpianto. Il ritrovamento della rosa richiede un sacrificio, la perdita del corpo avvelenato dal serpente.

Il viaggio del Piccolo Principe dura 1 anno prima che egli comprenda cosa prova per la rosa, che inizialmente definisce un po’ scorbutica. Lo spirito, invisibile agli occhi, è simboleggiato dallo sforzo di addomesticare, ovvero di creare legami. Secondo Adam Gopnik il testo parla di una storia di guerra in cui “le emozioni centrali del conflitto, l’isolamento, la paura e l’incertezza , sono alleviate solo da pensieri e da parole di amore”. In effetti l’autore scrisse il Piccolo Principe in uno scenario di guerra, che emergerebbe a detta di Gopnik tra le righe del libro, laddove Saint-Exupéry sembra mostrare un profondo senso di confusione e smarrimento a causa di ciò che è costretto a vedere e vivere quotidianamente.

La rosa secondo Gopnik, unico amore del protagonista, simboleggia la moglie dell’autore, che fu anche il suo solo amore, una donna vanitosa.

Attraverso i consigli della volpe, “se vuoi un amico addomesticami”, il Piccolo Principe impara a capire i sentimenti che prova per la rosa. Solo attraverso lo spirito riesce a percepire la singolarità delle persone perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it