E’ quasi scontato affermare l’importanza di un linguaggio affettuoso con i bambini perché siamo tutti consapevoli di quanto le parole possano far male. Tuttavia le abitudini sono dure a morire. Quante volte ci sarà capitato di riprendere i nostri figli con frasi spiacevoli: “non capisci niente, “sei imbranato”, “sei un disastro”. Affermazioni pronunciate per rabbia, istintivamente, magari seguite da ripensamenti e scuse.

Quando frasi simili vengono ripetute nel tempo rischiano di etichettare il bambino che penserà di essere proprio così. Stupido. Imbranato. Incapace. Lo sottolineano ormai molti psicologi ma non è necessario essere degli esperti per rendersene conto.

Il linguaggio che usiamo lascia un’impronta emotiva potente, sia in positivo che in negativo.

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L’educazione emotiva si occupa proprio di questo. Essere fermi senza bisogno di alzare la voce. Parlare con dolcezza. Sorridere. Non etichettare. Non incoraggiare la competizione. Tutte basi da cui partire. Lo sostengono diversi esperti fra cui la psicobiologa perinatale Vivette Glover, secondo la quale è già nell’utero materno che il feto diventa sensibile alle voci esterne. Ovviamente il feto non comprende ciò che si dice ma è sensibile alla carica emotiva trasmessa dal linguaggio.

La pensa in modo simile anche Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, che sul delicato tema ha scritto diversi libri. Pellai afferma che saper ascoltare è fondamentale per un genitore come riuscire a empatizzare con i propri figli, facendo ove necessario chiarezza. In base alle interazioni dei genitori, a ciò che dicono e fanno, il bambino sviluppa il proprio mondo emotivo. Ed ecco che se prova tristezza andrà confortato, se prova rabbia andrà contenuto, se prova paura andrà rassicurato. Idem per le emozioni positive, che vanno anch’esse condivise. Il problema dell’emotività nel bambino è dovuto alla sua incapacità di gestire le emozioni. Del tutto fisiologica perché sta imparando a conoscersi e a conoscere ciò che lo circonda. L’altro problema, decisamente più grave, è l’ignoranza emotiva dell’adulto. Molto diffusa a causa di un’educazione che privilegiava l’accudimento fisico. Come se il mondo emotivo non fosse altrettanto importante.

Quando non riconosciamo le emozioni il caos regna sovrano e questo crea disagio. L’eventuale rimprovero dell’adulto viene percepito come un giudizio riguardante non solo il comportamento sbagliato ma anche le emozioni connesse, eventuali bisogni e intenzioni, magari buone. Il bambino anziché sentirsi rassicurato, prova incertezza, spaesamento. Ecco perché oggigiorno si punta sempre di più sull’educazione emotiva, ovvero l’educazione al riconoscimento e alla gestione delle emozioni, che passa anche attraverso il linguaggio. Lavoro su se stessi che può essere fatto anche in età adulta ma con molto più sforzo. Prima si inizia, meglio è.

I consigli sono importanti ma vanno adattati al proprio stile di vita

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Tutto vero. Tutto Importante. Purché non si dimentichi che sbagliare è umano. Non possiamo pretendere di essere perfetti in qualunque circostanza, a volte è normale perdere la pazienza. L’idealizzazione è sempre insidiosa. Perché quando si inseguono modelli irraggiungibili si finisce per essere poco autentici. E questo porta inevitabilmente alla frustrazione con tutte le conseguenze che ne derivano.

A tal proposito molto interessante è il testo di Elisabetta Zocchi, autrice di “Non leggete libri per crescere i vostri bambini“, il cui scopo è sottolineare l’importanza di adattare qualunque suggerimento educativo alla propria famiglia, al proprio stile di vita, alle proprie convinzioni. Dice l’autrice: “Non si costruisce una relazione sotto dettatura, ma basata sull’amore, il coinvolgimento, la conoscenza, la scoperta reciproca e l’intesa fin dalla nascita“. Consiglio che tutte le mamme dovrebbero ricordare onde evitare il rischio di sentirsi continuamente inadeguate. E’ ovvio che una famiglia affettuosa e sensibile nei confronti del bambino ne favorisca lo sviluppo emotivo ma è importante che non si trasformi in un’eccessiva forzatura. Per evitare frustrazioni dovute all’incapacità di gestire in modo adeguato tutte le situazioni.

Ciò nonostante sarebbe sbagliato sottovalutare l’importanza dell’educazione emotiva che va curata, come ha suggerito l’ostetrico Michel Odent, regolarmente. Proprio come accade per le visite mediche. Perché il nutrimento, suggerisce Odent, non passa solo per l’alimentazione, gli abiti, i giochi, ma attraverso le emozioni, quindi il linguaggio e tutto ciò che le veicola.

Nel libro “Intelligenza emotiva infantile e giovanile”, Daniel Goleman spiega che i sì detti per stanchezza o disinteresse non hanno valore perché i bambini sanno distinguerli dagli altri. Di conseguenza la positività di facciata non è sufficiente a creare empatia con i figli, ci vuole reale interesse. Qualche suggerimento?

  • evitare gli ordini perché denotano fretta e poca partecipazione. Un suggerimento accompagnato da spiegazione, pronunciato con calma, può rivelarsi migliore di un ordine frettoloso
  • dare priorità all’ascolto dei bimbi dimostrando loro che ciò che ci dicono è importante
  • stabilire un luogo di decantazione della rabbia qualora il bambino faccia i capricci. In questo luogo l’emozione potrà essere scaricata
  • se è triste parlarne anziché cercare di renderlo allegro. La tristezza è un tabù ma va superato
  • aiutarlo a gestire le paure incoraggiandolo ad accettarle e a superarle

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it