Ho un bambino nella pancia. Anche se è la terza volta che mi capita non riesco ancora ad abituarmi a questo evento stupefacente e naturale allo stesso tempo.

Il mio corpo si è fatto contenitore sacro di vita, le mie vene pulsano un sangue diverso, il mio cuore batte il doppio… tutto concorre a custodire, proteggere e a far crescere questo piccolo nuovo granello di vita.

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Non considero l’avere figli come l’unico modo di essere felici! Si può essere genitore pur non avendo figli: il termine “genitore” infatti deriva dal latino “gignere” che significa “generare”. Ogni volta che creiamo qualcosa siamo i genitori di quel progetto, di quell’idea, di quell’avventura. Avere figli è una possibilità dell’essere genitori ma non è la sola e non è la più importante. Forse però, dal punto di vista materno, è la più corporea in assoluto!

I bambini arrivano non per completare una coppia ma, banalmente forse, per avere la possibilità di vivere la vita e non è un caso se arrivano solo figli maschi o solo figlie femmine e nemmeno il numero di figli che si ha è casuale: tutto ha un suo perché, tutto vuol insegnarci e comunicarci qualcosa. Nel mio caso sono arrivati tre bambini, ognuno con il suo bagaglio da portare nel mondo, ognuno con la sua missione di vita e ci voleva questa gravidanza per aprirmi porte mai conosciute, vie inesplorate, pensieri ed emozioni mai affrontate.

C’è chi diventa genitore di bambini una volta sola ma già gli basta perché da quest’esperienza ha già assorbito tutto, chi non vuole averne più d’uno perché anche se ne sente il desiderio ne è spaventato, chi invece sente il forte richiamo di averne due o tre o anche di più per riuscire a captarne i segnali più profondi. Nessuna scelta è sbagliata perché nasce una decisione dettata dal nostro cammino di vita quindi come tale va accolta e compresa!

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Se però non hai vissuto bene la tua gravidanza, riflettici! Forse c’è un messaggio che ti è stato inviato ma che non hai colto! Non serve avere un altro bambino per poterlo fare, basta la tua consapevolezza!

“Se tornassi indietro, invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.”
(Erma Bombeck)

Io mi sento proprio così, in collaborazione con il Creato per la realizzazione di un’opera formidabile! Avere un “corpo occupato” non solo da te non è una cosa sempre semplice, è necessario riuscire a sintonizzarsi con questa piccola anima che vuole sbocciare per poter vivere quest’esperienza in modo sereno e oggigiorno questa sintonizzazione non è sempre facile! Ci vuole tempo, volontà, silenzio e pace: tutte cose spesso difficili da vivere ma necessarie per poterci gustare appieno il nostro essere portatrici di vita!

“Di solito sostengo che le donne incinte non dovrebbero leggere libri sulla gravidanza e il parto. Il loro tempo è troppo prezioso. Esse dovrebbero, piuttosto, guardare la luna e cantare per il loro bambino nel grembo materno.”
(Michel Odent)

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Abbandonate la paura e tramutatela in preparazione consapevole per uno dei rari eventi che vi metterà in collegamento con il divino, vivete la vostra pancia come l’evidente manifestazione del vostro essere Dea, seguite finalmente quella vocina che è il vostro istinto che tutto sa ma che non ha più spazio e voce per poter emergere, fate emergere il silenzio esteriore e immergetevi nella pace interiore, accogliete ogni segnale del vostro corpo come una comunicazione speciale per voi e comunicate con il corpo, l’anima, i pensieri e le parole con il vostro bimbo che già vive in voi e attraverso di voi!

Ho un bambino nella pancia ma è anche in ogni singola altra parte del mio cuore, occupa i mie pensieri, i miei movimenti, le mie gioie e i miei dolori ed io non posso far altro che essere onorata di avere questo speciale ruolo di mediatrice di vita, m’inchino all’anima che ci ha scelti e torno a gustarmi ogni attimo di questo meraviglioso periodo di generazione…

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Elena Bernabè