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I fiori parlano: scopriamo il loro linguaggio e come connettersi con essi

Di Laura De Rosa - 9 Maggio 2016

Forse il libro che più di ogni altro ha aperto le porte del meraviglioso universo floreale al grande pubblico è stato “Il linguaggio segreto dei fiori” di Alba Mantovani, in cui l’autrice svela simbologie universalmente note, altre decisamente insolite. I fiori, come d’altronde le piante, sono infatti esseri sorprendenti, con cui comunicare è possibile purché si adotti un punto di vista più ampio. Noi esseri umani, tendenzialmente antropocentrici, crediamo di essere gli unici a comunicare in modo evoluto, attraverso un linguaggio articolato. Ne siamo certi? E se le piante, inclusi i fiori, avessero un modo tutto loro di “parlare”? E se nel loro linguaggio segreto si scambiassero informazioni più preziose delle nostre chiacchiere quotidiane? Potrebbero persino essere telepatici. Chi può saperlo!

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Dato che sono irresistibilmente attratta da ciò che non capisco, dall’ignoto, mi sono chiesta più volte se ci fosse un modo per connettersi con i fiori e con le piante. E curiosando qua e là ho scoperto che quando ci si avvicina a un fiore è indispensabile lasciar andare i pregiudizi, la razionalità. Se i fiori non ci capiscono, è perché parlano un linguaggio profondamente diverso dal nostro. Ma per fortuna ne esiste un altro che è universalmente noto, il linguaggio del cuore.

Sembra proprio che esso non abbia confini e che tutte le creature riescano a comprenderlo senza bisogno di parole o intermediazioni di alcun tipo. La mia amica Cecilia Lattari, erborista piena di risorse, nella sua “Casa Edera” scrive: “Prova ad uscire di casa con un taccuino, e vai in un parco, in campagna, oppure a fare una passeggiata in un bosco. Se vedi una pianta che ti colpisce, avvicinati a lei, e osservala bene. Da vicino. Prova a conoscere la tua piantina attraverso il tatto, la vista, l’odorato. Magari disegnala sul tuo quaderno: così la osserverai ancora meglio, e vedrai tutti i suoi dettagli. Ritroverai in lei la forma fedele della sua anima. Per mettersi in comunicazione con una pianta, dobbiamo abbattere le nostre difese: entrare in contatto con un altro essere vivente, di una specie diversa, implica lasciare da parte la parola-il nostro primo veicolo di comunicazione-e anche i gesti, le espressioni del viso. Dobbiamo metterci su di un livello diverso, che a me piace chiamare di dedizione. Arrendersi, senza colpo ferire. Accogliere, osservare, imparare. Dentro ad un fiore c’è un mondo intero!”. Ho seguito il suo consiglio, mi sono avvicinata ai fiori in silenzio. Che mondi meravigliosi si schiudono osservandoli.

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Ogni fiore cela delle qualità, ci sono specie più cocciute, altre resistenti, alcune delicate, altre ancora solitarie o più socievoli. Ma come connettersi con esse? Cecilia consiglia di imparare l’arte dell’ascolto: “Prima di parlare, ascolta.” Ascoltare sembra una cosa scontata, facile, ma non lo è affatto perché richiede umiltà. E non solo. La difficoltà maggiore, anche quando tutt’intorno regna il silenzio, è sospendere i pensieri. Se la mente è affollata, non c’è spazio per nient’altro. Ti dice qualcosa la parola “meditazione”? Ebbene sì, essa può esserci d’aiuto perché solo nel silenzio interiore la voce del cuore può risuonare, connettendoci con altre forme di vita, inclusi i fiori. Il linguaggio dell’amore è universale.

Esperimenti sul linguaggio delle piante

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Proseguendo nelle ricerche mi sono imbattuta in diverse teorie sul linguaggio delle piante. Per esempio sono in molti a credere che le piante, non potendo spostarsi, vivano in uno stato di accettazione profonda e che siano in grado di provare emozioni. Sono stati addirittura effettuati alcuni esperimenti tesi a dimostrarne la veridicità. Basti pensare ai famosissimi video di Cleve Backster che, negli anni 60, riuscì a dimostrare che le piante, oltre ad emozionarsi riconoscono le intenzioni. Backster attaccò un poligrafo alla foglia di una pianta accorgendosi che quando essa veniva minacciata, il poligrafo segnalava una resistenza elettrica. Questo significava che la pianta percepiva la minaccia. Bastava pensare di farle del male per provocare una reazione. Allo stesso tempo se il pensiero veniva ripetuto più volte senza metterlo in atto, la pianta smetteva di “provare paura”, accorgendosi del trucco.

Backster effettuò numerosi esperimenti simili: un giorno per esempio volle scoprire l’anno di nascita di un giornalista che era andato a fargli visita e per riuscirci collegò un galvanometro a un filodendro. A quel punto elencò diversi anni di nascita a cui il giornalista doveva rispondere sempre “no”. Una volta esaminato il diagramma finale, Backster scoprì che la pianta aveva percepito il no fasullo, ovvero quando il giornalista aveva appositamente mentito sebbene la data fosse corretta.

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Le ricerche di Backster ispirarono altri studiosi, fra cui Sir. Jagadish Chandra Bose, secondo il quale alcune musiche facevano crescere più rapidamente le piante. Anche nella comunità di Damanhur, a partire dal 1976, sono state effettuate numerose ricerche sulla musica delle piante ed è stato formulato uno strumento in grado di trasformare le variazioni elettromagnetiche della superficie delle foglie e delle radici in suoni, disponibile oggi al grande pubblico. Da anni inoltre la comunità organizza i “concerti delle piante”, in cui musicisti e melodie prodotte dagli alberi si intrecciano per dare vita a spettacoli unici nel loro genere.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it





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