Educazione

Ascoltare il bambino senza pregiudizio: consigli Montessori

Di Manuela Griso - 19 Febbraio 2026

Catene invisibili ci tengono ancorati ad un modo ormai obsoleto di vivere le situazioni.

Ciò che più ci frena nel cambiamento evolutivo è di probabilmente il legame con la nostra infanzia, il vissuto intimo che ci lega alle origini, il legame ancora forte con i nostri genitori. Le difficoltà che c’erano allora però non sono le stesse di oggi. In un confronto tra generazioni si comprende come sia cambiata l’istituzione della famiglia, le sue regole interne. Se prima avevamo una famiglia patriarcale dove tutte le decisioni passavano dal padre ora, statisticamente parlando, ciò si è andato a perdere ed entrambi i genitori hanno la stessa responsabilità sui figli.

Non è però cambiato molto il modo di intendere la vita del bambino. Ancora oggi si sentono frasi come: “piantala di fare sceneggiate!” davanti ad un bambino che piange; oppure ancora: “se non la smetti ti meriti due sberle” o “mangia senza sporcarti” “non toccare, non fare...” e così via. Le parole rivelano molto del vissuto di chi le pronuncia e chi si approccia all’infanzia ancora con queste frasi forse non ha ancora capito il senso autentico del gioco del bambino.

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.”

(Maria Montessori)

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L’ascolto come atto di rispetto

bambino con madre

Le insicurezze legittime di ogni genitore, soprattutto con il primo figlio, e il bambino che è in noi con le sue perdite e le mancanze subite da piccolo emergono con prepotenza quando si diventa mamme e papà e vengono attirati tutti i consigli (spesso non richiesti e superati) di mamme, zie, nonne e via dicendo.
E così si resta inchiodati in vecchi sistemi che ritengono il bambino un essere da costruire in cui infilare tutto ciò che ci passa per la testa. E purtroppo spesso ci si riesce pure.

Maria Montessori già nel 1900 tentò di rivoluzionare il modo di vedere il bambino poiché il pensiero rivoluzionario fu quello di considerare il bambino non inferiore all’adulto ma al suo pari, una persona cioè dotata del medesimo valore, con tutto il rispetto, l’attenzione e lo sguardo interiore che questo comporta.

Vedere il bambino per ciò che è vuol dire ascoltarlo con rispetto, in ogni sua singola manifestazione e dargli una risposta adulta non dettata dalle nostre fragilità ma dalla nostra presenza salda, accogliente e ferma.

I suoi capricci divengono così una richiesta di aiuto, di attenzione, una domanda mascherata, un dettaglio da cogliere per un disegno più grande.

“L’adulto deve rinunciare anzitutto ad essere verbalmente e praticamente il despota cui il bambino deve obbedienza con la pretesa che la mente infantile si formi secondo un piano stabilito a priori.”

(Maria Montessori)

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Superare giudizi e aspettative dell’adulto

neonato

Il bambino, con il suo linguaggio e comportamento senza filtri, ci mette a dura prova, fa emergere fantasmi del passato dell’adulto, riapre ferite mani chiuse per davvero, ci porta a contattare parti buie di noi stessi. E noi reagiamo a queste prove con giudizi e aspettative che non nutrono lo sviluppo del bambino ma lo annientano.

Per riuscire a vedere il bambino con il cuore aperto è allora importante compiere un grande lavoro di autoeducazione di noi stessi, guardare al nostro fastidio senza agirlo nel mondo, soprattutto con i bambini, fare un passo indietro per conoscerci meglio, chiedere aiuto prima di raggiungere livelli di stanchezza e incomprensione tali da svuotarci interiormente. Compiendo questo lavoro di crescita personale aiutiamo noi stessi e il nostro bambino a vivere con maggiore serenità, chiarezza e leggerezza.

“Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.”

(Maria Montessori)

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Educare con presenza e consapevolezza

Mano di un bambino

Educare un bambino è tanto semplice quanto complesso. Basta spogliarci di tutti i nostri non risolti e stare nella presenza autentica, senza ricorrere a scuse, a fughe, a distrazioni che riempiono in modo provvisorio quel vuoto educativo che percepiamo, causato solo dai nostri lati non affrontati.

Allora il nostro bambino può divenire un’occasione preziosa di crescita: cresciamo lui, crescendo noi. In uno scambio energetico senza eguali. Fermiamoci, quindi, a domandare cosa ci sta muovendo dentro con il suo atteggiamento, le parole, lo sguardo, togliamoci di dosso i sensi di colpa, i vorrei, le aspettative. Guardiamoci dentro, per poter vedere realmente il bambino che abbiamo di fronte.

Vivere Montessori vi augura di non restare incatenati ai fantasmi del passato, a retaggi culturali superati o superabili, ma di guardare con occhi nuovi il bambino per poter veramente dare vita ad un mondo nuovo, un mondo giusto.

“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.”

(Maria Montessori)

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Articolo aggiornato il 19-02-2026

Educatrice Manuela Griso 





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