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Mia sorella ha dato alla luce da poco una bellissima bambina. Mi sono recata in ospedale a trovarla poche ore dopo il parto, titubante però di questo mio gesto pochè avrei preferito lasciarle in pace e attendere il loro ritorno a casa.

In ospedale ho rifiutato di prenderla in braccio. Un rifiuto forse non capito, se non dalla nuova arrivata! Dietro quel rifiuto però ci sono mille perchè…

Il travaglio e il parto sono momenti sacri e come sacri dovrebbero essere vissuti e rispettati. L’ospedale classico purtroppo non rispetta questa sacralità. Non vi sono luci soffuse, musiche melodiose, parole bisbigliate, candele accese e dolcezza di comportamento e di pensiero. Dominano purtroppo la fretta, il rumore, luci abbaglianti e spesso manca anche la cordialità. Vivere questa mancanza di rispetto del sacro è già di per sè avvilente.

Anche gli orari di visita rispecchiano spesso questa situazione. Parenti e amici che si ritrovano intorno a mamma e bambino desiderosi di far festa, parlando ad alta voce, sballottando la nuova arrivata di in braccia in braccia per avere la foto del momento. Tutto ciò viene fatto seguendo la scia dell’entusiasmo e della felicità per il lieto evento dimenticandosi però della sacralità del momento.

Nessuno riesce a mettersi nei panni della neo mamma che forse in quel momento vuole sì calore e vicinanza ma non invadenza. E si fa ancor più fatica a mettersi nei panni del piccolo appena arrivato che non ha certo bisogno di essere preso in braccio da tutti e disturbato con flash, rumori e caos.

a newborn baby's feet

La mamma e il suo bimbo si sono appena divisi, devono elaborare questa separazione e riformare una relazione esterna al grembo materno, devono vivere vicini l’una all’altro, riposare, conoscersi, viversi la loro relazione.

Se vogliamo poi parlare di sacralità vera e propria, il bimbo appena nato è come se arrivasse da un mondo a noi sconosciuto, dovremo inchinarci al suo mistero, toccarlo con grazia o non toccarlo affatto perchè lui non ne ha bisogno, non è una sua necessità… forse è più una nostra. Spesso mettiamo il nostro ego dinnanzi a tutto e non ce ne accorgiamo nemmeno.

Ecco perchè non ho preso in braccio la mia nipotina nata da poche ore. Ho preferito rispettare la sua sacralità, attendere per poterla coccolare, inchinarmi al suo mistero. Avrei voluto conoscerla a casa sua e non in ospedale, sarei entrata in punta di piedi nella stanza matrimoniale di mia sorella, avrei visto luci soffuse, avrei respirato la magica atmosfera creata dalle candele accese, mi sarei deliziata delle melodie dolci che ondeggiavano per tutta la casa, mi sarei gustata il prezioso e rispettoso silenzio, la calma di questi primi giorni di vita che fa stare tutti e tutto immobile e le avrei osservate con un sorriso commosso.

appena nata

Purtroppo non è stato così e il minimo che potessi fare è non prenderla in braccio appena nata…

Elena Bernabè

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