La perdita di un figlio è qualcosa di straziante, nessun genitore dovrebbe mai assistervi, eppure accade che piccoli angeli raggiungano il cielo prima del previsto. Ci sono mille motivi, ma forse il peggiore è quando accade a bimbi che non hanno mai neppure aperto gli occhi, non hanno udito il loro primo vagito.

bambino non nato
“Bambino non nato” di Martin Hudáček

La morte perinatale è una morte che prende alla sprovvista, le emozioni che prova ogni donna sono diverse ma solitamente si può provare un senso di smarrimento di colpa, una protezione che non è riuscita a dare, una mancanza… ma non è così. Semplicemente accade. E dopo che il dottore formula queste parole: “Mi spiace, non c’è più battito”… allora il mondo crolla addosso, e come se non bastasse arriva anche la beffa, se il piccolo muore entro il primo trimestre la mamma deve subire un raschiamento, a meno che non espella il feto in maniera naturale con un aborto spontaneo, ma se l’assenza di battito si scopre dopo la 16 settimana allora la mamma deve partorire il piccolo, deve soffrire fisicamente oltre che mentalmente, deve “staccarsi” da lui… o lei. A volte si ricorre al cesareo ma i medici lo sconsigliano, è sempre un intervento e per la mamma è più rischioso e più lenta la guarigione.

Quando non sente più il cuore del bambino è come se un sasso enorme si posiziona sulla bocca dello stomaco, come se il più grande pugile del mondo abbia sferrato il suo colpo micidiale. Eppure ogni genitore in quel caso deve prendere delle decisioni. Non facili, ma necessarie.

Per fortuna ci sono associazioni che aiutano i genitori proprio in queste situazioni, come l‘associazione fondata da Claudia e Alfredo che hanno perso il loro secondo bimbo alla 38° settimana di gestazione: CiaoLapo Onlus che si prefigge il compito di fornire ai genitori in lutto un aiuto integrato (medico, psicologico e pratico) e un supporto psicologico qualificato.

Morte perinatale: cosa fare?

L’associazione spiega molto bene cosa fare, come comportarsi in tutti quei momenti prima e dopo la nascita del bambino.

Alcuni genitori preferiscono non avere contatti con il bambino, ma spesso poi se ne pentono, ma è normale provare rabbia, dolore e confusione in questi momenti. Ci sono poi quei genitori che invece preferiscono creare una sorta di album dei ricordi, con impronte di mani e piedi, ciocche di capelli, certificato di nascita, tutina e foto.

Alcuni genitori decidono di fotografare la loro famiglia, tutti insieme come a fissare il momento, per non dimenticarlo, come hanno fatto Emily McClearen e suo marito Richard Staley. 

Monroe Faith

La loro storia è di quelle che fanno male al cuore, la piccola Monroe Faith è morta a causa del cordone ombelicale stretto intorno al collo. Il caso vuole che, dopo il parto cesareo, i genitori abbiano incontrato Natzic Villatoro, una fotografa specializzata in fotografie particolari di persone che lei immortala in quelle che chiama “forever life sessions” (sessioni di vita eterna), il suo lavoro avviene con persone in circostanze molto particolari e le aiuta a stabilire dei ricordi che dureranno tutta la vita. Solitamente sono malati terminali, o appena guarite da una malattia, o che stanno vivendo con un disturbo.

Villatoro spiega il suo punto di vista:

La gente pensa che sia morboso, ma non è così. Al funerale è come se ci fosse la nebbia. Nessuno si ricorda niente dopo e con i bambini nati morti è la stessa cosa”.

La coppia ha così scattato queste foto della loro figlia, commoventi attimi vissuti insieme, anche se pochi istanti sono comunque ricordi che dureranno per sempre. E questo è quanto sostiene anche l’associazione Genitori di una stella che attraverso il ricordo vuole aiutare i genitori a superare questi momenti. Con la giornata mondiale della consapevolezza sulla morte perinatale, il 15 Ottobre, si vuole sensibilizzare tutti per affrontare al meglio il lutto per la perdita di un bimbo, che si allontani lo stereotipo della frase “sei giovane ne avrai altri” perché quel bambino non potrà mai essere sostituito, non sarà mai dimenticato ed è di aiuto ricordarlo con foto e oggetti.

Di seguito le foto della piccola Monroe Faith con i suoi genitori Emily e Richard.

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Voi trovate giusto che le sue foto siano di dominio pubblico, postate sui vari social? I genitori pensano di si, che sia giusto e lo pensa anche Freda Wasserman, che dirige un centro per supportare i genitori in lutto:

“Questa era lo loro figlia, un membro della loro famiglia, anche se non ha avuto l’occasione di tornare a casa con loro

Secondo Freda è un modo per elaborare il lutto, per non essere isolati, per catturare empatia, tutte cose di cui una coppia ha bisogno, ha bisogno di gente che le stia vicino e che ammiri insieme a loro la loro bambina che non piangerà mai.