L’episiotomia è un intervento chirurgico effettuato durante il parto: è un vero e proprio taglio a livello del perineo (lateralmente alla vagina) per poter così allargare il canale del parto.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera questa operazione “dannosa, tranne in rari casi“.

Eppure questo intervento viene fatto di prassi in molti ospedali italiani.

Con questo intervento si evitano le piccole lacerazioni che possono avvenire durante la fuoriuscita del bambino ma l’episiotomia è più profonda perchè va a recidere anche il muscolo del perineo.  La guarigione risulta così molto più lunga e dolorosa: per ricominciare a camminare e a sedersi come prima del parto ci vuole circa un mese. Per ritornare ad avere un’intimità col proprio partner molto di più.

Le lacerazioni naturali sono invece più superficiali, meno dolorose e guariscono prima.

Serena Donati, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità  e responsabile per le linee guida in materia di nascita e maternità spiega che “l’episiotomia non aiuta in alcun modo l’esito del parto, non migliora la salute della mamma e del bambino e deve essere una pratica di emergenza da eseguire solo con una sofferenza fetale grave”.

L’episiotomia dovrebbe essere effettuata nel 5% dei casi: in realtà riferendoci ai dati del 2002 si arriva al 60% nel nord e al 70% nel sud. Purtroppo non ci sono dati più aggiornati.

Fonte: Repubblica.it

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