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Le offese: vere e proprie ferite dell’anima

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ragazzo dispiaciuto
Credit foto ©Pexels

Ci sono esperienze che lasciano un dolore non visibile, non palpabile ma ugualmente molto profondo e indelebile: sono le offese, vere e proprie ferite della nostra anima.

ragazzo dispiaciuto
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Nascono solitamente dall’odio, dalla rabbia o dalla paura e vengono riversate sugli altri con parole o azioni finalizzate ad umiliare chi le riceve. Tutti conosciamo bene il grandissimo potere delle nostre parole: sappiamo che possono consolare oppure ferire e per questo abbiamo la responsabilità di ogni singolo termine che pronunciamo. Prima di farle uscire dalla nostra bocca o dalle nostre mani (perché le parole sono molto potenti anche se sono solo scritte), dovremo essere ben consapevoli dell’effetto che producono nell’altro che le riceve e anche della loro utilità sociale.

Le frasi tossiche da non dire ai bambini

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Il linguaggio fatto di parole… questa grande capacità che fa di noi degli esseri umani. L’unica capacità che ci distingue dagli animali in modo inconfutabile. Una meravigliosa forma di comunicazione che può essere però un’arma a doppio taglio. Da un lato la grande possibilità di comprendersi, di spiegarsi, di raccontarsi, dall’altro la pericolosa potenzialità di ferirsi, offendersi, colpirsi. Perchè le parole feriscono… a volte più di una sberla. Si insinuano inconsapevolmente nella mente e nel cuore e iniziano a distruggere una parte di noi. Ed ecco che tutte le volte che si dice: “Non sei capace!” “Faccio io!” “Non capisci” “Lascia stare che non ci riesci” andiamo a colpire l’Io del nostro bambino in modo irreparabile. Le parole possono essere una grandissima arma per infondere fiducia, accrescere l’autostima, dimostrare l’amore e il rispetto, ma anche l’esatto opposto.

Impariamo a parlare poco per non disperdere energia preziosa!

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“Di notte, più del canto dei grilli, mi impressiona il silenzio di milioni di formiche che ascoltano”
Tudor Vasiliu

Parlare di meno ed ascoltare, ascoltarci, di più è un esercizio che tutti dobbiamo praticare quotidianamente. Le parole sono importanti per comunicare ma ne facciamo un abuso spropositato, abbiamo superato il limite del sano uso delle parole, siamo giunti al punto che non riusciamo più a stare in silenzio e che quest’ultimo, il sacro e prezioso silenzio, non deve esistere ma deve essere annientato anche con le parole più inutili e insignificanti.

Gravidanza e vita intrauterina: le esigenze del bambino silente secondo il pensiero Montessori

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La Gravidanza dovrebbe essere il periodo migliore della vita di una donna, se non per la magia del dare la vita ad un altro essere umano, almeno per tentare di passare emozioni positive a quell’esserino che portiamo dentro di noi. Il primo ambiente che il bambino conosce è l’utero materno. Un ambiente che dovrebbe essere accogliente, caldo, avvolgente, protetto. Al suo interno il bambino percepisce suoni e rumori. Si è visto come questo ascolto porti nel bambino una vita intrauterina paradisiaca o infernale, la quale può comportare poi disturbi psichici importanti nell’età adulta. Mi spiego meglio…

“In bocca al lupo”: il più bell’augurio che si possa fare!

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Solitamente diciamo “In bocca al lupo” a chi deve sostenere un esame scolastico, una visita medica o comunque deve affrontare una qualche difficoltà o prova della vita. E’ un modo per augurare che tutto possa andare bene, nel migliore dei modi.

Ma vi siete mai chiesti il vero significato di questo augurio? Purtroppo non abbiamo mai l’abitudine di andare in profondità delle cose, la nostra curiosità è spesso arrugginita e non ci fa spingere più in là della comoda ma improduttiva pigrizia. E’ proprio per questo motivo che a questo augurio  siamo soliti rispondere con la classica risposta “Crepi!”.

Quanto sono importanti le parole che usiamo? – Video virale –

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Questo video sta facendo il giro del web.

Un cieco è seduto sul marciapiede e chiede l’elemosina. Nessuno però gli fa caso ed uno solo si ferma per dargli qualche spicciolo.

Ad un certo punto una ragazza gli passa davanti ma poi ritorna da lui. Non gli dà denaro ma prende il cartello dove lui aveva scritto “Sono cieco, aiutatemi” e ci scrive altre parole. Da quel momento in poi tutto cambia: le persone si fermano e lo riempiono di monetine.

Le parole hanno un potere sorprendente, basta saperle usare nel modo giusto al momento giusto.