“Cara mamma,

è passato molto tempo da quando mi tenevi accoccolata nelle tue braccia e ti prendevi cura di me, curavi le mie ferite. Molto tempo. Ma ora, quando cado e mi faccio molto male, sono in grado di curarmi da sola; e quando ce n’è bisogno so anche prendermi cura degli altri perché ho osservato ogni tuo gesto, ho ascoltato ogni tua parola e ho preso nota di tutto tentando di migliorare la tecnica che avevi ricevuta dalla nonna e che avevi migliorata a tua volta.

Lo sai, non mi è mai piaciuto essere uguale a te, anzi! Ho sempre avuto la spinta a fare il contrario di quello che mi dicevi. Mi hai sempre detto che ero ribelle, che facevo soltanto di testa mia, ma la mia non era ribellione: era un genuino desiderio di libertà. Ma non ti preoccupare per me perché anche se vivevo il mondo a modo mio, nulla di te mi è sfuggito e ho fatto tesoro delle perle che seminavi qua e là.

Molto tempo è passato dicevo, e sono cresciuta, sono diventata una donna diversa da quella che sognavi quando ero nella tua pancia. Non ricordo nulla di quel periodo in cui io e te vivevamo in totale simbiosi, ma di tutto questo ti ringrazio. Ti ringrazio per avermi accolta dentro di te, per avermi tenuta con te, per avermi messa al mondo regalandomi il dono più grande che un genitore può dare al suo bambino: la vita. È un dono prezioso, unico, e ti prometto che ne avrò cura.

Hai fatto del tuo meglio durante quegli anni in cui mi hai insegnato a camminare (e a cadere) nel mondo. So che questi anni sono stati molto difficili per te perché col mio arrivo sei diventata madre per la prima volta. E da allora, sono state molte le prime volte che hai vissuto assieme a me: le prime notti senza chiudere occhio, le prime preoccupazioni per il mondo intorno a me, le prime gioie per le cose più semplici come il mio primo passo, la mia prima parola.”

Siamo nate assieme: io come figlia e tu come madre

“Quando sono arrivata nella tua vita, tutto il tuo mondo è cambiato e sapevi che ciò che avevi conosciuto fino a quel momento non sarebbe mai tornato indietro, perché un figlio è per tutta la vita, almeno così dicono in molti. Ma ora che sono grande, ti vorrei dire che tu puoi scegliere. La mia presenza non deve essere una rinuncia ai tuoi sogni. Se sono stata un motivo di rinuncia per tanti anni, non devo continuare ad esserlo, per cui ti libero dal dovere nei miei confronti e ti prego, sii felice!

Realizza i tuoi sogni, non rinunciare mai più a nessuno di loro. Se non chiuderai gli occhi di notte, fai in modo che la mattina non ti lasci solo profondi solchi sotto agli occhi ma sorrisi raggianti. Certo, il tuo corpo conserverà sempre la traccia del mio arrivo su questa terra, so che nel tuo cuore ci sarà sempre un posticino per me, ma non voglio fossilizzarti nel ruolo di madre, perché prima di esserlo, eri una donna e questa donna dentro di te ha cominciato ad ululare come una lupa alla Luna dal momento in cui hai visto crescere in me quella parte alla quale avevi rinunciato.

Molti definiscono questo periodo come un conflitto tra madre e figlia, ciò che a distanza di anni ho riconosciuto in questa relazione tra me e te è stato il richiamo della tua donna selvaggia che si è risvegliata vedendo in me una giovane lupa destarsi. Non è stato una rivalità ma il ricordo impellente di un bisogno che avevi sepolto dentro di te troppo a lungo, perché nella società di allora, chi era madre rinunciava ad essere donna. Mamma, te lo dico col cuore in mano: hanno sbagliato tutto!”

Una madre è donna prima di tutto

“Se per crescermi hai rinunciato ai tuoi sogni, ti prego, non rinunciarci più! Torna ad essere te stessa, ad essere Donna, ad essere Lupa, ad essere madre di te stessa.

Ho fatto tesoro di ogni cosa che mi hai dato, delle tue lezioni, dei tuoi errori. Ogni cosa del passato aveva senso, e se allora non me ne rendevo conto ora so che tutto mirava a portarmi ad essere diversa da te, a provare ad affinare ciò che di buono mi hai dato, a tentare di creare porte lì dove vedevi soltanto muri. Per una vita intera hai prova ad essere migliore di tua madre, lasciami fare lo stesso con te…

Lascia che io trovi la mia strada e vada oltre le orme che hai tracciato per me, cosicché un giorno mia figlia possa fare lo stesso. Pensando ora, da mamma che è stata prima una figlia, non voglio essere per lei una Luna inafferrabile, un modello soffocante che lei penserà di non poter sorpassare. Io voglio semplicemente essere un sentiero, la terra sotto di lei che la porterà sulle sue spalle per aiutarla a toccare il cielo. Lei andrà più lontano di me e di te.

Quella distanza che ci separerà sarà lunga quanto una collana di perle che ognuna di noi avrà ricevuta da sua madre e che avrà arricchita coi suoi colori, le sue emozioni, esperienze e lezioni. Quella distanza sarà il nostro bene più prezioso: saranno le ali oltre le radici.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
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