“Tua figlia mi ha detto: Vorrei andare a vedere le tombe romane ma lì sotto sarà pieno di ragni…meglio che vada con papà che non ha paura di niente”.

Quando ricevetti questo messaggio, apparentemente banale, eri molto piccola e ricordo di essermi soffermato a lungo a rileggere ogni parola. Il messaggio capitava nel buio personale di un tempo, in cui, a causa di un forte dolore familiare, la percezione di me stesso come padre era di un uomo spesso assente, inadeguato e con vulnerabilità che ritenevo eccessive per quel ruolo.

Il messaggio proseguiva con un commento: “lei ti vedrà sempre come un supereroe. Probabilmente perché lo sei veramente”.

Il mio allenato scetticismo sdoganò inizialmente quell’elogio come un generoso atto di
incoraggiamento verso un papà bisognoso di sostegno. Poco tempo dopo, tuttavia, quelle parole bucavano in pieno qualcosa nella mia coscienza, al punto da ribaltare uno dei cardini su cui si fondava il mio “stare al mondo”.

Appresi che l’immagine che avevo di me stesso, per me così certa ed indiscutibile, era terribilmente difforme e distante rispetto a ciò che avvertivano gli occhi di chi mi stava attorno. Il mondo faceva di tutto per rendere evidenti le mie qualità, mentre io ero fermamente convinto di non svolgere adeguatamente il mio ruolo di padre e, visto che c’ero, anche di molti altri aspetti della mia vita.

Riuscivo ad individuare in qualsiasi situazione un minimo difetto, rendendolo immediatamente prevalente, al punto da invadere la realtà e modificarla a mio piacimento.
Sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa, avrei potuto anche salire su una scala e portarti in braccio fino alla luna (come del resto avrei voluto fare) ma erano i miei occhi a voler vedere a tutti i costi una paternità fallimentare.

Capii che ero io stesso, manipolando le mie convinzioni, a fare e disfare tutto allo stesso tempo, a restare cieco di fronte ad una meraviglia assoluta, a edificare e demolire tribunali giornalieri eccessivamente severi con sentenze precostituite.

Mi feci le stesse domande che mi stai facendo tu adesso: …ma alla fine chi ha ragione? Dove risiede la verità, nella percezione che abbiamo noi di noi stessi o in quella di chi ci osserva?

Posso spiegartelo con il sorriso fra le labbra, dopo aver passato anni interi ad osservare individui più forti di me, inflessibili, coraggiosi, determinati, precisi, creativi, amabili, infallibili. Sembravano tutti avere le stesse caratteristiche: riuscivano a sopportare il dolore, io no, mostravano resistenza di fronte a qualsiasi tipo di difficoltà, io no, restavano impassibili di fronte a qualsiasi emozione, figuriamoci io, avevano sempre le idee chiare e sapevano dove andare mentre io cambiavo idea ogni quarto d’ora, negli istanti in cui mi sentivo stabile. Ma, soprattutto, negavano fermamente qualsiasi forma di debolezza personale.

Ero evidentemente finito in un mondo di eroi, un caso unico in una comunità di gente normale, dove la mia sincerità era mal capita, percepita come un errore di sistema. Un’anomalia genetica, una coincidenza di elementi chimici, esistenziali, geografici ed ereditari. E per un po’ ti confesso di aver creduto che avessero ragione loro.

Ti capiterà spesso di incontrarne di “supereroi” ma te ne accorgerai subito. Convinti di una genetica superiore in grado di esonerarli per sempre dal dolore emotivo, faranno spesso leva sulla loro forza apparente per schiacciarti in un angolo, si soffermeranno sui tuoi fallimenti per renderli il più possibile visibili, abuseranno spesso di un potere conferito ma quasi mai meritato.

Troverai spesso, dentro queste corazze di argilla, fragilità esattamente uguali alle tue, ma nascoste, inascoltate, sepolte sotto le macerie del distacco emotivo.
Sappi che li ho visti esattamente così, giganti farsi piccoli e cadere uno ad uno, mostrando inesorabilmente ciascuno il proprio tallone d’Achille, aggrappandosi inutilmente ad un brandello di stoffa nel tentativo di  nascondere il loro punto debole. Prima che lo vedessero tutti e, soprattutto, che si palesasse per la prima volta di fronte ai loro occhi, increduli.

Non fidarti mai degli infallibili, di chi alzerà la voce per farsi rispettare o per dominarti, di chi proverà a ridicolizzare i tuoi difetti e farà di tutto per scolorire i tuoi successi e le tue qualità.

Poco importa quindi se, a quel tempo, non siamo andati a vedere le tombe romane perché uno di noi due avrà avuto più timore dell’altro ad affrontare quei ragni sottoterra. Quel che so è che oggi riuscirai a cogliere, leggendo queste parole, che il coraggio più autentico risiede invece nell’audacia di mostrare te stessa in piena sincerità, senza veli, rivelando con naturalezza ogni lato della tua splendida umanità e, con fierezza, i tuoi punti più fragili.

Chissà, forse scopriremo insieme che un vero eroe è proprio chi sa raccontarsi per ciò che realmente è, e non si nasconde quotidianamente nei panni di un ruolo che non è il suo, evitando la fatica di domandarsi se ciò che conta è la coscienza di sé o la percezione di chi gli sta attorno.

Giacomo Brunaccini

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