Che sia un virus, un’entità microscopica e invisibile, a cambiare la rotta e gli stili di vita di ormai tutte le società del mondo, sarebbe stato impensabile fino a pochi mesi fa.
La diffusione pandemica del nuovo Covid-19 sta mettendo a dura prova l’umanità, dagli individui particolari alle autorità locali, dai governi agli organismi internazionali.

La situazione è allarmante: da un lato la corsa dei governi alle misure di contenimento della diffusione, dall’altra, la preoccupazione dei sistemi sanitari di riuscire a reggere l’avanzata dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva. La ricerca scientifica che accelera i processi e gli esperimenti verso la produzione di un vaccino e la messa appunto di una cura farmacologica in grado di curare il virus.

Ognuno di noi, come piccole cellule che compongono il grande organismo sociale, ha il proprio ruolo determinato in questa tragica sfida. Per questo motivo ci troviamo davanti ad un momento di grande cambiamento, sia per la temporanea evoluzione della pandemia, sia per le conseguenze a lungo termine sull’economia e sugli stili di vita delle persone.

Che succederà nelle prossime settimane? Tra mesi? Tra un anno?
Quando si tornerà alla normalità?
Come si configureranno le cose dopo questa emergenza?
Sono domande che attanagliano tutti e che aprono scenari imprevedibili d’incertezza.

Il clima bellico che si è creato ed il linguaggio con cui si affronta questa pandemia, come se ci fosse un nemico da sconfiggere, alimenta l’allarmismo e la tensione, entrambi fattori non utili ai fini di contenerne realmente la diffusione.

Covid-19 sta dimostrando, forse per la prima volta nella storia delle società moderne, come le scelte individuali siano un fattore chiave nel determinare gli sviluppi generali della pandemia e non solo.

Le persone hanno potere, oggi più che mai “power to the people” .
Sono i governi e gli organismi internazionali a ribadirlo, esigerlo e imporlo.
La differenza è che in una situazione come questa la scelta responsabile, il potere dell’individuo sta nel rinunciare a parte della propria libertà individuale per un bene comune, per una causa collettiva.

Stare a casa ed evitare i contatti sociali, modificare le proprie abitudini e soprattutto essere disposti a rinunciare a qualcosa per una causa superiore. Fare attenzione ai piccoli gesti quotidiani, gesti automatici e abitudinali che oggi potrebbero essere una questione di vita o di morte per se stessi e per gli altri. Soprattutto se si è giovani, perché ricordiamo che i giovani possono contrarre il virus e veicolare il contagio verso persone più anziane e più a rischio.

Il 20 marzo, il forte messaggio del direttore generale dell’ Oms indirizzato ai giovani in occasione della giornaliera conferenza stampa sul Coronavirus:

“Non siete invincibili, potreste essere contagiati e finire in ospedale. E comunque le scelte che fate possono condizionare la vita degli altri”

I contagi aumentano a livello globale, il virus si diffonde ormai in gran parte del mondo, i paesi mettono in atto misure restrittive tra l’incertezza e la confusione generale.

Sul pianeta terra è scoppiata una bomba, una bomba batteriologica, e sono stati gli uomini a farla esplodere. Effettivamente si può provare che questo virus abbia origine antropica, non in quanto creato dall’uomo in qualche laboratorio, ma perché la causa della pandemia è appunto l’inter-alterazione tra l’uomo e la natura, nel caso specifico tra l’uomo e gli animali che veicolano i virus.

Come ricorda Jared Diamond nel suo famoso “Armi, acciaio e malattie” nell’undicesimo capitolo intitolato “ Il dono fatale del bestiame”, gran parte delle epidemie nella storia dell’uomo furono causate da virus provenienti da animali.

“ I peggiori killer dell’umanità nella nostra storia recente ( vaiolo, influenza, tubercolosi, malaria ,peste, morbillo , colera ) sono malattie evolutesi a partire da infezioni animali anche se i microbi che le causano sono al giorno d’oggi esclusivamente caratteristici della specie umana ”.

Secondo l’EFSA, European Food Safety Authority, le ricerche indicano come dal 30 al 50 % delle malattie infettive dell’uomo ha origine zoonotica.
Purtroppo il problema è che un virus come Covid-19 che fa il passaggio dall’animale all’uomo, in un sistema che vive nella frenetica dimensione dell’accelerazione del tempo, rischia di avere effetti devastanti entrando in contatto con popolazioni ed ecosistemi non immuni.
Questo perché fondamentalmente il virus, una volta entrato nel sistema mondo, con la sua super velocità tecnologica, accelera la diffusione del contagio, proporzionale alla velocità e al numero di interazioni umane e viaggi intercontinentali.

Come afferma Ilaria Capua, virologa e direttrice del One Health Center of Excellence University of Florida in un’intervista rilasciata pochi giorni fa sui social,

“ Il vero punto di rottura è la velocità. Noi abbiamo iniettato nel sistema una velocità che è portata dalla tecnologia, ma che non è compatibile con il sistema che la ospita.
La biologia va ai suoi tempi, non va ai tempi della borsa o ai tempi degli aerei”.

Covid-19 iniettato nella velocità del sistema attuale, diventa pericoloso e imprevedibile.
Il mondo a due velocità dunque si è rivelato un’arma a doppio taglio per gli uomini e per la possibilità di frenare la diffusione del contagio del nuovo coronavirus. Da un lato la super velocità garantisce il funzionamento del sistema economico su scala globale, dall’altro, difronte ad un’emergenza batteriologica, rischia di diffondere il virus ancora prima che ci si renda conto della sua esistenza.
Fermare la velocità artificiale, quindi sacrificare l’economia, attuando politiche di lock down, di riduzione del traffico aereo ai minimi indispensabili è l’unico modo per cercare di fermare la diffusione o comunque contenerne gli effetti.

Il grande punto della questione è che per la prima volta si decide di sacrificare il profitto economico per un bene superiore. Cosa che dovrebbe già esistere da tempo per quanto riguarda l’ambiente e la lotta al riscaldamento globale, la riduzione di C02 e una gestione più sostenibile delle risorse del pianeta.

Ma si sa che il bambino si deve scottare la mano prima di capire che il fuoco brucia e quindi non toccarlo più. –

Le società moderne e tecnologicamente avanzate sono messe a dura prova nella loro essenza di pianificazione razionale, di capacità di conoscere, controllare e dominare i processi biologici, i cambiamenti climatici e i mutamenti che nel processo inesorabile la natura mette in atto.

L’uomo è natura e della natura è parte, non l’apice.
Non c’è nessuna evidenza per la quale sia possibile posizionare la specie Homo Sapiens ad un livello di superiorità rispetto alla natura e alle altre specie. Questo è inesorabilmente il più grande errore culturale nella storia dell’umanità a partire dalle prime religioni monoteiste.

“ Non è un caso che scienza e tecnica, in cui si esprime il dominio sulla natura, siano nate in occidente, su tradizione giudaico cristiana”.

Nella genesi viene annunciato il principio secondo cui esiste una gerarchia tra l’uomo e la natura e viene introdotto il concetto secondo cui l’uomo domina la natura.

“ E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».”

Come acutamente osserva il professor Galimberti, nel mondo greco questa concezione di dominio, di superiorità dell’uomo e della tecnica sulla natura non sussiste.
La tragedia di Prometeo incatenato, il quale ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini , dando cosi vita a tutte le tecniche, mette in luce il problema del rapporto tra tecnica e natura, stabilendo che la tecnica non può vincere la necessità di natura.

“ E’ più forte la tecnica (téchne) o la necessità (anánke) che governa le leggi di natura? ”
“ La tecnica è di gran lunga più debole della necessità (téchne d’anánkes asthenestéra makrôi)”

L’uomo può, la tecnica e l’intelligenza artificiale possono, ma non tutto. Non si danno qualità di onniscienza e onnipotenza né per quanto concerne l’essere umano come risultato di un processo biologico, né per quanto riguarda le sue estensioni, gli artefatti: tecnologia e intelligenza artificiale.
Ne consegue la necessaria presa di coscienza intorno al limite, che, a mio avviso , è la sfida più grande per l’umanità d’ora in avanti, fattore che probabilmente ne garantirà l’elevata resilienza e quindi la capacità di garantire la sopravvivenza della specie su scala planetaria.

L’attuale pandemia lo dimostra, l’umanità può e potrebbe finire. L’estinzione della specie homo è una possibilità da considerare come reale, tangibile.
Probabilmente Covid-19 non porterà all’estinzione il genere umano, ma sicuramente metterà alla prova la sua resilienza, la sua capacita di adattarsi a scenari di grandi cambiamenti.

Che l’umanità sia in grado di generare la sua stessa estinzione, come conseguenza dell’applicazione dei suoi artefatti, si capì studiando le potenzialità della tecnologia nucleare nel secolo scorso, ma che sia la sola capace di tanto, beh , questa è la sorpresa che forse per la prima volta questo momento storico imprimerà nella coscienza collettiva.

Da quando l’epidemia è cominciata, si sono registrati forti riduzioni dei livelli di inquinamento, e, secondo uno studio condotto da diverse università italiane, esiste una stretta relazione tra l’elevate presenza di polveri sottili nell’aria e la diffusione del virus.
Questo potrebbe spiegare il perché la Lombardia e in genere le regioni più industrializzate e con livelli di inquinamento atmosferico più alte sono le regioni più colpite dal virus, anche se è presto per affermarlo e non esistono evidenze a riguardo.
Nessuno si aspettava un cambiamento cosi drastico, un’emergenza che si trasforma in una rivoluzione degli stili di vita, in grado di paralizzare completamente il funzionamento ordinario delle società, rallentando i ritmi dell’economia al minimo indispensabile.

Tradotto in un aforisma che riassume un po’ la vita in quarantena:

“ Fare il minimo indispensabile e farlo con cura, con attenzione”

Un momento, ma se avessimo agito sempre cosi, in che mondo vivremmo adesso?
Ma soprattutto, se davvero cominciassimo tutti ad agire cosi, come sarà il mondo da qui a qualche anno?

Mattia Oseli