“Mi mancano i “ miei” bambini! Mi mancano terribilmente.”

Sono queste le parole che sento dentro e intorno a me. Parole di amore e di sconforto. Parole di insegnanti che amano i loro bambini, che tentano la sfida della didattica online pur di non abbandonare i loro alunni. E ce la mettono tutta. Passano ore e ore sul pc per preparare un video con fumetti, immagini ricercate, testi. Scelgono con cura le parole, il font, i colori e le immagini da usare. Cercano modi semplici, immediati, per tentare di arrivare a tutti i loro studenti. Perché non tutti hanno una famiglia alle spalle che li può supportare. Quindi il lavoro dell’insegnante viene calibrato sulle capacità dei suoi studenti.

E sfido chiunque a ritrovarsi, da un giorno all’altro, a cambiare lavoro e a farlo bene senza nessuno che ti possa insegnare. Già! Perché per gli insegnanti è come se avessero dovuto cambiare lavoro. Non sono abituati alla modalità della didattica online, soprattutto con bambini piccoli in età da primaria. E meno male!

C’è bisogno di presenza, di tocco, di sguardo, interazione, concentrazione, silenzio. C’è necessità di incoraggiamento, di sfida, di gioco, di emozione. Si insegna non solo con il libro in mano, ma con il proprio corpo e la propria anima.

Questo gli insegnanti lo sanno bene. Ma al tempo del Coronavirus, a loro è stata consegnata una grande sfida: tentare di emozionare, di coinvolgere, di rimanere “connessi” tramite uno schermo. E lo stanno facendo egregiamente! Stanno portando avanti un lavoro iniziato in tutt’altro modo, un modo che alcuni si portano dentro da 20/30 anni, hanno accettato di cambiare, da oggi a domani, questa modalità, facendo tesoro di ciò che la tecnologia ci ha dotati e si sono reinventati.

Bambini di primaria e ragazzi di secondaria stanno continuando ad apprendere, ad esercitare la mente in un nuovo formato, che lascia però spazio alla vita “fuori”, alla parte emozionale che ognuno di loro vive nell’intimità della propria casa. Questa parte viene affidata ai genitori, ma vedo che molti insegnanti desiderano accompagnare anche in questo difficile compito, pur con la difficoltà della distanza.

Spuntano video per la gestione emozionale della situazione, mandano temi che aiutano alla riflessione rispetto a ciò che si sta vivendo, chiamano i bambini per sapere come stanno. Tutto questo lo trovo meraviglioso e dobbiamo dire GRAZIE.

Grazie a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado per l’immenso lavoro di didattica e di supporto che stanno facendo verso i bambini/ragazzi e le loro famiglie.

Difficilissimo è il compito degli educatori della prima infanzia, perché se con bambini di primaria e ragazzi di secondaria non c’è rischio di perdere un legame creato, con i piccoli è molto più difficile restare in contatto a distanza.
Si perdono velocemente le abitudini, la routine completamente cambiata, la presenza costante dei genitori, fa sì che il legame con gli educatori sia sempre più lontano. È fondamentale collaborare con la famiglia affinché questa lontananza sia sempre contornata da “presenza” degli insegnanti. Si impegnano davvero tanto gli educatori di prima infanzia per passare ai bambini il messaggio “ci rivedremo presto e torneremo a giocare insieme”.

E non ci sono strumenti come la didattica a tener viva la concentrazione, la manualità fine, l’attenzione e la connessione. Si prende la vita pratica, si invita a cucinare qualcosa, a dipingere le finestre, lavare il cane, giocare a palla in giardino, saltare sulle piastrelle di casa senza toccare le righe, inventare mappe della propria casa, giocare a battaglia navale, infilare pasta in un laccio delle scarpe, travasare, impastare… si inviano video di canzoncine, di letture di libri, di proposte di attività. Si tenta di rimanere famigliari agli occhi di quelle meravigliose creature, per poter, domani, riabbracciarli serenamente.

Ci sono messaggi che allargano il cuore e che fanno capire, nella lontananza, quanto amore, passione e affetto ci sia in questa grandiosa missione che è l’insegnamento. Insegnanti che mandano messaggi per sapere come stanno i loro alunni, per dire loro che mancano tanto, che con la mente si corre ai giorni felici in cui ci si faceva gli scherzi in classe, in cui si lavorava, si giocava, si rideva. Giorni che a volte pesavano, ma che ora attendiamo con ansia.

Grazie per questi messaggi del cuore. Grazie per la passione, la perseveranza e il desiderio di esserci.
Io ci sono.
I bambini e i ragazzi anche.
Si tornerà, più forti e più uniti di prima!

Manuela Griso Educatrice