La fine è il mio inizio è l’ultimo capolavoro letterario di Tiziano Terzani che, prima della morte, decide di parlare al figlio Folco della sua vita e del senso stesso dell’esistenza.

Questa la richiesta che fa Terzani allo stadio finale della sua malattia e della sua vita al figlio:

“…e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore é […]?”

Inizia così un periodo intenso tra padre e figlio, un dialogo durato mesi che è poi diventato un libro, l’ultimo saluto tra due uomini.

Immagine del libro di Tiziano Terzani
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© Eticamente

Di cosa parla il libro “La fine è il mio inizio”?

Viaggiatore curioso e instancabile, Terzani visitò molti paesi alla ricerca della verità, del senso delle cose, scoprendo mondi sconosciuti e facendo conoscenze rivelatrici. La sua curiosità lo ha spinto a visitare gran parte del mondo, a vivere la storia, a raccontare grazie alla sua grande dote letteraria le vicende che ha osservato e vissuto da vicino.

In questo libro propone un viaggio nel suo mondo lasciando ai posteri, e al figlio, una sorta di testamento spirituale. Tra una riga e l’altra ricorda ai giovani l’importanza della fantasia e della curiosità per il diverso, che non dev’essere percepito come una minaccia ma come una straordinaria ricchezza. Perché immergersi in altre culture, come Terzani fece nel corso di tutta la sua vita, permette di osservare il mondo da più punti di vista, allargando gli orizzonti e le mentalità.

Il suo è anche un invito a seguire sempre i propri desideri, anche quando il mondo li considera strani o non adatti.

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Parla anche di coraggio, Terzani, quello che serve per avere una vita libera e autentica, in cui ognuno può riconoscersi. Coraggio di andare oltre le convenzioni, di spingersi in territori apparentemente ostili, di viaggiare fisicamente e con l’immaginazione.

Il tutto raccontato però con la leggerezza di un uomo giunto alla fine della propria vita, non più interessato a lottare, ma felice e appagato della propria esistenza nonostante il cancro in corso. Come lui stesso racconta è sereno della sua morte che sta per giungere poiché ha imparato in vita a morire, a lasciare andare il possesso verso le cose, gli eventi, le persone. Ha vissuto così tante esperienze che ora è curioso solo di vivere la morte e di poter capire cosa accade dopo.

Se mi chiedi alla fine cosa lascio”, afferma Terzani rivolgendosi al figlio Folco nel corso della narrazione, “lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.”

Dal libro è stato tratto il film omonimo del 2011, in cui Terzani viene appunto mostrato alla fine dei suoi giorni, malato di cancro, intento a raccogliere pensieri e a raccontare al figlio Folco la propria vita.

E’ proprio dai dialoghi registrati da Folco che nasce il libro, in un susseguirsi cinematografico di parole e silenzi, sguardi e movimenti lenti. Il tutto ambientato nella casa di campagna di Terzani, dove decide di ritirarsi prima di morire. Nella sua amata Orsigna, frazione di Pistoia, trascorrerà gli ultimi mesi immerso nella natura, nel silenzio e nella solitudine.

Parola dopo parola, si scopre che la spiritualità di Terzani è profonda e autentica. Le sue riflessioni sul mondo, sulla vita, sull’universo non sono mai banali né scontate e soprattutto non conducono mai a una verità assoluta ma rappresentano un ponte verso nuova conoscenza.

Il libro è un vero e proprio saluto al mondo, una sorta di ricapitolazione finale dove Terzani ripercorre l’infanzia vissuta a Firenze in povertà, i primi passi da giornalista, i momenti più importanti e decisivi della sua vita, dalla violenza della guerra del Vietnam al comunismo cinese, alternando ricordi personali con altri professionali.

Le frasi del libro

Per comprendere in profondità il messaggio di Terzani è indispensabile leggere il libro o perlomeno guardare il film, ma abbiamo pensato di riportare i pensieri più importanti con questo elenco di frasi estrapolate dal testo scritto e dalla pellicola ad esso ispirata, cercando così di restituire un po’ del suo magico e avventuroso mondo.

Questa è la fine, ma è anche l’inizio. Di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c’è un senso.

Tu vendi il tuo tempo, le tue giornate, per cui lo stipendio che ti danno è una sorta di ricompensa perché ti hanno rubato qualcosa.

Tutto il sistema è fatto in modo che l’uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c’è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.

Il viaggio è la destinazione, come tutti i grandi viaggiatori hanno sempre saputo.

Una strada c’è nella vita. La cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici ‘oh, guarda, c’è un filo’. Quando vivi non lo vedi il filo, eppure c’è.

L’unica rivoluzione che serve, quella dentro di te. Le altre le vedi. Le altre si ripetono, si ripetono in maniera costante, perché al fondo c’è la natura dell’uomo. E se l’uomo non cambia, se l’uomo non fa questo salto di qualità, se l’uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, all’interesse, tutto si ripete, si ripete, si ripete.

Uno è com’è non solo per come nasce, ma per la vita che fa.

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