Ci lamentiamo sempre più di avere a che fare con bambini agitati, scontrosi e maleducati. Ma queste non sono espressioni della loro natura o del loro carattere, bensì risposte ad un mondo che non fa più per loro.

Credendo di fare loro del bene, quindi agendo in buona fede, riempiamo le loro giornate di attività e di oggetti, lasciando poco o nessuno spazio per la noia (grande alleata della creatività), per il libero gioco e per un ritmo naturale di vita.

Abbiamo reso difficile il loro mondo perché siamo convinti che solo seguendo questa via possiamo portare ricchezza mentre la semplicità è collegata alla povertà. Niente di più sbagliato!

Se neghiamo loro un giocattolo ci sentiamo in colpa, se ci teniamo a far rispettare certi orari ci sentiamo rigidi. Dobbiamo però spogliarci di questi “se” e agire da adulti superando quel vissuto di inadeguatezza che ci porta a comportarci un po’ da bambini.

Educare vuol dire togliere

Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo ed educatore italiano, in una delle sue conferenze più interessanti ha spiegato che educare vuol dire togliere. Questa una parte del suo discorso sull’educazione sia infantile che adolescenziale:

“Quando un genitore dice: “ io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia. Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa , perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve niente, no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima …
Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo tanti anni dopo l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo , è mediocre. Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.
Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse : “fantastico, 4 lo prendono in tanti , invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento figliolo” E poi passava dall’ironia ad essere serio: “cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine . Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me. E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “sei connesso?” Ecco, questa è la strada , tanti auguri per la tua vita. Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa?Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese o una bottiglia di rosolio .Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio? Hai messo al mondo un oggetto? O hai messo al mondo un’anima ? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.
Educare non ha nulla a che fare con la democrazia , dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.
Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare.
Domande dell’italiano medio al figlio in Erasmus: “fa freddo”? “ cosa hai mangiato”? Perché invece non parlare coi figli di felicità?”
Paolo Crepet

Negare l’ennesimo giocattolo ad un bambino è un atto di coraggio che va fatto con fierezza, con la consapevolezza di trasmettere un chiaro e importante insegnamento di vita, è un modo per difendere il bambino da un mondo troppo caotico, troppo pieno di cose inutili, troppo rumoroso di oggetti.

Ordine e ritmi quotidiani alla base della serenità infantile

bambino che sorride
Credit foto
© Pexels

Ecco perché diviene fondamentale l’ordine nelle nostre case. Non è una questione di ossessione adulta ma di rispetto dello spazio naturale della vita. Una casa disordinata con oggetti accumulati qua e là creerà a sua volta disordine e confusione, una casa ordinata è il primo pilastro fondamentale per creare armonia e pace.

Eliminiamo il superfluo nelle nostre stanze e facciamolo anche con i giochi dei bambini. Semplifichiamo il loro mondo: è il solo modo di arricchirlo!

La capacità di semplificare significa eliminare il superfluo in modo che solo il necessario possa parlare.
(Hans Hofmann)

Fondamentali sono poi i ritmi quotidiani. Ogni singolo elemento naturale vive di ritmi, non di parole e nemmeno di oggetti. Basterebbero i ritmi a farci vivere in armonia e invece li abbiamo persi per strada: per noi esistono solo doveri da compiere non ritmi da assaporare! La preparazione della cena, per esempio, dovrebbe essere un rituale da vivere con lentezza, con piacere e con spensieratezza, un momento importante che precede l’accensione di una candela e la condivisione armoniosa e pacifica del pasto, vissuto non come una necessità da compiere in fretta ma come un atto di adorazione per la vita e per l’intero creato.

Siamo nell’era del “troppo” e questo modo di vivere ci ingloba senza rendercene conto: troppo lavoro, troppe informazioni, troppe attività… Spezziamo questo modo insano di vivere: lo si può fare pian piano, iniziando eliminando ciò che davvero è troppo per poi fare una selezione più accurata.

Grazie alla semplicità i bambini riescono a vivere l’infanzia

I bambini nella semplicità respirano, crescono, imparano, vivono! Di conseguenza si calmano, sono più sereni, più liberi di fare ciò che li entusiasma davvero.

La natura tende sempre ad agire nel modo più semplice.
(Jacques Bernoulli)

Molte mamme passano i pomeriggi a fare le “mamme-taxi”, a portare di qua e di là i bambini nelle attività extrascolastiche (sport e quant’altro), convinte in cuor loro di sacrificarsi per il bene dei loro figli. In realtà il tempo libero dei bambini è un dono prezioso e questo continuo rincorrere un’attività o l’altra ruba il tempo del riposo, dello svago, della riflessione e della concentrazione naturale e non imposta. Basta un giorno a settimana, possibilmente non durante i giorni scolastici, per dare valore ad uno sport o ad una lezione di musica.

Usciamo allora dal vortice dannoso della tanto lodata pienezza a tutti i costi: rendiamo le nostre vite più semplici e più vuote, riusciremo così ad assaporarne ogni momento e a non considerarle invece come una serie infinita di obblighi da compiere.

La vita è molto semplice, ma noi insistiamo col renderla complicata.
(Confucio)

Elena Bernabè Scrittrice