Una graziosa bambolina di legno, riccamente dipinta, si apre a metà e ne nasconde un’altra simile ma non uguale, e poi un’altra, e un’altra ancora. Si susseguono figure femminili e maschili sempre più piccole fino a giungere ad un’ultima figura, integra, inattaccabile, piccolissima, un’opera di pura materia e arte: è il seme.

La matrioska, il più celebre souvenir dai ritorni delle fredde terre russe, porta con sé un dono simbolico importante: ti guida attraverso la bellezza e il gioco a fare un viaggio alla scoperta del nocciolo della vita.

L’origine della Matrioska, legata alla buona fortuna

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Contrariamente a ciò che potremmo pensare, la tradizione delle bambole russe ha un origine tutto sommato assai recente che farebbe risalire la loro prima creazione alla fine dell’Ottocento, intorno al 1892 per essere precisi. I padri della prima Matrioska erano il maestro Vasilij Petrovič Zvëzdočkin, che ne costruì la struttura ad otto strati, ed il pittore Sergej Vasil’evič Maljutin: entrambi artigiani che lavoravano nella tenuta di Savva Mamontov, un ricco mecenate russo che vi fondò un circolo artistico.

Si racconta che l’ispirazione di queste prime bambole russe venne a Savva Mamontov durante un suo viaggio in Giappone. Rimase così tanto colpito dalla bellezza e dal profondo significato di alcune bambole che vi trovò che decise di commissionarne ai suoi artigiani. Si trattava di una serie di bambole in legno che rappresentano le Shichi-fuku-jin: le “sette divinità della buona fortuna” che offrivano secondo la credenza popolare prosperità, ricchezza, longevità, bellezza, conoscenza, felicità e fertilità.

Maljutin scelse di dipingere le bamboline che Savva Mamontov gli commissionò con rappresentazioni del mondo contadino russo, che rappresentavano l’anima e le fondamenta del paese. Fu così che la prima bambola vestì i panni di una contadina che teneva in braccio un gallo. Fu chiamata “Matrena” (dal latino mater, “madre”), e le più piccole, sue figlie racchiuse all’interno, “Matrioska”. Il risultato piacque così tanto che nel 1900, M.A. Mamontova, moglie di Savva Mamontov, decise di presentare la prima Matrioska all’Exposition universelle de Paris e vinse la medaglia di bronzo. Da quel momento la Matrioska, a quanto pare realmente baciata dalla buona fortuna, si sparse in tutto il paese.

Va precisato che la struttura a “scatole cinesi” non era una novità per i maestri artigiani russi in quanto fu usata già nel 1885 da un altro maestro, Karl Gustavovič Faberže, che creò per la Zarina Marija Fëdorovna, moglie dello Zar Alessandro III, un uovo di Pasqua prezioso che racchiudeva ad ogni strato nuove figure intarsiate d’oro, rubini e diamanti: fu l’inizio della tradizione delle uova Fabergé, piccole opere d’arte bramate da tutti gli aristocratici del mondo.

Ma mentre le uova d’oro finivano in mano alle famiglie aristocratiche del paese, ecco che le umili Matrioska, custodi dell’animo gentile del popolo russo, per una curiosa e assai simbolica coincidenza portavano spesso tra le braccia un piccolo nido o una gallina.

La simbologia complessa della Matrioska ci porta a riflettere sulla vita

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Tradizionalmente si regalava una Matrioska ai giovani sposi come segno di prosperità e di una lunga discendenza. Essa poteva essere composta da 5 a 64 strati che, se dispiegati, potevano riempire una stanza intera. Questo piccolo gioco insegnava con una semplicità disarmante una lezione preziosa sulla vita: la Matrena, “madre”, poteva contenere letteralmente un mondo dentro di sé, un mondo eterogeneo, che portava alla scoperta del nocciolo della vita: il seme racchiuso dentro di sé.

Cosa ci rivela il seme racchiuso nel suo cuore

L’ultima bambolina, chiamata “seme”, è fatta di un unico pezzo di legno, infrangibile, unica nella sua perfezione e nel suo significato legato alla famiglia, all’ereditarietà, al legame che uniscono persone diverse, al potere della vita che scorre da una generazione all’altra fino a giungere a ciò che è racchiuso nel cuore stesso di queste piccole opere d’arte: i Russi la definiscono “verità al di là delle apparenze”.

In Russia, queste bamboline sono usate come supporto educativo per spiegare ai più piccoli il ruolo della famiglia in cui i grandi proteggono i più piccoli, il potere delle mamme che racchiudono dentro di loro i semi dei loro figli e nipoti, ma anche la coscienza collettiva che racchiude dentro di sé tante figure diverse che fanno tutte parte della stessa comunità e che, al di là dei buoni e dei cattivi, racchiude nel suo cuore la verità, uno dei cardini nella cultura russa. Se raggruppiamo i suoi diversi significati, come i suoi diversi strati, la Matrioska ci parla della struttura dell’Universo che si ripete ad ogni livello e all’infinito.

Togliere gli strati: un viaggio verso l’anima

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Al livello personale, la Matrioska insegna che ognuno di noi è fatto di molti strati: a volte sono maschere, altre volte ricordi o ferite, ma portano sempre a quel cuore che, seppure è il pezzo più piccolo, racchiude in sé tutti i significati stratificati intorno a sé nella loro versione più sublime, portandoci a scoprire, attraverso quel viaggio in cui inizialmente siamo invitati a spogliarci dai ruoli, dalle maschere e dalle credenze imposte, che è nel nostro cuore che si trova la nostra vera identità.

Quella molteplicità che è racchiusa in noi è all’immagine della coscienza collettiva e della famiglia: nessuna figura è uguale alle altre e tutte sono importanti per formare quell’insieme che porta al nocciolo dell’identità, all’anima stessa, che sia individuale, famigliare oppure comunitaria.

Fonti:

Cos’è una matrioska e qual è il suo significato.
L’histoire secrète des poupées russes dévoilée à Moscou. 
Matrioska. 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it