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Tutti noi siamo stati bambini non importa dove e quando. Abbiamo in comune questo aspetto solo all’apparenza insignificante, in quanto in realtà ciò ha un peso determinante sulla nostra vita attuale. Questo per un motivo semplice quanto importante… il bambino che sono stato non è qualcosa di completamente passato.

La nostra infanzia continua ad essere dentro di noi e influisce su tutto quello che facciamo e proviamo.

Tutti inconsapevolmente ci portiamo dietro un bagaglio di informazioni, convinzioni, comportamenti, modi di pensare e sentire noi stessi e gli altri, appresi a partire da queste prime relazioni significative.

A volte si tratta di un bagaglio leggero e funzionale, se le nostre relazioni sono state per la maggior parte gratificanti e di qualità. A volte è un bagaglio davvero pesante che non consente di affrontare la vita e le sue varie vicissitudini in modo adeguato, se le nostre prime relazioni sono state caotiche, maltrattanti, controllanti, se abbiamo vissuto l’abbandono, e traumi di varia natura.

Tutto si gioca a partire da questi primi momenti, dalla relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori, ma non solo … con il gruppo dei pari, con altre figure significative appartenenti al contesto scolastico. E anche se da adulti i “giochi non sono chiusi” in quanto avremo la possibilità di agire e poter scegliere a nostro favore, continueremo ad essere influenzati in positivo o in negativo dal significato che questi eventi, e tali messaggi del passato hanno avuto per noi.

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Relazioni Familiari

Se ad esempio ci siamo sentiti ripetere più volte che valiamo poco e non possiamo farcela, saranno le convinzioni che continueremo a portare con noi una volta divenuti adulti. Potremo anche ripetere a noi stessi l’esatto contrario, ma il peso di tali convinzioni interiorizzate continuerà ad influire sulla qualità della nostra vita, fintanto che non decideremo di farci davvero i conti.

Se ho appreso che qualcuno si aspettava tanto da me continuerò a pretenderlo da me stesso, nonostante mi renda conto della fatica e della sofferenza che tale atteggiamento comporta.

Se ho vissuto l’abbandono continuerò a cercare amore all’esterno come un vaso che non riesce mai ad essere riempito, non capendo che devo cercarlo innanzitutto in me e per me stesso, in quanto nessuno potrà colmare ciò di cui sento la mancanza.

Se ho ricevuto un educazione molto rigida e controllante continuerò ad essere rigida e controllante con me stessa, aspettandomi troppo. E magari cercherò di avere il controllo su coloro che mi circondano, perché è l’unico modo che conosco per vivere le relazioni.

E questi sono solo alcuni esempi delle molteplici situazioni che possono scaturire a partire dai nostri vissuti, e da come essi sono rimasti  letteralmente memorizzati in noi.

I sentimenti e gli atteggiamenti provenienti dall’infanzia influenzano e possono arrivare a determinare e dominare i nostri rapporti con gli amici, con i colleghi, con il partner e con i figli.

Interferiscono con il nostro modo di comportarci in ambito professionale e sentimentale e molto ancora.

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Lo scopo di questa riflessione non è trascinare in tribunale nessuno, ma capire e liberarsi dagli effetti nocivi di certe dinamiche che tendono altrimenti a reiterarsi nel tempo.

I genitori sono esseri umani e a volte ad agire non sono loro, ma il bambino che sono stati. Anche loro hanno appreso determinate cose dalle loro famiglie di origine, e lo stesso è stato per i loro genitori, e ora stanno solo ripetendo quello che conoscono.

Un papà esigente e perfezionista ha imparato ad esserlo quando lui stesso era bambino. Una mamma troppo sottomessa ha imparato ad esserlo nell’ambiente familiare che ha conosciuto da bambina.

Comprendere tutto ciò è importante innanzitutto per noi stessi e la qualità della nostra vita. Ma soprattutto per i nostri figli, per fare in modo che certi meccanismi patologici appresi non vengano ripetuti e trasmessi alle nuove generazioni.

Perché purtroppo spesso è proprio questo quello che avviene, tendiamo a reiterare ciò che conosciamo.  E se la nostra esperienza non è stata positiva rischiamo di rivivere in prima persona proprio quello che ci ha fatto tanto male, e di trasmetterlo ai nostri figli.

Quello che diciamo e facciamo ha un peso ricordiamolo sempre. I nostri figli sono come spugne ed assorbono tutto, e anche quello che a nostro avviso può essere un evento del tutto neutro, può assumere un significato completamente diverso agli occhi di nostro figlio.

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Da evitare sempre parole che possano minare l’autostima, ma al contrario incoraggiare e trasmettere messaggi di amore, sicurezza e fiducia. Le parole offensive o un educazione rigida non aiutano a crescere più forti, ma se reiterate nel tempo minano l’autostima, e il rapporto che questo futuro adulto avrà con se stesso.

I bambini di oggi saranno i futuri adulti di domani, ed essere genitori è davvero una grande  responsabilità. In base alle parole che utilizzeremo con i nostri figli, il comportamento che avremo e i messaggi che lasceremo passare, contribuiremo alla crescita di un futuro adulto sicuro o insicuro, un futuro adulto che pensa di potercela fare o che sentirà di non poter affrontare la vita e le sue sfide, un futuro adulto sano o problematico.

E anche se la famiglia non è l’unico contesto che avrà un influsso su questo futuro adulto, non dimentichiamo che è certamente uno dei più importanti ed autorevoli agli occhi del bambino, quindi è grande la responsabilità che ne consegue.

In situazioni di disagio la figura della psicologa può dare un aiuto concreto ed efficace.

Dr.ssa Monia Ferretti Psicologa – Psicoterapeuta
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