Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje e morì il 5 settembre 1997 a Calcutta. Durante i suoi 87 anni ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio su questa terra. 

Madre Teresa di Calcutta

❝Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù❞

Una minuta donna cattolica che ha fatto tanto per i poveri di Calcutta, tanto che nel 1979 ricevette il Nobel per la Pace. Dopo la sua morte il Papa Giovanni Paolo II la proclamò beata nel 2003.

Madre Teresa cominciò a conoscere l’India verso i dieci anni, dopo la morte del padre la sua famiglia si trovò in difficoltà economiche e lei iniziò a frequentare  la parrocchia del Sacro Cuore della sua città natale, qui venne in contato con le lettere di missionari gesuiti attivi nel Bengala.

A 18 anni prese i voti, andò a Parigi e poi Dublino, fu infine inviata alle pendici dell’Himalaia, a Darjeeling, per imparare le lingue e apprendere alcune nozioni infermieristiche. Quando si trasferì a Calcutta, nel 1931, insegnò ai figli dei coloni presso il collegio cattolico di Saint Mary’s High School del sobborgo di Entally, dove nel 1944 fu nominata Direttrice. 

Durante la guerra la scuola fu adibita a ospedale militare e Madre Teresa si trovò a contatto con la realtà della miseria e della devastazione. Ma fu solo durante il viaggio in treno verso il convento per un ritiro spirituale che ebbe la sua “chiamata“:

« Quella notte aprii gli occhi sulla sofferenza e capii a fondo l’essenza della mia vocazione […] Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all’interno della mia congregazione religiosa per uscire nelle strade a servire i poveri. Era un ordine. Non era un suggerimento, un invito o una proposta […] »

Madre Teresa e i poveri

Ma fu solo nel 1948 che ebbe il permesso dal Vaticano di andare a vivere in mezzo ai poveri, decise quindi di abbandonare il velo nero delle suore di Loreto e prese la cittadinanza a Calcutta.

Fece alcuni mesi di ritiro per imparare nozioni infermieristiche e poi si dedicò al servizio dei poveri, insegnando e curando, aiutata da alcuni volontari distribuiva cibo e insegnava le norme igieniche.

Insieme ad una volontaria fondò, nel 1950, la congregazione delle Missionarie della Carità, presto crebbero di numero e la congrega crebbe in fretta, vestite come la casta più povera, in bianco e azzurro, le suore di Madre Teresa vivevano in un’austerità rigorosa.

Madre Teresa fece anche in modo di dare una morte dignitosa ai più poveri, che vennero ospitati in un ostello abbandonato nei pressi del tempio di Kali, la Casa Kalighat per i morenti, dove ogni persona, di ogni religione, poteva lasciare la vita secondo il suo credo.

Nel 1957 costituì delle cliniche mobili per curare i lebbrosi, e in seguito aprì un centro per i malati di lebbra a Tigarah, fino a quando il governatore del Bengala non diede un terreno alle missionarie per accudire i malati. Madre Teresa realizzò il villaggio di Shanti Nagar (“Città della pace”), in primo luogo per curare i malati ma anche per permettere loro di non sentirsi emarginati, di lavorare coltivando i campi, allevando animali e svolgendo attività di artigianato. 

Con i malati

La congrega di Madre Teresa iniziò ad espandersi al di fuori dell’India a partire dal 1965 quando Papa Paolo VI  dichiarò che le Missionarie della Carità erano ormai una “congregazione di diritto pontificio“.

La prima congregazione al di fuori dell’India nacque a Cocorote, in Venezuela, seguì un centro a Colombo (Sri Lanka) e poi ancora in AfricaAmericaAsia ed Europa… la mano di Madre Teresa si è espansa nel mondo portando aiuto ai più poveri.

Quando ricevette il premio Nobel non volle banchetti, e chiese che i soldi (all’incirca 6mila dollari) fossero invece utilizzati per aiutare i poveri di Calcutta, affermando che:

“le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo”.

Madre Teresa nella sua vita ha voluto sempre dare dignità a tutti coloro che accudiva, cercando di non isolare mai nessuno perché la sua idea di carità era anche il combattere l’isolamento sociale:

“Essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare”.

Madre Teresa era assolutamente contro l’aborto e i metodi di contraccezione, era apertamente contro il divorzio e sosteneva con forza le idee della chiesa cattolica, nonostante la sua idea di Dio fosse più aperta:

« C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti; è per questo importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore ed un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente. Attorno noi abbiamo 475 anime: di queste, solo 30 famiglie sono cattoliche. Le altre sono indù, musulmane, sikh… Sono tutti di religioni diverse, ma tutti quanti vengono alle nostre preghiere »

La vita di Madre Teresa è però costellata da controversie, molti affermano che le sue metodologie di cure per i malati fossero poco ortodosse, non conoscesse la terapia del dolore e che lasciasse volutamente soffrire i malati perché la sofferenza è un dono di Dio.

Madre Teresa con i bambini

Inoltre molti credono che lei in realtà tenesse per se molti dei soldi delle donazioni, delle quali non si riesce a risalire alla destinazione, perché è vero che lei aiutava i poveri ma con tutti i soldi che raccoglieva non si capisce come mai i poveri continuassero ad essere poveri anche all’interno delle strutture adibite alle cure. Bagni freddi e riutilizzo degli stessi aghi per le iniezioni sono solo alcuni degli esempi di indigenza in cui versavano i pazienti della Beata.

Madre Teresa non costruì mai un ospedale, solo case di accoglienza con condizioni igieniche poco raccomandabili, senza medici, volontari senza esperienza medica e con scarsa organizzazione. Si pensa soprattutto che i media fecero il grosso del lavoro, mostrare Madre Teresa come qualcuno che forse non era: un mito.

Indubbio è che questa donna aiutò i più poveri dei poveri quando nessuno lo fece, si riempì di empatia e visse a contatto con i malati e i moribondi, fondò un ordine di persone in grado di aiutare, seppur malamente, i più indigenti. Non operò come un medico ma operò come una suora, curò forse più con la preghiera che con le medicine, usò i soldi in maniera diversa da quello che ci si aspettava però quando si parla di Madre Teresa non si può fare a meno di pensare a qualcosa di buono, qualcuno che ha dato se stessa per i poveri, ha lasciato un segno, un segno di pace per tutti i popoli del mondo.

Madre Teresa di Calcutta con bambino

Madre Teresa: Le 24 domande e le 24 risposte

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore