Capita spesso di essere malinconici o nostalgici e vivere un misto tra tristezza, attesa, speranza e sofferenza. È quella sensazione che si prova quando il ricordo di qualcuno o qualcosa crea gioia ma allo stesso tempo strugge per la mancanza nel momento presente. È quindi un misto di sensazioni ed emozioni.

In italiano e così in moltissime altre lingue è davvero complicato trovare un termine che racchiuda tutte queste sensazioni in modo unico e suggestivo. Ma esiste una parola non appartenente alla nostra cultura, ma spesso usata, che descrive tutto questo: Saudade.

La nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.

(Milan Kundera)

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Saudade, origine di un vocabolo intraducibile

Molta è la confusione e la ricerca sull’origine del termine Saudade poiché molte sono le ipotesi sulla sua etimologia e quindi significato.

L’origine più certa sembra quella della cultura lusitana, antica popolazione indoeuropea che popolò la zona che corrisponde pressappoco al portogallo. Esso è infatti un termine molto diffuso nella cultura portoghese e anche brasiliana e difficilmente traducibile o spiegabile in altre culture o lingue.

Etimologicamente deriva dai termini latini solitùdo, solitudinis, ovvero solitudine, isolamento e salutare, salutatione, cioè saluto. Quindi in qualche modo rimanda al concetto di presenza-assenza, di qualcosa che saluto ma anche al senso di assenza e malinconia.

Molti sono gli autori e artisti che hanno provato con versi o altre forme d’arte ad esprimere questo concetto. Molte sono inoltre le culture che l’hanno fatto proprio e usano questo termine per esprimere un insieme di sensazioni che animano il cuore umano nei momenti di malinconia. È una parola con significato spirituale e aulico difficilmente esprimibile con immagini o concetti, ma solo provandolo si può capire cosa rappresenta.

La nostalgia è il desiderio di non si sa cosa. (Antoine de Saint-Exupéry)

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Saudade: proviamo a spiegare cos’è

Seppur assolutamente complicato, proviamo ad esprimere questo concetto che molti definiscono una forma di “malinconia brasiliana”. In Brasile esiste la giornata della Saudade, celebrata a gennaio, a dimostrazione di quanto questo concetto sia caro alla cultura portoghese e brasiliana.

È un’emozione che rimanda alla sensazione di malinconia, tristezza, nostalgia e sofferenza che però allo stesso tempo lascia un senso di speranza per il futuro e gioia per le bellezze vissute nel passato. È quella sensazione vissuta per l’assenza e la presenza nel ricordo di qualcosa o qualcuno di caro e amato, desiderato e non posseduto, perso e rimasto nel proprio cuore. Insomma, qualcosa che esprime tutto quello che è possibile provare quando si desidera o ricorda qualcosa che non c’è più verso cui il coinvolgimento emotivo è forte e ancora vivo in sé.

Si può quindi avere saudade per molte cose: per un amico, per la persona amata, per un ricordo del passato, per un cibo, per un’esperienza vissuta, per un luogo caro e del cuore.

Si tratta di una sensazione di cui si ha bisogno per non lasciare andare quella cosa tanto importante che la anima, per tenerla con sé perché nonostante la sofferenza, dona dolci ricordi e sensazioni piacevoli.

“La saudade che più fa male è quella della persona amata. Della pelle, dell’odore, dei baci. Della sua presenza e della sua assenza” -Miguel Falabella-

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Saudade: cosa fare

donna brasiliana pensierosa
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Cosa fate quando vi prende la malinconia? Cosa fare quando la Saudade prende il sopravvento?

La prima cosa che viene naturale e che, a mio avviso, è importante è accogliere e vivere le sensazioni. Troppo spesso quando si è malinconici o si vivono momenti misti tra ricordi preziosi e sofferenza si cerca di annullare il pensiero, di distrarsi, di trovare un modo per andare oltre. Il problema è che seppur a primo impatto funziona, l’emozione rimane, latitante dentro di noi per poi rifare capolino in un altro momento.

Vivete l’emozione, fatevi attraversare dal ricordo e dalle sensazioni belle e brutte e poi cercate di tenere le cose positive, le sensazioni piacevoli, accogliendo, osservando e poi lasciando andare la malinconia, la tristezza, la sofferenza.

Come?

Sicuramente l’assenza è faticosa, così come la perdita e il cambiamento, ma da ogni esperienza negativa si può crescere, migliorare e ricominciare. Bisogna quindi trovare il coraggio di osservare quanto ci è accaduto come parte di sé e come esperienza importante per aprirsi al nuovo.

Nessuno potrà mai portare via il ricordo, ma sicuramente è possibile scegliere se tenere dello stesso le cose belle, come ricchezza oppure viverle esse come qualcosa di perso per sempre.

Solo cercando di andare avanti si valorizza quello che è stato, perché un’esperienza ha valore ed è tale se modifica qualcosa in se stessi se, nel bene e nel male, porta ad un cambiamento che può dar vita a nuove emozioni, sensazioni e nuova vita che diventerà ricordi.

Oltre a vivere l’emozione e fare tesoro dell’esperienza è importante capire cosa è accaduto per imparare e non commettere, eventualmente, gli stessi errori, gli stessi passi falsi.

Vai, tristezza mia / E dille che senza di lei non può continuare/ Dille con una preghiera / Che torni / Perché non posso più soffrire / Basta saudade! / La realtà è che senza di lei / Non c’è pace né bellezza / Solo tristezza e malinconia / Che non mi lascia / Non mi lascia / Mai / Ma semmai tornerà / Se tornerà / che bellezza! / Che follia! (Tom Jobim e Vinícius de Moraes)

Milena Rota

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Psicologa e psicologa dello sport. Attenta al benessere della persona ad ampio raggio, ama lo sport e specialmente camminare in mezzo alla natura. La montagna è la sua passione. È determinata, sempre in movimento e a caccia di nuovi stimoli e spunti. Crede fortemente nel lavoro di equipe dove “tante teste possono suonare insieme per dare voce ad una bellissima melodia”. Lavora principalmente presso uno studio privato multidisciplinare (Centro Elpis di Ispra -Varese), dove si occupa prevalentemente di tematiche relative all’età dello sviluppo e di performance sportiva. Componente di equipe accreditate dall’AST-Insubria per la prima certificazione dei Disturbi dell’Apprendimento (DSA). Frequenta un master di specializzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” (Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry)