Non sono più tanto giovane e quando ho scoperto di aspettare un bambino è stata una gioia immensa, un piccolo miracolo.

Il mio compagno è il mio arcobaleno, arrivato nella mia vita dopo tanta pioggia, e il bimbo è il nostro “Piccolo Sole”.
La prima volta che abbiamo sentito battere il suo cuoricino era un suono fortissimo, la seconda debolissimo.

Il mio primo figlio mi ha insegnato che “il corpo è come luce di un lampo: appare e svanisce”. Sono convinta che il nostro Piccolo Sole abbia un progetto molto grande da realizzare e siamo fieri di essere stati scelti da lui come genitori e di averlo potuto aiutare. Ci sono progetti che durano anni, mesi, ma anche solo poche settimane: è l’anima che s’incarna a scegliere.

Probabilmente a livello animico abbiamo sempre saputo che nostro figlio sarebbe rimasto pochissimo con noi su questa terra e se per la nostra mente razionale è una cosa inaccettabile, per la nostra anima, che opera secondo modelli energetici più elevati, non lo è, per questo abbiamo deciso di accoglierlo ed amarlo incondizionatamente.

Quando ami incondizionatamente cambi il tuo metodo di pensiero e sposti la centralità della consapevolezza dal senso dell’io alla relazione.
Mantenere la consapevolezza nel senso dell’io ci limita: limita la possibilità di essere intensamente vivi e di essere felici.

E’ come quando riceviamo un abbraccio: se manteniamo la consapevolezza nel senso dell’io giudicheremo l’azione e allora questo abbraccio sarà troppo stretto, troppo delicato, poco passionale, poco amorevole, finto, distratto, superficiale, a questo abbraccio mancherà sempre qualcosa e vivremo una vita di sofferenza e di fatica.

Spostando la centralità della consapevolezza dall’io alla relazione, invece, tutto diventerà bellissimo, meraviglioso: se ci spostiamo al centro, se diventiamo l’abbraccio stesso, al di là del giudizio, potremo percepire ogni minima sensazione intensamente, totalmente, e sarà come essere vivi ad un’intensità maggiore.

Sento la mancanza del mio piccolino ogni giorno, all’inizio era così forte da togliermi il respiro.

Ma, come dicono gli sciamani, “ la vita non è una questione di presenza, ma di mancanza. Non c’è attimo in cui ai vivi non manchi qualcosa: l’amore, la ricchezza, la bellezza, la libertà.”

“L’esistenza non è un dato di fatto, piuttosto volontà di esistere, sogno, aspirazione.
È la condizione di chi aspira, di chi sogna, desidera, ama, e, di conseguenza, prova mancanze. L’esistenza è una pura questione d’amore.
Nell’amore si desidera, ma non si possiede.
Questa condizione in cui si desidera senza possedere, si sfiora senza afferrare, si respira la vita senza trattenerla, è uno stato di pura poesia.
Purtroppo gli essere umani vogliono il controllo sulla vita, per questo sviluppano gli attaccamenti, 1500 attaccamenti, ci dice il Buddha: 500 nel corpo, 500 dell’emotività, 500 della mente. A causa di questi attaccamenti gli individui provano dolore nelle mancanze e vedono tutto alla rovescia: anziché cerebrale i loro vuoti, cercano di riempirli.
Grazie alle nostre mancanze, invece, una certa parte di noi può esistere nel mondo sotterraneo delle ombre. Come un seme, una ghianda, questa parte di noi si potenzia nell’infero, matura e infine dà origine a una meravigliosa quercia.”

Se vogliamo fare della nostra vita un’opera d’arte dobbiamo imparare a contemplare le nostre mancanze, dando ad esse attenzione cosciente, permettendo loro di esistere, coltivando ogni singola sensazione che esse producono nel nostro corpo.
Solo così le nostre mancanze diverranno forze immense.
Sono stata molto male anche fisicamente quando ho dovuto abortire il mio piccolo senza vita. Per “lasciarlo andare” ho provato un dolore fortissimo e più respingevo quel dolore più soffrivo. Solo quando ho iniziato ad avere fede in quel dolore, e soprattutto nella mancanza che provavo, ho iniziato a stare meglio.

“Ciò che manca non è assente, è invisibile, è spirito.”

E ho sentito nuovamente la presenza del mio Piccolo Sole, non più dentro di me, ma accanto a me, siamo separati, ma non divisi.

E quando il suo papà un giorno mi ha confessato di aver paura di non aver fatto abbastanza io ho potuto rispondergli: – “Sono convinta che abbiamo dato il massimo per quel preciso momento e il piccolo lo sa. E lui ci darà cento volte tanto, ma dobbiamo essere lucidi, radicati e con il cuore aperto per prendere tutto quello che ha da darci e registrare tutto quello che ha da insegnarci. Ci ama incondizionatamente, non concentriamoci sulle nostre piccolezze, ma sulla nostra grandezza, solo così potremo nutrirci e lasciarci inondare dalla sua grandezza e dalla sua luce, perché davvero è un Piccolo, Grande Sole! È e sarà per sempre il nostro Piccolo Grande Sole.”

Da adesso in poi il nostro mantra sarà: “Cuore aperto per il nostro Piccolo Sole!”

Ce lo dobbiamo ricordare a vicenda quando saremo arrabbiati, delusi, frustrati, tristi, perché il presente è relativo e solo le cose eterne come lui hanno un senso per cui la cosa che conta è solo l’Amore.-

“Le mancanze sono qui per guidarci verso la realizzazione della missione dell’anima. Dobbiamo benedirle e avere fede nella loro consapevolezza, che trascende quella della mente.”

Quante volte abbiamo usato il nostro mantra!
Un mantra è una sillaba, una parola, una frase, un’affermazione, capace di mettere a tacere tutte le obiezioni della mente. Un suono ripetuto più e più volte che non lascia spazio ad altri suoni, ad altri pensieri, un suono capace di spegnere la mente e di farci uscire dal controllo per creare, nel silenzio, oltre noi stessi, oltre i nostri limiti mentali.

E lo sapete da dove viene il potere di un mantra?
Dal cuore! Perché un vero mantra non segue le leggi della logica, ma quelle dell’amore e porta in sé musicalità, bellezza e poesia. E soprattutto un mantra deve essere in armonia con l’intenzione che vibra nel nostro corpo, non con gli schemi soffocanti della mente.

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“L’anima ha ali che la mente non vede. Per poter dispiegare le proprie ali l’anima ha bisogno dell’immensità del vuoto”.

Mi piace pensare di aver aiutato Piccolo Sole ad usare la Terra come una rampa di lancio per salire a livelli energetici più alti entrando in una dimensione superiore.
E quando io e il suo papà riusciamo a creare il vuoto dentro di noi, proprio in quel momento riusciamo a salire e a volare con lui verso ciò che siamo nati per essere.

“Le mancanze sono qui per guidarci verso la realizzazione della missione dell’anima. Dobbiamo benedirle e avere fede nella loro consapevolezza, che trascende quella della mente.”

Qualunque sia la mancanza che proviamo diamole attenzione cosciente.

Diamo noi stessi alla mancanza che proviamo, fino a dissolverci in essa.
“Allora l’amore sarà tutto ciò che rimane… e sarà bello, sarà pieno, sarà presenza, sarà ottenimento, compimento, realizzazione.”
Imparando a contemplare le nostre mancanze, dando ad esse attenzione cosciente, permettendo loro di esistere, coltivando ogni singola sensazione che esse producono nel nostro corpo, diverranno forze immense.

E allora che tu senta la mancanza di denaro, di un lavoro fisso, di riconoscimento, amore, compagnia, salute, sonno profondo o pace, crea il tuo mantra e ripetilo più volte durante la giornata, ogni volta che la tua particolare mancanza ti assale.
Ripetilo soprattutto prima di addormentarti e al risveglio.
Ripetilo vocalmente quando sei solo e silenziosamente quando ci sono altri.

“Ogni volta pensa di offrire te stesso al silenzio, al vuoto, al nulla, per svanire e creare oltre te stesso”.

Buona vita.

Chiara Benini

Bibliografia
“Ci credo, ci riesco”, Selene Calloni Williams, Edizioni Mediterranee

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