Hermann Hesse, artista e Premio Nobel per la letteratura, nacque il 2 luglio 1877 in Germania, in una famiglia pietista che gli impartì un’educazione assai rigida, dove l’arte non aveva il suo posto ed era considerata come superficiale.

Hermann Hesse un giorno scrisse in proposito alla sorella Adelaide: “Accadeva spesso che mamma e papà esprimessero approvazione per una poesia o un componimento musicale, aggiungendo però subito che tutto ciò, naturalmente, era solamente atmosfera, solamente vuota bellezza, solamente arte, senza mai attingere un valore elevato come la morale, la volontà, il carattere, ecc. Questa teoria mi ha rovinato l’esistenza e da essa mi sono distaccato senza possibilità di ritorno“.

Questo non gli impedì di diventare un Artista, con la “A” maiuscola, non tanto perché era scrittore, poeta, aforista e pittore allo stesso tempo ma perché la sua arte era ricca di significati che andavano ben al di là dell’aspetto puramente estetico dell’opera: intrise di significati morali, filosofici e psicologici che esaltavano sia i turbamenti che le profonde trasformazioni di cui era ricca la sua vita interiore, alcune delle sue opere, marcatamente influenzate dalle sue sedute psicanalitiche con C. G. Jung, descrivevano il viaggio interiore alla scoperta del Sé e dei misteri dell’esistenza.

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Le sue opere sono ricche di insegnamenti ma oggi vorrei parlarti della vita di questo grande scrittore e delle lezioni che la sua vita ci ha lasciato in eredità.

Cerca la tua identità, la tua vocazione: è ciò che eleva l’essere umano

“La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a se stesso.”

Hermann Hesse maturò una visione dell’arte totalmente diversa da quella dei suoi genitori, a tal punto da farne il pilastro della sua vita. Anche se nutriva poche speranze sul fatto che l’arte potesse cambiare la società, sentiva che poteva cambiare profondamente l’uomo.

L’arte, il compimento della soddisfazione interiore, significava connettersi con un senso profondo ed essenziale associato al termine ‘casa’. Questa casa però non era la casa dei suoi genitori. Era piuttosto un ritorno a qualcosa di intangibile, legato a un’intuizione, ma unico per ogni individuo. Era un ritorno e un’andata alla stesso tempo e poteva essere raggiunta solo attraverso l’arte, ovvero attraverso la faticosa formazione di sé stessi.” scrive Barbara Spadini sul rapporto tra Hermann Hesse e l’arte.

Fu attraverso questo mezzo ripudiato dalla sua famiglia che Hermann Hesse maturò un viscerale desiderio di scoprire la sua identità e di scoprire i misteri del mondo; cosa che fece grazie alla psicologia analitica junghiana, lo studio del buddismo, dell’induismo e del gnosticismo, l’arte e la filosofia.

Anche se si comportò in netto contrasto con l’ideologia dei suoi genitori, il suo passato familiare ebbe una grande influenza su di lui: era conscio dell’influenza che il suo albero genealogico aveva sulla sua vita.

Fu infatti influenzato dalla vita dei suoi nonni, di cui portava il nome: “Per raccontare la mia storia devo incominciare dal lontano inizio. Se mi fosse possibile, dovrei risalire molto più addietro, fino ai primissimi anni della mia infanzia, e più oltre ancora nelle lontananze della mia origine.

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L’arte aiuta a diventare degli esseri umani migliori

Attraverso i suoi romanzi e poesie, colmi di elementi autobiografici, Hermann Hesse rievocò gli episodi del passato che gli avevano causato dolore facendo della scrittura uno strumento di autoanalisi, di riflessione sul mondo e di evoluzione interiore.

“Io so quanta vita interiore e quanto sangue rosso vivo ogni singolo verso genuino deve aver bevuto, prima di poter alzarsi in piedi e camminare da solo.”

I suoi protagonisti vivevano nell’immaginario ciò che l’autore aveva esperito: i timori sul futuro legati alla guerra e alla violenza perpetrata sugli esseri umani in nome di ideologie di potere, le tensioni interiori legate alla religione e ai suoi divieti, le domande esistenziali sul significato della vita e la ricerca di della pace interiore malgrado i mali interiori che non gli davano pace: soffriva da anni di depressione.

Hermann Hesse

La trama delle sue opere evidenziava spesso quanto l’individuale e il collettivo erano legati, la riflessione sull’identità si muoveva avanti e indietro verso una dimensione collettiva che influiva a suo turno bene o male sul singolo, portandolo sia alla virtù che al vizio, con la consapevolezza che la vita è fatta di queste due forze antagoniste.

Dalla crisi possono nascere le opere più belle

“Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.”

Attraverso l’arte e la scrittura in particolare, Hermann Hesse diede voce a quelle tempeste interiori che riuscì a governare grazie al movimento della sua piuma: la scrittura diventò uno strumento per esprimere il lato nascosto dell’identità, l’arte si trasformò in un ponte tra invisibile e manifesto che permetteva di canalizzare e sublimare gli impulsi dell’inconscio: il dolore si trasmutava in arte grazie all’inchiostro.

In Demian, romanzo di formazione scritto nel 1919, Hermann Hesse scrisse alcuni passaggi delle sue conversazioni con il dott. Lang, collaboratore di C. G. Jung col quale fece un percorso psicoanalitico per uscire da uno stato di crisi profonda. Questo percorso gli diede l’ispirazione per scrivere il romanzo: “Ma tutte [le conversazioni], anche le più umili, colpivano con leggere e costante martellio il medesimo punto dentro di me, tutte contribuivano a formarmi, a rompere gusci di uova da ognuno dei quali alzavo il capo un po’ più in alto, un po’ più libero, finché l’uccello giallo con la bella testa di rapace erompeva da frantumato guscio del mondo.

L’Aurora, di Salvador Dalì (1948)

Questa piuma sofferta gli permise di sviluppare uno stile letterario che gli valse un premio Nobel nel 1946 “Per la sua scrittura ispirata che nel crescere in audacia e penetrazione esemplifica gli ideali umanitari classici, e per l’alta qualità dello stile”.

Col senno di poi è curioso notare quanto le sue opere abbiano influenzato la mente dei suoi lettori, sfatando la sua credenza iniziale: l’arte in realtà, cambiando gli uomini, può davvero aiutare a cambiare la società. Un albero non potrà di certo cambiare il volto di una foresta ma i suoi frutti, alberi in potenza, potranno di certo farlo col trascorrere di molte stagioni.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
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