C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sarebbe piaciuto abitare nel regno del “Per sempre”.
Stavo vivendo quella che per me era una favola: mi ero infatuata in vacanza in un villaggio turistico, del mio maestro di vela, che mi aveva corteggiata riempiendomi di complimenti e attenzioni, facendomi sentire bella e desiderata. Avevo chiuso da poco una lunga relazione travagliata da cui ero uscita con l’autostima sotto ai piedi e quell’animatore aveva capito esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Quando arrivò il giorno della mia partenza gli dissi che solo il pensiero di non averlo più nella mia vita mi faceva stare malissimo. Lui mi rispose che tutte le cose hanno un inizio e una fine e che era felice che mi sentissi così perché gli confermava che non ero “una ragazza da una avventura”.
Quella che per me era stata una favola, per lui era stata solo un’avventura!
Mi salutò facendomi promettere di trovare un ragazzo buono capace di amarmi davvero.
Per un bel po’ ho preferito credere alla mia favola raccontandomi un sacco di storie per rafforzare il “…e vissero per sempre felici e contenti!”

Mi sono aggrappata alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, ai vecchi ricordi invece di farmene di nuovi. Vivevo il cambiamento come una morte fino a quando iniziai a soffrire di attacchi di panico.

Quando viviamo qualcosa che per noi è molto bello, sapere che ci sarà anche la fine di quel momento e la sua inevitabile trasformazione in qualcos’altro ci può spaventare, ma ci è invece di grandissimo aiuto quando viviamo una situazione difficile. Sapere che ogni dolore, anche quello più insopportabile, è temporaneo, sapere che ha un’inizio e una fine ci fa stare subito meglio.

Grazie agli attacchi di panico iniziarono a salire in superficie tutte le mie paure, dolori, convinzioni, condizionamenti, le mie false credenze più profonde.

Era arrivato per me il tempo di crescere, di passare attraverso il cambiamento, permettendo al buio di emergere per poi rinascere.

Il cibo dell’anima è l’attenzione cosciente, solo nutrendo le mie emozioni negative stando nel presente sono riuscita a non esserne più in balia, e a dare loro l’energia necessaria per cambiare.
Solo abbandonando il regno del “Per sempre” e trasferendomi in quello del “Qui e ora” ho iniziato a vedere che nella vita ogni cosa è soggetta al cambiamento.
Come viviamo il cambiamento, invece dipende solo da noi.

“Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita.
Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta.”

Probabilmente molti di voi, grazie ad esperienze di vita diverse o simili alla mia, sono giunti a questa stessa conclusione.
Succede spesso però che in alcuni momenti o fasi della nostra vita vorremmo cambiare, ma non ci riusciamo.
Questo perché ogni cambiamento esterno, che si tratti di relazioni, di lavoro o di qualunque altro aspetto, deve sempre partire da un cambiamento interiore.
E infatti spesso inconsciamente vediamo cambiare le cose quando cambiamo noi.

“L’anima impara solo quando è pronta e non prima e un cuore si sveglia quando è giunto il suo momento e non prima.”

Ma per intervenire sugli impedimenti inconsci che ci limitano a modificare ciò che vogliamo, può esserci di grande aiuto il Mantra: Sa Ta Na Ma.

“Lo Yoga riconosce che, se vogliamo fare dei cambiamenti nella nostra vita, dobbiamo cambiare noi stessi. Lo Yoga opera dal principio che la nostra realtà interiore crea la nostra realtà esterna. Dobbiamo modificare la nostra frequenza vibrazionale in modo da attrarre a un livello diverso. La nostra frequenza deve corrispondere a quello che vogliamo manifestare. E altrettanto importante, dobbiamo cancellare la nostra programmazione subconscia in modo che non possa sabotare il nostro intento cosciente. Perché in effetti, è la programmazione nel nostro subconscio che crea la nostra realtà.”

 

I Mantra sono strumenti potenti per la pulizia e la ristrutturazione del subconscio.
“Sat Nam” e il suo derivato “Sa Ta Na Ma” sono i due mantra di base insegnati da Yogi Bhajan per riorientare la mente e quindi aprirci alla possibilità di cambiamento trasformazionale.

“Sat Nam” (il Suo Nome è Verità) semina la verità nella nostra coscienza, risvegliandoci alla nostra identità divina. “Sat Nam” è il seme o bij mantra.

“Sa Ta Na Ma” incorpora i suoni essenza di “Sat Nam”.
“Sa Ta Na Ma” utilizza i suoni primordiali dell’Universo per collegarci alla natura evolutiva dell’esistenza stessa. E’ denominato “Panj Shabd”, un mantra con cinque correnti sonore (SSS, MMM, TTT, NNN, AAA).
Quando recitiamo il “Sa Ta Na Ma” noi imprimiamo il codice evolutivo dell’Universo nella nostra psiche umana.

SA è l’inizio, l’infinito, la totalità di tutto ciò che è sempre stato, è o sarà.
TA è la vita, l’esistenza e la creatività che si manifesta dall’infinito.
NA è la morte, il cambiamento e la trasformazione della coscienza.
MA è rinascita, rigenerazione e risurrezione, che ci permette di sperimentare consapevolmente la gioia dell’infinito.

“Sa Ta Na Ma” è così primordiale che il suo impatto sulla nostra psiche è come dividere un atomo. La potenza di questo mantra deriva dal fatto che riorganizza il subconscio al livello più elementare. Esso ha il potere di rompere le abitudini e le dipendenze, perché accede al livello della mente, dove si creano abitudini.

Yogi Bhajan disse che “i modelli di comportamento sono il risultato della radianza della psiche e della frequenza del campo magnetico in relazione alla psiche universale e alla forza magnetica”.

La radianza della psiche dipende dal funzionamento attivo di entrambe le ghiandole pituitaria e pineale. La ghiandola pituitaria regola tutto il sistema ghiandolare. La secrezione della ghiandola pineale crea una radiazione pulsante che attiva la ghiandola pituitaria. La mente va fuori equilibrio quando la ghiandola pineale è dormiente; sembra impossibile rompere le dipendenze fisiche e mentali. Il mantra “Sa Ta Na Ma” descrive il continuo ciclo della vita e della Creazione ed è un potente strumento per ricreare l’equilibrio nella mente e per avviarci verso il cambiamento.”

Fonte: Gururattana Kaur; Adattamento e traduzione di Onkar Singh Roberto

Ma adesso vediamo in cosa consiste la pratica

LA TECNICA**

Sedete in posizione facile con la schiena diritta.

Meditate al terzo occhio e create i cinque suoni primari, o Panj shabad: S, T, N, M, A, nella forma-parola originale:

SA – infinito, cosmo, inizio;

TA – vita, esistenza;

NA – morte;

MA – rinascita.

Questo è il ciclo della creazione, l’intero ciclo cosmico. Dall’infinito viene la vita e l’esistenza individuale. Dalla vita viene la morte o cambiamento. Dalla morte viene la rinascita della coscienza alla gioia dell’infinito attraverso la quale la compassione riconduce alla vita.

Ogni ripetizione dell’intero mantra dura 4 o 5 secondi.

Mentre cantate, con la punta di ogni dito delle mani dovete toccare ritmicamente il pollice con una pressione ferma.

Ogni volta che formate una mudra riunendo il pollice con una delle altre dita, il vostro ego sigilla l’effetto di questa mudra nella coscienza. L’effetto di ghyan mudra è la conoscenza; quello di shuni mudra è la saggezza, l’intelligenza, la pazienza e la disciplina; quello di surya mudra è la vitalità, l’energia vitale; quello di budhi mudra è l’abilità di comunicare.

Questa corrente sonora viene rappresentata musicalmente in questo modo:

Mentre pronunciate il suono SA, con l’indice, che rappresenta l’energia del pianeta Giove, toccate il pollice e formate ghyan mudra (conoscenza)

Con il suono TA unite il medio, energia di Saturno, con il pollice e formate shuni mudra (disciplina)

Con il suono NA unite l’anulare, il dito del Sole, al pollice e formate surya mudra (vitalità)

Infine con il suono MA premete il mignolo, il dito di Mercurio, con il pollice e formate la bhudi mudra (capacità comunicativa)

Poi ricominciate il ciclo mantenendo la medesima relazione tra mantra e mudra.

Il pollice rappresenta l’essere individuale, l’io.

Nel Kirtan kriya, il mantra va proiettato nei tre differenti linguaggi della coscienza:

— il linguaggio degli uomini, che rappresenta il mondo e le cose materiali, ed è espresso dalla voce normale o alta;

— il linguaggio degli amanti, che rappresenta il ’desiderio di appartenere’ a qualcuno, e si esprime per mezzo di un forte sussurro;

— il linguaggio divino, che rappresenta l’infinito, ed è silenzioso: pura proiezione mentale.

Cominciate il Kirtan kriya salmodiando il mantra con voce normale per 5 minuti, poi passate al suono sussurrato con forza e continuate per altri 5 minuti, quindi andate nel profondo del suono silenzioso continuando a vibrare il mantra in silenzio (e continuando sempre il ritmico movimento delle dita) per un totale di 10 minuti. Poi ritornate al suono sussurrato per altri 5 minuti e infine alla voce normale ancora per 5 minuti.

Riassumendo:

5 minuti cantato ad alta voce

5 minuti sussurrando

10 minuti in silenzio vibrandolo nella mente

5 minuti sussurrando

5 minuti ad alta voce.

Alla fine, inspirate profondamente ed espirate.

Per uscire completamente dalla meditazione, distendete le braccia verso l’alto, stiratele bene e tenete le dita delle mani più distese e aperte che potete. Fate diverse respirazioni lunghe e profonde e poi rilassate.

**Kundalini Yoga KIRTAN KRIYA di Yoghi Bhajan

Potete anche praticare seguendo questo video:

E che cambiamento sia!

Chiara Benini