Ho sempre avuto un debole per il Giappone, per la sua cultura, per le sue usanze, per la sua attenzione alla natura e ai suoi cambiamenti, non a caso il mio nuovo appartamento si chiama Miyabi.
Miyabi e’ uno dei dieci ideali tradizionali dell’estetica giapponese che, più che una filosofia, e’ una vera e propria guida di vita.

L’estetica giapponese ha avuto origine principalmente dalla visione del Buddismo Zen che considera la natura evanescente ed non permanente.
In effetti, se ci pensiamo, tutte le immagini in natura cambiano continuamente e svaniscono (diventando altro) prima che le si possa afferrare: il bruco diventa crisalide e la crisalide farfalla. Niente in natura viene sprecato, ogni cosa si dà per essere trasformata e perché lo farebbe se non per amore? E se la natura e’ la manifestazione dell’amore, la bellezza in natura e’ la forma sotto cui l’amore si rende visibile e noi, per carpirne i segreti più profondi, non dobbiamo fare altro che contemplarla.

Nel Buddismo il concetto di tempo e’ circolare e non lineare, proprio come in natura, dove le stagioni si susseguono ciclicamente senza un inizio o una fine precisa.
L’estetica giapponese nasce dall’osservazione della natura che viene considerata una maestra capace di insegnarci a superare le nostre paure, a liberarci dai nostri attaccamenti e a percepire l’invisibile (ciò che appare per poi svanire) per sentirci più sani, liberi e felici.
Prima di svelarvi il significato di Miyabi mi piacerebbe parlarvi dei dieci ideali tradizionali dell’estetica giapponese attraverso delle immagini naturali in cui vi consiglio di immergervi fisicamente non appena ne avrete la possibilità.

La prima immagine e’ quella dei fiori di ciliegio, che con la loro rapida fioritura rappresentano la bellezza passeggera della vita: capaci di sbocciare prima e in modo più appariscente di altri fiori e allo stesso tempo tanto delicati e fragili da poter essere staccati da un semplice alito di vento.
Questi fiori rappresentano al meglio l’ideale “mono no aware”.
Mono no aware” indica il pathos delle cose che svaniscono ed e’ proprio l’evanescenza, la bellezza della loro capacità di svanire che evoca emozione e pathos in chi li guarda.
Per questo la contemplazione di fiori di ciliegio, ma anche di mandorlo, albicocco, pesco, mossi dal vento, lo stare accanto a questa pioggia leggiadra e colorata, sviluppa in noi la forza di amare incondizionatamente le persone e gli eventi per ciò che sono in ogni singolo istante, senza volerli controllare.

La seconda immagine è quella di un albero contorto e nodoso, o ricurvo o dalla corteccia spelacchiata che rappresenta l’ideale “wabi sabi”.
Wabi sabi” indica la bellezza della semplicità, dell’umiltà e dell’imperfezione come componenti fondamentali della bellezza.
Osservando quest’albero entra sintonia con la fragilità, l’incompiutezza delle forme, la semplicità e l’umiltà della natura godendo della bellezza di ciò che è meno appariscente.
Nella vita di tutti i giorni “wabi sabi” e’ percepire la bellezza in un oggetto rotto e aggiustato, piuttosto che in uno nuovo; imparando a fare questo saremo protetti dalla tristezza che ci attanaglia quando ricerchiamo una perfezione che non esiste in natura e svilupperemo la capacità di trarre piacere dalle piccole cose.

La terza immagine e’ quella di un uccello, di un animale o un insetto che incontri passeggiando nella natura. Può essere un passerotto, una libellula o uno scoiattolo e quando riesci a vederlo ripeti dentro di te:
“Questo e’ il momento giusto per noi di entrare in contatto”.
Medita sul fatto che non e’ un caso se ti trovi lì proprio in quell’istante per vedere il passaggio veloce di quell’insetto o di quell’uccello, ma e’ il frutto del ritmo che lega tra loro tutte le cose nella natura, te compreso.
Il principio del giusto ritmo e del giusto momento e’ “Jo-ha-kyu”.
Se ci pensi tutto nella natura segue questo principio: i fiori sbocciano nel giusto momento, gli animali escono dalla tana nel giusto momento, le uova si schiudono nel giusto momento.
Saper cogliere il giusto momento è una questione di istinto e meditare su queste immagini ci aiuta a sintonizzarci con l’armonia universale e ad essere spontaneamente opportuni, cioè capaci di fare o dire la cosa giusta al momento giusto, senza sforzo.

La quarta immagine é quella di animale, un insetto, o una pianta che vive nel sottobosco, e sta a rappresentare l’ideale “yugen”.
Yugen” tradotto letteralmente significa “leggermente scuro” e sta ad indicare il fascino di tutte le cose in penombra.
Quando cammini nella natura: in un bosco, una pineta o in un parco, cerca di essere consapevole di quello che c’è nell’ombra. In questi luoghi infatti, quello che vediamo alla luce del sole è solo una parte infinitesimale rispetto a ciò che sta nell’ombra, rispetto a tutto ciò che non è illuminato e quindi fuori dalla portata del nostro sguardo ordinario.
Per sviluppare la tua visione sottile, allenati a percepire tutto quello che sta nella penombra: animali, insetti, piante del sottobosco, che magari non riesci a vedere, ma da cui sei a tua volta osservato. Per fare questo, mentre cammini in questi luoghi, prova a chiudere gli occhi per brevi istanti e cerca di vedere oltre quello che i tuoi occhi ordinari hanno appena visto.

La quinta immagine e’ quella di un tramonto, qualcosa di bellissimo che però non puoi toccare.
Contemplane l’incanto sentendo dentro di te che il non poter toccare ciò che ti attrae aumenta il tuo godimento della bellezza. Se ti alleni ad assaporare la bellezza che non puoi toccare, ti ritroverai meno compulsivo e meno ansioso, e farai esperienza dell’ideale “Iki”, un termine che da un punto di vista psicologico rimanda al superamento dell’ansia. Infatti iki fa riferimento alla capacità di godere dei piaceri della carne senza compulsivita’, con distacco ed eleganza.
Chi sa fare questo è più magro e sensuale, perciò l’emblema di iki è la donna molto magra ed eroticamente attraente.

La sesta immagine e’ legata all’ideale “shibusa”: è bello ciò che è naturale.
Per sviluppare quest’aspetto della tua personalità fai in modo che gli ambienti dove vivi siano più naturali possibili: ricchi di materiale naturale come il legno, per esempio.
Shibusa” fa anche riferimento alla bellezza come capacità di sottintendere, di lasciare aperte numerose interpretazioni, di riempire l’immagine di contenuti da parte dell’osservatore.
Per afferrare questo, quando ti immergi nella natura, senti che ogni immagine che vedi è simbolo. L’etimologia della parola “simbolo” conduce al significato di “mettere insieme”, far coincidere, e fa dunque pensare alla metà di qualcosa che deve ricongiungersi all’altra parte di sé.
Per fare questo cerca di percepire le immagini che vedi in natura come simboli che devono condurti da un’altra parte, una parte invisibile agli occhi comuni, ma afferrabile con il cuore.
Prova così: cerca un’immagine straordinariamente bella come una magnolia giapponese in fiore in una giornata di sole e rivolgiti ad essa con una preghiera:

“Ti prego, ricongiungimi all’altra metà di te, affinché io possa comprenderti in un abbraccio e, comprendendo te, io possa comprendere me!”.

Immagina di abbracciare lo stesso albero completamente spoglio, coperto di brina in una giornata uggiosa e di comprenderlo così fino in fondo, consapevole che anche dentro di te c’è qualcosa di straordinariamente bello che ha bisogno di ricongiungersi con l’altra sua metà fatta di esperienze buie e dolorose.
Facendo questo sentirai una profonda comunione con la natura, con la tua anima e con la sua missione, nella quale si esprime la ragione per la quale la tua anima è venuta nel mondo.

La settima immagine e’ quella di un albero tinto dai colori autunnali, dalle foglie meravigliosamente rosse o gialle. Ora sii consapevole di ciò che manca, come le foglie verdi e rigogliose dell’estate. Ringrazia il verde che manca. Puoi fare lo stesso con un albero in fiore, sentire che mancano i frutti e ringraziare i frutti. Oppure puoi osservare un fiore e percepire la mancanza del bocciolo e ringraziare il bocciolo e ancora contemplare una distesa di muschio completamente in ombra e ringraziare il sole.
Allenandoti a fare questo imparerai a fronteggiare la mancanza e a trasformarla in una risorsa secondo l’ideale “yohaku-no-bi”: la bellezza di ciò che manca.

L’ottava immagine che ti invito a contemplare e’ quella di un uccello o meglio le pause di silenzio nel canto di un uccello. L’ideale “ma” fa riferimento al fatto che la bellezza e’ nel vuoto: come la melodia è nelle pause di silenzio tra una nota e l’altra, così la bellezza e’ nel vuoto tra un’apparizione e l’altra. Portando la tua attenzione sulla bellezza del vuoto comprenderai l’importanza di fare spazio nella tua vita ad ogni livello, per creare spazi di trasformazione in cui potranno succedere cose meravigliose.

La nona immagine e’ quella di un mazzolino di viole o di margherite, il dono preferito che mi fanno i miei bambini del nido quando usciamo in giardino. I fiori recisi rappresentano l’ideale “kire” che significa “tagliato fuori” e indica l’essere separato come stato indispensabile alla consapevolezza della continuità dell’impermanenza.
L’ikebana, la composizione di fiori recisi, è un esempio di kire.
I fiori che sono tagliati fuori dal fluire della vita, in quanto recisi, non fanno che sottolineare la continuità dell’impermanenza della vita stessa nel loro appassire e tornare alla terra da cui originano altri fiori in un ciclo ininterrotto. La morte e’ la garanzia dell’esistenza dell’immortalità. Per fare l’esperienza di kire, quando contempli un albero, un fiore o un filo d’erba, chiediti dove sia la nascita e dove la fine di ciò che stai contemplando.

Dov’è la creazione dell’albero? Nel seme? Ma il seme non può esistere senza l’albero e l’albero non può esistere senza seme. Il ciclo è ininterrotto. Nel buddhismo tutte le immagini sono viste come eternamente presenti, tutto e’ nel qui e ora. Tutto è come luce di lampo: appare e svanisce continuamente nell’attimo presente.
La morte e’ ciò che permette all’osservatore di sviluppare la consapevolezza della continua impermanenza di tutte le immagini, le quali sono eternamente non nate, mai create, mai reali, mai irreali. Non c’è creazione né distruzione, ma solo apparire, svanire e riapparire: come chiudere gli occhi e riaprirli, come espirare e inspirare. Allenandoti a fare questo ti proteggerai dalla paura e dal vittimismo.

E ora finalmente posso svelarvi il significato del decimo ideale di bellezza Miyabi.
Miyabi indica la bellezza della quiete o la quiete come dimensione in cui è possibile gustare la bellezza. La quiete presuppone essenzialità poiché la mancanza di essenzialità crea confusione e ansia. L’essenzialità e’ anche eleganza e la quiete e’ anche cortesia. Perciò miyabi è l’insieme di quiete, essenzialità, eleganza e cortesia.
Ho chiamato la mia nuova casa Miyabi con l’intenzione di portare negli spazi in cui abito e lavoro l’eleganza dell’essenzialità per ridurre la confusione che fomenta l’ansia, solo così potrò apprezzare la stessa quiete che provo immersa nella natura.

Chiara Benini

Bibliografia
Shinrin-Yoku l’immersione nei boschi, Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Edizioni Studio Tesi