Nascere con un handicap fisico è spesso motivo di grandi preoccupazioni perché la maggior parte di noi è abituata a percepire la menomazione come un ostacolo. C’è chi si fa abbattere dal peso della diversità, chi riesce a sostenerlo, chi impara a trasformare la “debolezza” in forza. Cosi è stato per la ballerina e pittrice Simona Atzori, nata a Milano il 18 giugno 1974 da genitori di origine sarda. Una bimba come tante se non fosse stato per le sue braccia, di cui è priva dalla nascita.

Una storia, la sua, che ci insegna non solo ad amare la vita, ma a comprendere che i talenti personali non sempre si celano nei punti di forza. La vocazione può nascondersi nelle ferite, nelle mancanze, nelle debolezze che, vissute da un’altra prospettiva, più ampia, si rivelano preziose. Forse più difficili da riconoscere e da gestire, soprattutto agli inizi, ma ricche di meraviglia.

La vita di Simona Atzori

Non mi sono mai chiesta con dolore perché Dio abbia voluto che proprio io nascessi così, senza le braccia, ma ho sempre pensato perché Dio invece mi avesse dato così tanto. Mi ha semplicemente disegnata così perché mi aveva in mente così“. Con queste parole si descrive Simona in un’intervista rilasciata a Ilsussidiario.net, capovolgendo tanti luoghi comuni sull’handicap e su cosa significhi essere diversi.

Immagine by Gabriele Rigon

Spesso percepiamo le menomazioni fisiche come un ostacolo e questa visione negativa si estende a qualunque altra “debolezza” personale, sia essa fisica o caratteriale. Simona Atzori, che oggi è una grande ballerina e pittrice, con il suo esempio dimostra che la vita è preziosa a prescindere e che, anzi, ciò che in apparenza sembra limitante, può essere un dono. Tutto sta nell’osservare la presunta debolezza da un altro punto di vista.

A contribuire alla forza di questa persona straordinaria sono stati i suoi genitori, che fin dalla nascita l’hanno accolta teneramente senza fermarsi alla diversità. Accoglienza che ha permesso a Simona di sentirsi a proprio agio nel suo corpo senza braccia e a farne addirittura il proprio tratto distintivo.

Chi l’avrebbe mai detto che una bambina senza braccia potesse, un giorno, diventare una talentuosa pittrice? Ebbene, Simona fin dall’età di 4 anni, ha iniziato a dipingere come autodidatta superando, nel 1983, gli esami di ammissione all’Associazione dei Pittori che Dipingono con la Bocca e con il Piede (V.D.M.F.K.) e laureandosi in “Visual Arts” presso la “Univesity of Western Ontario” in Canada. Dal 2008 i suoi dipinti sono in Mostra Permanente nella città di London Ontario, in Canada.

E non è finita qui, Simona a 6 anni scopre un’altra arte, la danza, ottenendo ben presto numerosi successi. Nel 2000 è stata Ambasciatrice per la Danza portandola in Chiesa per la prima volta, tant’è che la sua coreografia è stata inserita nella Grande Enciclopedia Multimediale del Vaticano. Esiste persino un premio che prende il suo nome, “Atzori”, donato a diversi ballerini e coreografi internazionali. Il coreografo internazionale Daniel Ezralow l’ha descritta così:” Simona Atzori è una bravissima ballerina, senza braccia. Ed è grande perché non le interessa quello che non ha, ma quello che ha.”

Oggi Simona è persino scrittrice, talento uscito allo scoperto con la pubblicazione del primo libro “Cosa ti manca per essere felice?” (Mondadori, 2011), e del secondo libro “Dopo di te”, dedicato alla madre, morta durante una vigilia di Natale.

I preziosi insegnamenti di Simona Atzori

Immagine by Paolo Genovesi

Quante volte, di fronte a un piccolo difetto o a una piccola mancanza personale, ci scoraggiamo convincendoci di non esseri capaci di fare quella tal cosa o di essere in quel tal modo. Simona dimostra che a fare la differenza è il punto di vista, la prospettiva in cui osserviamo noi stessi e il mondo, persino i nostri presunti difetti. Grazie a questo modo di vedere, Simona ha compreso che l’assenza delle braccia non rappresentava un ostacolo alla sua crescita ma un’interessante opportunità.

Prendiamo esempio da lei per imparare a capovolgere la prospettiva nella vita di ogni giorno: potremmo accorgerci che i problemi più difficili, gli ostacoli apparentemente insormontabili, sono in realtà straordinarie opportunità di crescita. Senza le braccia Simona ha incontrato nuove forme di espressione artistica, che altrimenti avrebbe ignorato, forse anche noi abbiamo delle “mancanze” utili, che ci incoraggiano silenziosamente a provare altre strade, a trovare soluzioni alternative rispetto alla norma.

Proviamo a guardarci dentro, a riconoscere i nostri peggiori difetti e a guardarli, per un attimo, con occhi nuovi. Anziché giudicarli negativamente, tentiamo di capire in che modo potrebbero esserci utili. Non sempre le vocazioni corrispondono ai punti di forza di una persona, a volte si celano proprio nelle fragilità. Quanti artisti hanno tratto linfa vitale per le proprie opere dalle loro paure, dalla loro diversità, dalle difficoltà incontrate nel corso della vita? Chissà che anche dentro di noi non si celino, nei “luoghi” più inaspettati, dei talenti che aspettano di essere riconosciuti.

Immagine by Gabriele Rigon

Un altro insegnamento prezioso riguarda sia l’accettazione di sè che il modo di approcciare, nella propria vita, la diversità. I genitori di Simona hanno accolto la sua menomazione in modo costruttivo, incoraggiandola a percepirla come una sua caratteristica e non come un difetto da tollerare. Simona, con le braccia, non sarebbe stata la stessa Simona. Non avrebbe probabilmente maturato la stessa forza d’animo, la stessa capacità di reinventarsi ogni giorno, la stessa volontà. E’ un grande insegnamento per chi non riesce ad accettarsi ma occhio a non confonderlo con la passiva accettazione di sè, sono due cose diverse.

E che dire della diversità? Spesso, anche se non lo ammettiamo, quando ci imbettiamo in persone con handicap fisici o che semplicemente hanno modi di vivere e di vedere diversi dai nostri, proviamo sentimenti di pietà, sdegno, repulsione o paura, a seconda dei casi. La vita di Simona dimostra che essere diversi non è sbagliato, non è necessariamente un ostacolo, non è un difetto. Tutto dipende, ancora una volta, dalla prospettiva con cui osserviamo noi stessi, il mondo circostante, la vita.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

Immagini by www.simonarte.com e Simona Atzori official facebook