“Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle, perché sarebbe una battaglia persa in partenza.”
Alda Merini

Mi ricordo che per descrivere la mia complessità ad un ragazzo gli regalai Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry.
Così potrai capirmi meglio quando a volte mi comporterò come una Rosa capricciosa e altre come una Piccola Principessa premurosa…” gli dissi.

Sì perché questi due personaggi: la Rosa e il Piccolo Principe, descrivono bene i comportamenti di chi ha un chakra del cuore carente o in eccesso.

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La Rosa si aspetta di essere soddisfatta in tutte le sue esigenze.
Deve essere protetta dalle correnti d’aria e insiste per avere una campana di vetro che la tenga calda di notte e la difenda dagli animali selvatici.
Per un po’, l’esistenza del Piccolo Principe ruota intorno a lei.
Ma per quanto lui la vizi, la Rosa non dà segno di apprezzare.
Mostrandosi grata rischierebbe infatti di rivelarsi vulnerabile, e questo non può permetterselo, perché dietro la facciata di indifferenza si sente inadeguata.
Tenendo il Piccolo Principe ad una certa distanza emotiva può continuare a camuffare la sua insicurezza.
Un simile atteggiamento finisce però per esasperare l’altro.
Stanco di essere tenuto a distanza e sentendosi dato per scontato, è sempre meno capace di sopportare i suoi capricci.
Continua a rimanere affascinato da lei, la ama, però non ne tollera il comportamento.
La Rosa imposta le sue relazioni con gli altri fingendo.
Perciò, per conservare l’alone di mistero, esagera: inventa storie su di sé, vantandosi di un passato che non ha mai vissuto e che immagina soltanto.

Un chakra del cuore carente risponde alle ferite d’amore ritirandosi.
Essendo stato ferito in precedenza il cuore diventa un sistema chiuso e l’amore diventa condizionato.
Il cuore gioca un gioco freddo, come se il rifiutare l’amore possa manipolare qualcuno costringendolo ad amarci di più.
Poiché si sente svuotato, fin dall’inizio, un cuore carente vuole che siano gli altri a fare la prima mossa.
Un quarto chakra carente in genere aspetta un cavaliere dell’armatura lucente o una fata madrina che vengano a salvarlo.
Lui o lei desiderano che qualcuno veda quanto soffrono e che gli risolvano il problema.
Vogliono che venga riversata dell’energia nel sistema senza correre alcun rischio personale, poiché nel passato i rischi si sono rivelati dolorosi.
Poiché di base il cuore é svuotato, si ritiene di non potersi aprire e donare.
Quando il chakra del cuore é carente, si tende a rimanere bloccati nel passato, legati a relazioni che sono finite molto tempo prima, perché quello era un momento in cui ci siamo sentiti amati.
Si tende a rimanere bloccati dalla rabbia e dal tradimento senza mai perdonare.
Se il cuore non è stato riempito se ne attribuisce la causa all’altra persona invece che assumersene la responsabilità.
La volontà di non perdonare mantiene il cuore chiuso.
Una carenza nel chakra del cuore è una difesa contro la mancanza d’amore.

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Poiché nell’esperienza del bambino non amato vi è stata una mancanza di empatia, egli trova difficile dimostrare empatia sia verso se stesso che agli altri.
A queste persone manca la compassione, tendono ad essere critiche e a giudicare, ferendo le persone che amano e chiudendo i canali di espressione e di ricezione.
Le sofferenze passate possono provocare amarezza e cinismo, una sorta di intolleranza generalizzata.
Giudicare è un modo di giustificare la distanza degli altri e di difendersi dall’intimità e dal rischio di venir nuovamente feriti.
Se gli altri non sono abbastanza buoni, invece di sentirci rifiutati ci sentiamo legittimati.
La perdita dell’amore sminuisce l’autostima e se ci sentiamo dalla parte della ragione, ci sentiamo legittimati. Noi siamo migliori degli altri, che non sono degni del nostro amore.
Ma questa è una proiezione del nostro senso di vuoto e di indegnità.
È probabile che giudicheremo noi stessi con la stessa mancanza di compassione.
Un chakra del cuore carente di base si sente indegno d’amore nel fondo.
Quando é impegnato in una relazione, teme l’intimità, perché questa intimità potrebbe rivelare questo fondo inaccettabile.
Se non vi é sufficiente amore per sé stessi da farci sentire orgogliosi dentro di noi, tutto ciò rimane nascosto e non svelato.
Senza intimità il cuore non si riempie così il ciclo viene perpetuato.

Dal canto suo il Piccolo Principe, che ha sempre preso alla lettera ogni parola della Rosa, comincia a dubitare di lei.
Il Piccolo Principe si impunta sulle contraddizioni e sulle inesattezze delle affermazioni del fiore.
Ironia della sorte, prendendo troppo alla lettera le parole della Rosa, prende anche se stesso troppo sul serio. E ciò gli impedisce di vedere che questo atteggiamento della Rosa dipende dalla sua scarsa autostima.
Altrimenti, anziché rimanerne turbato, sorvolerebbe su alcune frasi, smorzando la tensione tra loro. E invece peggiora la situazione.
Per evitare che il Piccolo Principe distolga le sue attenzioni da lei, l’insicura Rosa esagera sempre più. Non solo sostiene che non esista fiore più bello, ma afferma anche di essere l’unico della sua specie: il Piccolo Principe non ne troverà mai uno come lei. L’insicurezza da un lato spinge la Rosa a prendere le distanze, dall’altro porta il Piccolo Principe a credere che la loro situazione sia disperata.
Davanti alla sfida di una crescita emotiva, preferisce covare i propri sentimenti feriti piuttosto che calmarsi e tornare padrone di sé.
Allontana il suo affetto, mettendo un’ulteriore distanza tra sé e la sua Rosa.
È incapace di difendere ciò che conta per lui.
Ha paura di rompere gli equilibri dicendo quel che pensa, e di certo non sa come farlo in modo calmo e misurato.
Sono giunti a un punto morto, e il Piccolo Principe pensa di non poterla sopportare oltre. Terrorizzato di perdere la propria identità, si sente costretto a fuggire.

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Un eccesso nel chakra del cuore non significa un eccesso di amore vero e proprio, bensì un uso eccessivo dell’amore per le nostre personali necessità.
Un eccesso si verifica quando cerchiamo di ipercompensare le nostre ferite.
L’amore eccessivo ha bisogno di costante rassicurazione e non concede all’altro la libertà di essere ciò che é.
Abbiamo un eccesso quando usiamo l’amore per compensare la nostra incompletezza oppure quando usiamo qualcun altro per arrivare dove noi stessi non possiamo o non vogliamo andare.
Per sua definizione il chakra del cuore è volto a spingersi oltre il sé e a creare un collegamento con gli altri.
La codipendenza indica un eccesso nel chakra del cuore, quando l’enfasi dell’altro sull’altro é esagerata.
Questo bisogno compulsivo è un comportamento dettato dalla negazione delle stesse nostre necessità.
Allontanandoci dai nostri bisogni, ci sintonizziamo esageratamente con il piano degli altri, nella speranza di guadagnarci il diritto di essere amati in cambio.
Così facendo, neghiamo agli altri il diritto di contare su se stessi, di comprendere i loro sbagli e imparare da essi e dunque di evolversi al loro ritmo.
La codipendenza non è un atto d’amore, ma un’ossessione travestita da amore.
Un quarto chakra in eccesso può essere esigente e possessivo.
L’amore diventa un’ossessione in cui l’essere amato é più un’estensione di noi stessi che un essere separato.
Poiché in un quarto chakra in eccesso il bisogno d’amore é così forte, è possibile che i confini siano fragili e vi sia poca discriminazione.
Non siamo in grado di distinguere quando una relazione diventa offensiva e viviamo un legame di fantasia in cui tutto è perfetto.
Magari si pensa idealisticamente che la perfezione dell’amore venga continuamente tradita dalla dura, fredda realtà. Forse dal nostro amato ci aspettiamo la luna, disposti a darla noi stessi, e non riusciamo a capire come mai le nostre aspettative non vengano ricambiate.

Il Piccolo Principe aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l’avevano reso infelice.

“Avrei dovuto non ascoltarlo, non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli.
Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene.
Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi.
…non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole.
Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie.
I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare”.

La Rosa è talmente ferita della partenza del Piccolo Principe che nemmeno gli risponde quando lui le dice addio.
E soltanto dopo il secondo saluto, nell’istante in cui comprende dolosamente la perdita, starnutisce. E non per finta. Quella partenza la sveglia.
Adesso si apre al dialogo. “Sono stata sciocca”, ammette. “Ti chiedo scusa”.
C’è una pacata dolcezza nelle sue parole, che il Piccolo Principe non si spiega perché lei l’ha abituato a ben altro.
La Rosa è pronta a crescere, e deve pertanto finirla di giocare a nascondino con i sentimenti.
“Ma certo che ti voglio bene”, dichiara assumendosi la colpa di non averglielo dimostrato da subito.
Ammettere la profondità dei suoi sentimenti verso il Piccolo Principe è un atto di auto definizione da parte della Rosa. Segna l’inizio del suo viaggio verso la maturità emotiva.
Finora la Rosa ha cercato di farsi coccolare e curare del Piccolo Principe.
Ma adesso che lui si appresta a coprirla con la campana di vetro, lei gli dice di non preoccuparsi: “…l’aria della notte le farà bene. Dopotutto, é un fiore.”
Nonostante abbia deciso di partire, il Piccolo Principe continua a esserle affezionato. Preoccupato per suo benessere, obietta: “Ma gli animali…”
La Rosa lo interrompe: “Beh, devo sopportare la presenza di due o tre bruchi se voglio conoscere le farfalle. Pare che siano bellissime. E se non ci fossero le farfalle e i bruchi chi mi verrebbe a trovare? tu sarai lontano…”
La decisione di fare amicizia è un’altra prova che la Rosa si sta assumendo le responsabilità della propria felicità. È significativo che desideri ammirare la bellezza delle farfalle: per la prima volta nota qualcosa oltre a sé.

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Solo attraverso il suo viaggio Il Piccolo Principe si rende conto di aver sbagliato a giudicare la sua Rosa per le sciocchezze che diceva per proteggersi.
Solo attraverso il suo viaggio il Piccolo Principe capisce che “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
La ragione analizza, cerca sempre di trovare un senso alle cose senza comprendere quelle realtà nascoste, quelle contraddizioni che fanno parte della vita stessa.
Per afferrare l’invisibile dobbiamo entrare nella dimensione del sentire contattando le emozioni.
Dobbiamo imparare a stare nelle nostre emozioni, ascoltarle, lasciarle esistere profondamente dentro di noi e una volta che abbiamo capito cosa ci vogliano dire lasciarle andare.
Dobbiamo imparare a gestirle.
Solo attraverso il suo viaggio il Piccolo Principe comprende cosa significhi addomesticare qualcuno.

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Che cosa vuol dire addomesticare?” Chiese il Piccolo Principe
“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami” disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro…tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo … la mia vita sarà illuminata.”

“Che cosa bisogna fare?” domandò il Piccolo Principe. “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba.
Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla.
Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

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Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo.
Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
Il Piccolo Principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia Rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle).
Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere.
Perché è la mia Rosa”.
“É il tempo che tu hai perduto per la tua Rosa che ha fatto la tua Rosa così importante”.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua Rosa. ” disse la volpe.

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Ci vuole tempo, pazienza e tanta attenzione verso l’altro per creare un legame.
Addomesticare significa far sentire l’altro a casa, conoscerlo, accoglierlo, rispettarlo per quello che é senza volerlo cambiare, condividere con lui sentimenti, emozioni e pensieri.
Prevede: un lento e graduale avvicinamento, dei riti che traccino i confini della relazione e medino il rapporto di entrambi i membri della coppia, tempi d’attesa per “preparare il cuore” aspettando l’altro nell’ora in cui deve arrivare e lasciandolo andare quando deve partire.
Con il crescere della vicinanza tra i due “io” nascerà un “noi”.

In questi anni, grazie allo yoga sono cresciuta e il mio chakra del cuore é in equilibrio.
Non sono più né una Rosa, né una Piccola Principessa, sono una Donna che non va capita con la ragione, ma con il cuore.

Chiara Benini

Bibliografia

“Il Piccolo Principe”, De Saint-Exupéry, Editore Bompiani
“Il libro dei chakra”, Anodea Judith, Neri Pozza Editore
“Tutto quello che so sull’amore l’ho imparato da il piccolo principe”, David Robert Ord, Sperling & Kupfer Editori