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La Leggenda Delle Margherite Di Prato

Di Valeria Bonora - 3 Marzo 2016

Quando i prati si colorano di verde, fra l’erbetta appena nata, è possibile scorgere dei pois bianchi, tantissimi puntini che appena il sole fa capolino si aprono magicamente riempiendo il prato di bottoni bianchi, sono le margherite di prato, il simbolo che la primavera sta sbocciando.

Hanno un bottone giallo in centro e tanti petali bianchi a volte sfumati di rosa, sono piccoli fiori che crescono spontaneamente, provengono dal lontano Tibet e hanno una storia davvero magnifica alle loro spalle.

Molti la conoscono anche come “pratolina” e nella lingua tibetana il nome margherita significa proprio vita che rinasce, fiorisce e indica anche la perla o la capanna, per la sua forma circolare che ricorda proprio le capanne tibetane, fatte di un tetto di paglia (il bottone centrale) e di mattoni bianchi (i petali).

Il nome di questo fiore in lingua inglese è daisy che deriva da day’s eye, occhio del giorno, proprio per la sua caratteristica di chiudersi quando tramonta il sole e di riaprirsi quando questo ritorna; in Scozia invece la margherita è chiamata bairwort, ovvero erba dei bimbi, perché lì i bambini usano questi fiorellini per farne delle bellissime ghirlande.

In Germania è conosciuta come marienblumchen, cioè fiorellino di Maria, perché una leggenda vuole che Maria si punse un dito mentre cuciva e il suo sangue tinse le punte dei petali delle margherite.

Più al nord è il simbolo sacro della dea della primavera Ostara; mentre per i cattolici è il simbolo della bontà d’animo associato a Maria, addirittura si narra che un angelo li stesse portando in dono a Gesù quando il sacco che le conteneva si rovesciò e spargendosi in terra riempirono tutti i prati di fiori.

Nella mitologia ritroviamo il suo nome scientifico Bellis perennis che sembra possa derivare da Bellide, una delle barbare e crudeli figlie (chiamate Danaidi) di Dànao, re di Argo; alcuni invece pensano possa derivare dal latino bellum (che significa guerra) in riferimento alle sue presunte capacità di guarire le ferite; mentre i filologi moderni attribuiscono il suo nome all’aggettivo latino bellus (che significa bello, grazioso) con riferimento alla delicata freschezza di questo fiorellino.

Una delle tante leggende legate a questo fiore di prato narra che un giorno Bellis, figlia del dio Belus mentre danzava con il suo fidanzato, attirò l’attenzione del dio della primavera, il quale si innamorò della fanciulla e cercò di strapparla al fidanzato, che per paura di perdere la sua amata si scaglio violentemente contro la divinità, Bellis spaventata da tanta violenza chiuse gli occhi e si trasformò in una margherita di prato.

Nella tradizione popolare si narra che togliendo uno per uno i petali di questo fiore e recitando “m’ama, non m’ama” mentre si pensa all’amato, si possa predire il futuro di un amore.

Già nel MedioEvo era un fiore che veniva spesso usato per le decisioni d’amore infatti le dame indecise sulla scelta del futuro marito usavano cingersi la fronte o ornarsi i capelli con delle ghirlande di margherite, per far capire che dovevano ancora pensarci sopra e che quindi erano ancora “libere”.
Una leggenda cattolica narra che le magherite sono i fioretti dei bambini buoni. Un Angelo li aveva mei in un sacco li stava portando a Gesù in dono, sfuggirono dal sacco, caddero a terra e nacquero le margherite…

Ma la leggenda più bella di come nacquero le margherite di prato è tramandata di generazione in generazione attraverso la storia dell’Uomo Gelo e del ragazzo dagli occhi lucenti che lo trasformò.

❝Una volta l’Uomo del Gelo se ne stava seduto nella sua capanna di corteccia di betulla, accanto a un ruscello gelato e davanti a un fuoco quasi spento.

Era vecchio, l’Uomo del Gelo, vecchio e triste, e i capelli gli scendevano bianchi sulle spalle, sino alla vita. Si sentiva terribilmente solo, in quel luogo deserto dove il vento soffiava e la neve turbinava, giorno e notte, giorno e notte.
Finalmente, accadde che un ragazzo dalle guance rosse e dagli occhi lucenti si avvicinò alla capanna. Camminava svelto e leggero, portava una corona d’erba sui capelli neri e stringeva un mazzo di fiori nella mano.
Benvenuto!”disse l’Uomo del Gelo.
E’ tanto tempo che non vedo nessuno, ma devo avere ancora la mia pipa dell’ospitalità, da qualche parte.
Il giovane sedette, e il vecchio tirò fuori dalla sua borsa degli incantesimi una pipa intagliata, la riempì di foglie, la accese con un tizzone e soffiò il fumo in quattro direzioni diverse.
Quando anche il giovane ebbe fumato, l’Uomo del Gelo disse: “Raccontiamoci quali incantesimi e quali meraviglie siamo capaci di fare, così, tanto per passare il tempo.
D’accordo” rispose il ragazzo dagli occhi lucenti. “Comincia tu”.
Ecco, quando io soffio i ruscelli si fermano e l’acqua diventa dura come vetro.”
Il mio soffio, invece, fa spuntare fiori dappertutto” disse il ragazzo.
Quando scuoto i miei capelli bianchi” riprese il vecchio “la terra si copre di neve, a un mio cenno le foglie diventano scure e cadono, e il mio respiro le fa volare lontano. E anche gli uccelli volano via, verso terre lontane, e gli animali cercano di evitare il mio fiato, che fa gelare la terra.
Il giovane rise: “Se scuoto le mie trecce nere, cade una pioggia tiepida e dolce e le piante crescono verdissime, e i ruscelli si sciolgono. Basta un mio fischio per far tornare gli uccelli, e il loro canto mi segue dappertutto.
E mentre il giovane parlava, il pallido sole dell’inverno diventò più caldo e un pettirosso e una ghiandaia vennero a posarsi sul tetto della capanna e cominciarono a cantare. Il ruscello riprese a scorrere, aggiungendo la sua voce alla loro, e un vento leggero portò un profumo di fiori lontani.
L’Uomo del Gelo sentì che le lacrime scorrevano dai suoi occhi, e, man mano che il sole lo scaldava, diventò sempre più piccolo, sempre più piccolo, finchè scomparve.
Al suo posto rimase un fiorellino dal cuore giallo, con i petali bianchi orlati di rosa.
Gli uomini lo chiamarono margherita,o pratolina, o bellezza di primavera, ma qualunque sia il suo nome noi sappiamo che ci annuncia la fine dell’inverno.❞ [Tratto da www.maestrasabry.it]

Valeria Bonora





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