E’ terminato da poco il 59°  World Press Photo Contest, il concorso annuale che premia la foto che simboleggia l’anno passato; in questo 2015 gli eventi sono stati molteplici, le foto selezionate che hanno raccontato la storia sono state 82.951, provenienti da 128 paesi diversi, ma solo una rimarrà il simbolo doloroso di questo 2015, la foto di Warren Richardson: Hope for a New Life.

La Foto più Bella del 2015
Un uomo passa un bambino attraverso la recinzione al confine ungherese-serbo in Röszke, Ungheria, scattata il 28 agosto 2015.

Le foto non sono mai fini a se stesse, raccontano sempre qualcosa, a volte sensazioni ed emozioni del fotografo, altre volte sprazzi di vita, sono squarci sulla tela del tempo che rimangono fermi lì, immobili in attesa di qualcuno che li guardi. Ricordi belli o dolorosi, scene di quello che è stato, come questa che il fotografo ha scelto di intitolare “La speranza di una nuova vita”, e non poteva essere diversamente, la forza di questa immagine è travolgente, sconvolgente, dolorosa.

Uno potrebbe obiettare che la foto è mossa… sfocata… sgranata… può dire quello che vuole ma proprio questi “difetti”, se vogliamo chiamarli così, rendono la foto tanto bella, enfatizzano la fretta, l’urgenza della fuga, la speranza che si affievolisce, un passaggio di mano tanto prezioso: la vita o meglio la speranza di una nuova vita, focalizzano sul pericolo del filo spinato, della guerra che incombe.

Ma parliamo un attimo del fotografo, Warren Richardson, fotoreporter freelance che attualmente si trova a lavorare in Europa orientale, è nato in Australia nel 1968 e si occupa di progetti che trattano i problemi umani e ambientali, ma non solo, si occupa infatti anche di lavori su commissione di giornali, riviste e aziende.

Era proprio a lavorare sul confine serbo-ungherese quando insieme ad un gruppo di altri giornalisti ha scattato le foto che hanno documentato la crisi dei rifugiati che sono stati picchiati dalla polizia.

Il suo futuro lo vede lavorare sempre sulle storie dei rifugiati ma questa volta verso il circolo polare artico dove potrà anche esplorare gli effetti dei cambiamenti climatici indotti sul mondo.

 Il suo motto: “Non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri, abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.

La giuria che ha dovuto scegliere la foto vincitrice aveva davanti a se centinaia di immagini di rifugiati, evento cruciale del 2015, e tra quelle che raccontano di uomini che raggiungono le coste europee meridionali, in particolare in Grecia, quelli a piedi in piccoli e grandi gruppi, e le folle di profughi bloccati alle frontiere, stipati in treni, scontrandosi con la polizia è emersa questa, uno scatto rubato alla disperazione e alla speranza, una foto con gli occhi lucidi che non può non far riflettere.

Altre foto che si sono distinte raccontavano la guerra in Siria, gli attacchi di Parigi nel mese di gennaio e novembre, il devastante terremoto in Nepal e gli scontri negli Stati Uniti partì da sparatorie della polizia, insomma un 2015 impossibile da dimenticare.

A parlare dei motivi per cui questa foto è tanto simbolica da essere la vincitrice è il presidente della giuria Francis Kohn, foto direttore di Agence France-Presse:

“Da tempo guardavamo questa foto e sapevamo che era importante. Aveva un tale potere nella sua semplicità, in particolare il simbolismo del filo spinato. Abbiamo pensato che c’era tutto per dare un forte impatto visivo di ciò che sta accadendo con i rifugiati. Penso che sia una foto molto classica, e allo stesso momento senza tempo. Ritrae una situazione attuale, ma il modo in cui è realizzata è classico nel più grande senso della parola. “

Anche Vaughn Wallace membro generale della giuria e photo editor vice di Al Jazeera in America ha spiegato:

“Questa è l’immagine incredibile dalla crisi dei rifugiati del 2015. E’ incredibilmente potente visivamente, ma è anche molto sfocata. Abbiamo visto migliaia di immagini di migranti e del loro viaggio, ma questa immagine mi ha colpito davvero. Costringe a fermarsi e a prendere in considerazione il volto dell’uomo, considerare il bambino. Si vede la nitidezza del filo spinato e le mani che spuntano fuori dal buio. Questa non è la fine di un viaggio, ma il completamento di una fase di un tempo molto lungo. E così, per me, questa doveva essere la foto dell’anno.”

E’ incredibile come una singola immagine possa rappresentare tutto questo, il passato, il futuro, la disperazione, la fretta, la fuga, la speranza, la vita, ed è per questo che la foto è stata scelta per essere la Foto più bella del 2015, un documento che si spera un giorno non abbia più un senso.

Valeria Bonora