La meditazione, descritta dal monaco Buddhaghosa del V secolo come “pratica dell’attenzione”, è una disciplina che per sua intrinseca natura non dovrebbe mai mancare nell’educazione di un giovane.  In Occidente se ne sono accorti per primi i paesi anglosassoni dove, da alcuni anni in Inghilterra e da decenni negli States, viene proposta nelle scuole all’interno dei programmi curricolari.

Nell’attuale fase di “net-economy” molte persone lavorano ogni giorno davanti ad un monitor per otto ore o più. E tutti, adulti che magari non lavorano utilizzando un computer come strumento principale, o ragazzi a scuola, hanno in tasca un cellulare, spesso uno smartphone, che permette loro di restare “connessi” dalla mattina alla sera, senza soluzione di continuità. Anche gli ultimi momenti della giornata sono in genere trascorsi sotto il martellamento di informazioni e immagini per cui molti poi si addormentano esausti, con il televisore, il computer o lo smartphone ancora accesi…

Teenagers using cellphones

E’ in atto un’epidemia che, pur essendo molto diffusa, non viene percepita dai più. Una sindrome che gli esperti chiamano “Stress Digitale” o “Sindrome Multitasking”. La causa secondo gli studiosi sarebbe da individuare nell’eccessivo quantitativo di informazioni e sollecitazioni cui quotidianamente sottoponiamo il cervello.

La sindrome da Stress Digitale comporta disturbi diversi, come la costante sonnolenza, il peggioramento della memoria, la difficoltà di concentrarsi, il mal di testa e può condurre nel lungo termine a gravi ripercussioni sulla salute, tra cui l’aumento del peso corporeo e la depressione. E’ dunque importante individuare dei rimedi, delle pratiche che permettano di contrastare l’iper-eccitazione cui siamo sottoposti e che permettano al nostro corpo e alla nostra psiche di rilassarsi e, di conseguenza, di ristorarsi.

Il silenzio interiore cui la meditazione conduce, è il terreno fertile dove nascono tutte le migliori virtù che ci determinano come esseri umani: la spontaneità, la capacità di intimità, la consapevolezza di sé e dell’altro, la compassione, la creatività, la passione e l’intuizione. Tutte le facoltà che hanno permesso all’essere umano di trascendere i limiti che la natura gli impone nascono da momenti di silenzio interiore e da questo sono nutrite.

Ellicott City,MD--1/7/14-- Students meditate in the mediation class after school which is taught by Stan Eisenstein.  He teaches physics at Centennial, but is also teaching, for the first time a free, after class, 10-week class in meditation to help students control stress over test anxiety, homework, social or family difficulties, etc. He is a graduate of the Meditation Teacher Training Institute and has been meditating for 25 years.  Lloyd Fox/Sun Photographer #4238

Da non più di vent’anni sono in corso studi che registrano fedelmente quanto accade nel cervello di un meditante grazie alle attuali tecnologie di laboratorio che oggi permettono di osservare in tempo reale il funzionamento del sistema nervoso centrale.  Anche per merito di simili ricerche scientifiche la meditazione è stata “sdoganata” dal sottobosco delle pratiche esoteriche, affascinanti ma talvolta fumose, provenienti dall’Oriente.

In Occidente si ha l’idea che la pratica del silenzio interiore, tradizionalmente denominata contemplazione, sia un’occupazione di esclusivo appannaggio dei religiosi di professione che, essendosi ritirati all’interno di monasteri ed eremi, hanno scambiato una vita attiva in cambio di una vita contemplativa.

E’ bene che la pratica della contemplazione – denominata all’uso orientale Meditazione – esca fuori dalle mura dei monasteri e si sparga per il mondo, come sta succedendo già.

E’ del settembre del 2014 la pubblicazione del mio libro “Il fiore del silenzio, la meditazione per gli adolescenti, via all’autoconoscenza”, Gabrielli Editori.

Il-fiore-del-silenzio

Come racconto in questo libro, da più di dieci anni offro corsi di meditazione a diverse classi di adolescenti direttamente dentro alcuni licei romani. I ragazzi che hanno partecipato a queste classi hanno avuto la fortuna di assaporare il gusto del silenzio e – in alcuni casi – della libertà interiore.

Il testo è innovativo, non solo perché il tema della meditazione per gli adolescenti è quasi sconosciuto in Italia ma soprattutto, perché è la testimonianza di un altro modo possibile di vivere l’adolescenza, narrato dalla viva voce di una nuova “Meglio Gioventù”.

I giovani mi hanno offerto spontaneamente nel corso degli anni le loro testimonianze perché stupiti dalla profondità dell’esperienza vissuta durante la pratica meditativa e dall’immediatezza di alcuni risultati pratici ottenuti tramite una migliore capacità di concentrazione: alcuni raccontano di miglioramenti scolastici sorprendenti, altri dei progressi nelle performances sportive, altri ancora parlano di una nuova capacità di gestione emozionale immediatamente verificata durante i momenti intensi del percorso scolastico come le interrogazioni e i compiti in classe.

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Organizzare interventi educativi che propongano agli adolescenti pratiche meditative li aiuta ad affrontare e a gestire costruttivamente le difficoltà della loro vita attuale e, soprattutto, lo stress che inevitabilmente incontreranno nel “mondo di grandi” ma che anche a scuola è molto diffuso.

John Denninger è uno psichiatra che lavora e fa ricerca presso la Harvard Medical School di Boston. Da anni conduce uno studio su come le pratiche antiche come la meditazione influiscano beneficamente a livello genetico e cerebrale sui soggetti affetti da stress cronico. Se la meditazione, come evidenziano queste ricerche ha effetti reali sull’attività dei geni coinvolti nelle reazioni infiammatorie e nello stress, allora non ci si dovrebbe più stupire sui suoi effetti nella gestione dell’ansia e del panico così tipici negli ambienti scolastici.

La meditazione, oltre ad abbassare il livello di stress, promuove la consapevolezza ed ha come effetto ulteriore, non meno rilevante, quello di permettere all’adolescente di entrare in diretto contatto con se stesso, con le proprie autentiche passioni e vocazioni.
La maggioranza dei ragazzi citati nel libro offre testimonianze dal vivo di come la meditazione ha permesso loro di trovare un centro stabile di serenità dentro di sé e soprattutto, una capacità d’ascolto interiore che possa in futuro orientare le scelte di studio, di lavoro e relazionali in modo che siano coerenti e soddisfacenti.

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Oggi molto spesso i giovani operano scelte di vita inefficaci perché non congruenti con la propria vera natura. Altre volte i giovani scelgono obiettivi irrealistici, tenendo conto solo di sé ma non dei limiti del mondo esterno.

Di fatto, nessuno insegna ai giovani a scegliere. Nessuno insegna loro a prendersi cura delle proprie profonde motivazioni e al contempo delle necessità della realtà. Nessuno insegna loro a prendersi del tempo, a sedersi tranquillamente per ascoltarsi. Al contrario spesso i giovani subiscono forti pressioni a pianificare il proprio futuro in base alle aspettative dei genitori o in base ai valori proposti dai mass-media. La quantità e la velocità delle informazioni cui sono sottoposti, la diminuzione delle occasioni per confrontarsi in relazioni reali – e non virtuali – con i coetanei, sono ulteriori elementi che ostacolano la capacità di compiere scelte consapevoli.

Il risultato è che gli adolescenti di oggi o non pianificano il proprio futuro – e il proprio presente – o lo fanno impulsivamente in modo adattato e non autentico.
Tanti sono oggi i giovani che avendo perso il contatto con Sé e la propria vocazione, si rassegnano a lavorare come schiavi per 8-10 ore al giorno, accettando qualsiasi mansione lavorativa per arrivare a fine mese. Ritenendosi fortunati … Schiavi con l’iPhone.

Ecco allora una pratica, quella meditativa, che pare riesca a rispondere in maniera appropriata alla forte domanda di senso di cui oggi sempre più gli adolescenti si fanno portatori, una domanda di senso urlata a gran voce anche dal costante aumento del disagio minorile: tecno-dipendenze, attacchi di panico, suicidio… Una fragilità sempre crescente, alimentata da un mondo sovrabbondante di immagini e stimoli ma incapace di offrire ai più giovani un’adeguata educazione all’interiorità.

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Mossa dall’urgenza degli adolescenti di oggi, nel 2005 ho sperimentato con loro quello di cui io stessa avrei avuto bisogno ai miei tempi a scuola e che purtroppo ho conosciuto molto più tardi, e tentando qualcosa di nuovo in Italia, ho portato la meditazione nei licei pubblici, pur fra iniziali diffidenze, preconcetti e difficoltà.
Oggi le cose stanno cambiando velocemente, sia tra gli adulti che sono a contatto con i ragazzi, genitori e insegnanti, che tra i ragazzi la meditazione è spesso accolta con entusiasmo e sollievo, prova ne è il fatto che gli scritti a questi corsi sono aumentati moltissimo negli ultimi anni.

E’ perciò necessario che la voce nuova di questi adolescenti che hanno sperimentato una pratica in grado di aprire orizzonti di senso, venga diffusa raggiungendo persone e istituzioni sufficientemente sensibili da poterla apprezzare e abbastanza coraggiose da decidere di collaborare all’ambizioso progetto di educare le nuove generazioni alla consapevolezza.

Sabina Micaglio

Sabinamicaglio@libero.it
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