Gli egiziani dicevano che l’acqua viene donata all’anima per compensarla d’aver preso forma corporea. Nell’acqua i nostri corpi ritrovano la libertà che l’anima ha perso.

“Al mondo niente è più cedevole dell’acqua. La via dell’acqua è infinitamente ampia e incalcolabilmente profonda; si estende indefinitamente e fluisce senza limiti. Abbraccia tutta la vita senza preferenze” Lao Tse

L’acqua ci insegna il non attaccamento, a concedere il giusto spazio, a fluire e a lasciar andare: è l’emblema del movimento!
Il movimento implica sempre un cambiamento.
Spesso quando ci poniamo un obiettivo, un sogno, e facciamo di tutto per realizzarlo, d’un tratto, emerge dal nulla, un mondo nuovo e affascinante.
Allora ancora una volta siamo costretti a riconsiderare quello che credevamo fosse già stabilito, e a cambiare la nostra concezione di questo viaggio unico che è la vita.
All’improvviso cominciamo a provare sensazioni, paure ed emozioni sconosciute prima. Ma se ci mettiamo alla prova, sfidando i nostri limiti fisici e spirituali, possiamo ottenere risultati che ritenevamo impossibili.
É in questi momenti che possiamo ammirare la perfetta sinergia del mondo e in un certo senso rinascere.

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Per imparare tutto ciò che l’acqua ha da insegnarci vi propongo di praticare “Il saluto alle dee dell’Acqua“.

Sequenza di saluto alle dee dell’Acqua

Questa sequenza aiuterà lo scorrimento delle acque e di tutti i fluidi corporei; sarà particolarmente adatta alle donne nel periodo della menopausa e a tutte le persone un po’ troppo rigorose o rigide, che non “lasciano andare nulla” e pretendono troppo da se stesse e dagli altri. Sul piano più fisico andrà a equilibrare l’energia dell’apparato genito-urinario: mantenendo sani reni e surreni, agisce come barriera contro lo stress e favorisce una buona sessualità.

Pratica

In posizione eretta divaricate le gambe, un po’ più della misura delle spalle, inspirando aprite le braccia per farle salire lateralmente, fino a congiungere le dita al di sopra del capo ed espirando inarcate il busto all’indietro, flettendo lievemente le ginocchia per proteggere la schiena nel tratto lombare.
Tenendo i palmi delle mani rivolti verso il cielo unite le punte delle dita mantenendole flesse, in una forma circolare, come se trattenessero una palla, rivolgete lo sguardo al centro. Il cerchio è la forma simbolica dell’Acqua.
Questa è la posizione di Devabhuti, colei che sgorga dal cielo, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari.

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Inspirando risollevate il busto diritto ed espirando accompagnate le braccia che scendono lateralmente, disegnando nell’aria un semicerchio per poi scendere lungo i fianchi.
Inspirando si sollevano le punte dei piedi ed espirando ruotateli sui talloni per portarsi di profilo sul lato sinistro.
La mano destra si appoggia sul dorso della sinistra, le gambe restano ben distese, il bacino è ruotato con tutto il busto.
Inspirando le braccia salgono al cielo mentre il busto si inarca un poco all’indietro, espirando lentamente le braccia scendono assieme al busto e le mani toccano il suolo davanti al piede sinistro.
Questa è la posizione di Ganeshani, l’elefantessa, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari e poi si ripete sul lato destro con gli stessi tempi.

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Con un respiro profondo riportatevi al centro, diminuendo un poco l’apertura dei piedi portandoli alla stessa misura del bacino.
Portate le braccia conserte dietro la schiena, sul girovita, con le spalle rilassate: inspirando tendete il busto verso il cielo, ed espirando flettete le ginocchia.
Questa è la posizione di Jalela, la signora dell’acqua, mantenendola ad ogni respiro l’osso sacro viene spinto adagio in basso e in avanti per distendere il tratto lombare.

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Poi una espirazione profonda fa scendere il corpo al suolo, le gambe si incrociano in posizione facile e le mani sostengono dall’esterno le ginocchia, poi le portano a unirsi, ma senza modificare la posizione dei piedi.
Questa è la forma di Jalakanta, colei che è nata dalle acque mosse dal vento, che si mantiene con tre respiri calmi e regolari, quindi si cambia l’incrocio delle caviglie e anche su questo lato si mantiene la stessa forma per tre respiri.

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Sostenendo ancora le ginocchia con le mani, queste si divaricano e andando in equilibrio sul bacino si sollevano i piedi per unirli, con le piante ben aderenti tra loro.
Tenendo i piedi lontani dal bacino, con le braccia distese, mantenete la posizione in equilibrio per tre respiri calmi e regolari.
Questa è Vijagarbha, colei che risuona in grembo.

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Inspirate allungando il busto verso il cielo ed espirando profondamente fate scendere a terra i piedi, con le piante unite e distanti dal bacino.
Ora le mani afferrano le caviglie, l’inspirazione tende il busto e l’espirazione lenta e profonda lo accompagna a flettersi in avanti, i gomiti si piegano e le mani si sollevano per passare davanti alle gambe e scorrere sotto queste, aderenti al suolo, avvicinando il più possibile le punte delle dita al bacino. Il capo si flette verso i talloni.
Questa è la posizione della signora delle conchiglie, Shankini, che si mantiene con tre respiri calmi e regolari.

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L’inspirazione risolleva il busto, le mani afferrano le gambe s’incrociano, la mano sinistra si porta sull’orecchio, tenendo le dita leggermente chiuse e incurvate, come se la mano fosse una conchiglia in cui è possibile sentire l’eco del mare.
Durante una espirazione il busto scende sul lato sinistro fino a portare il gomito a terra, la mano destra s’appoggia sul ginocchio destro.
Questa è la posizione di Varuni, la signora che riposa sulle acque: si mantiene per tre respiri calmi e regolari poi si ripete uguale sul lato destro.

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Il corpo scivola supino al suolo, con le braccia distese lungo i fianchi.
Tre respiri calmi e regolari poi, inspirando, si sollevano assieme la testa, le spalle, le braccia e le gambe, finendo nella posizione della canoa dedicata a Marutvati, la signora delle tempeste, che si mantiene per tre respiri.

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Poi le braccia si tendono al di là del capo per girare intorno al corpo, prima su un lato poi sull’altro, portandovi in posizione supina.
Con una inspirazione tendete ancora le braccia al di là del capo e una espirazione lenta e profonda le accompagna ai lati del busto.
Le mani si puntano a terra, con i palmi e con tutte le dita ben tese, i piedi pure si puntano al suolo con le piante e tutte le dita, in modo da poter sollevare il bacino e il busto, mantenendo l’equilibrio muscolare su questi punti di appoggio: nuca, spalle, mani e piedi.

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In questa postura di Sarasvati, colei che scorre, tutti i canali energetici, che partono dalle dita delle mani e dei piedi percorrendo il corpo intero, vengono stimolati. La forma si mantiene per tre respiri calmi e regolari.

Quindi una espirazione riporta tutto il corpo a contatto con la terra. Flettete le ginocchia, avvicinate i talloni al bacino e sollevateli.
Le punte dei piedi premono il suolo, il bacino si solleva a formare un ponte, le mani afferrano la vita e i gomiti poggiano a terra per sostenere il busto.
Questa è la posizione di Sumati, colei che scorre veloce e tumultuosa, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari.

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Una espirazione profonda riaccompagna a terra il busto e i talloni. Aiutandosi con le mani si incrociano semplicemente le caviglie, oppure se è possibile si pongono le gambe nella posizione del loto, aderendo a terra con il capo e il busto, le mani tengono le ginocchia sollevate.
Questa è l’asana di Padmini, la signora del fior di loto, che si mantiene per tre respiri calmi e regolari. Invertite quindi l’incrocio delle caviglie, affinché ogni parte del corpo abbia la stessa azione, e mantenete la forma per tre respiri.

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Sciogliendo le gambe, se erano chiuse nella posizione del loto, o mantenendole solo con le caviglie incrociate, oppure unendo le piante dei piedi con le ginocchia divaricate, si termina la sequenza con il movimento di Urmi, il cavallone marino, la grande onda del mare, che segue il ritmo vigoroso del respiro yogico completo.
Le braccia si distendono rilassate lungo i fianchi.
Durante l’inspirazione, lenta e profonda, la zona sacrale viene spinta dolcemente in avanti e un poco verso l’alto, con l’atto di “chiudere” la zona di terra: questo gesto coinvolge tutta l’area lombare che aderisce bene al suolo e la respirazione termina con “l’apertura del cielo” perché la gola si espande e il viso guarda in alto.

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Durante l’espirazione lenta e profonda viene allentata la tensione bassa, praticamente si “apre la terra”, si riforma la lordosi fisiologica lombare, ossia la zona dei lombi si inarca spontaneamente, e l’espirazione termina con la “chiusura del cielo”, cioè con il mento che va verso lo sterno e chiude la gola.

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Continuando questa azione, si avverte una piacevolissima sensazione di movimento, come una grande onda che va e viene e che continua ancora per un poco, anche quando il gesto si esaurisce e torna la totale immobilità.

Terminata la sequenza si distendono le gambe per rilassare il corpo intero. Il respiro lento e profondo scorre lungo le gambe, poi percorre le braccia, scorre lungo la colonna vertebrale, dal coccige alla nuca, scorre nel viso e nella testa, poi si concentra sull’interno, alla radice dei genitali diffondendosi in tutto il bacino.

Scorre il respiro nella zona dei reni, scorre come acqua fresca e luminosa, allenta tutte le tensioni muscolari e le dissolve. Un piacevole rilassamento pervade il corpo intero.

Chiara Benini

Bibliografia
“Il cuore dell’oceano”, Sergio Bambarén, Sperling & Kupfer Editore
“Yoga delle dee”, Gabriella Cella, Successi Fabbri Editore
“Watsu”, Harold Dull, Urra Editore
“Meditazioni”, Gabriella Bertino, Ecomind Editore