Sono in un periodo della mia vita in cui mi sento estremamente vulnerabile.
Qualche mattina fa ho ricevuto un bellissimo messaggio da un’amica che vive a Parigi che mi ha evocato una storia per bambini che s’intitola il “Coniglietto di Velluto” di Margery Williams.

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“Che cosa vuol dire “Vero”?” gli chiese un giorno il Coniglietto.
“Il tuo essere vero non dipende da come sei fatto”, rispose il Cavallino di Cuoio. “É qualcosa che ti succede. Quando un bambino ti tiene accanto a sé per molto tempo, e tu sei per lui non solo qualcosa con cui giocare, ma qualcuno a cui volere veramente bene, allora diventi Vero.”
“Fa male?” chiese il Coniglietto.
“A volte,” rispose il Cavallino di Cuoio, “ma quando sei Vero non t’importa di provare dolore.”
“Succede all’improvviso, come quando ti caricano, o poco alla volta?” domandò ancora.
“Non succede di colpo” disse il Cavallino di Cuoio. “Ci vuole molto tempo per diventare Veri,
Per questo non capita spesso a quelli che si rompono facilmente o hanno degli spigoli taglienti o vanno maneggiati con cura. Di solito, prima di diventare Vero, avrai perso quasi tutto il pelo a furia di carezze, ti si saranno staccati gli occhi, le giunture non ti funzioneranno più e sarai bello malconcio. Ma di questo non ti importerà niente, perché quando sei Vero non puoi essere brutto, se non per quelli che non capiscono.”

Diventare veri significa imparare ad essere di nuovo vulnerabili.
Aprirci alla nostra vulnerabilità è il primo passo per tornare a casa dentro di noi e per poter amare.
Ecco un’immagine o un modello, per aiutarci a capire come abbiamo perso la capacità di amare noi stessi e gli altri profondamente.

Immaginiamo che il nostro essere sia formato da tre cerchi concentrici. È importante comprendere come si sviluppano questi tre cerchi perché ci fanno capire perché abbiamo la vita che viviamo adesso.

1) Lo strato dell’essenza

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La nostra storia inizia quando si nasce o anche prima, nell’utero.
All’inizio della vita abbiamo solo il primo cerchio, che rappresenta lo “strato dell’essenza”.
Contiene le nostre qualità fondamentali e le doti naturali con cui siamo nati.
Alcune di queste qualità sono universali come amorevolezza, gioia, entusiasmo, vitalità e fiducia.
Altre sono uniche e individuali. Sono i nostri doni speciali, il sapore particolare dei nostri interessi, dei talenti, è il modo in cui si esprime la nostra naturale energia vitale.
Lo strato dell’essenza si percepisce molto bene quando si osserva un bambino piccolo. È il motivo per cui spesso ci sentiamo felici di guardarlo, di vedere fluire la naturale spontaneità, l’entusiasmo, la giocosità, la dolcezza, il silenzio e l’amorevolezza. E se prendiamo del tempo per conoscere veramente questo bambino innocente e naturale, cominciamo a percepire le qualità speciali che lo definiscono come persona.
Questo è ciò che chiamiamo “essenza”.

2) Lo strato della vulnerabilitá ferita

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Con il passare degli anni la storia si complica. Per un motivo o per l’altro, dobbiamo lasciare questo paradiso di innocenza e fiducia incontaminata.
Lentamente l’innocenza si logora, la fiducia si trasforma in sfiducia, la spontaneità diventa paura e cautela, perdiamo energia vitale e iniziamo a dubitare di noi stessi.
Il nostro strato di essenza viene coperto da uno strato di dolore, vergogna e paura.
Adesso non siamo più vera essenza.
Si crea un secondo strato che noi chiamiamo “lo strato della vulnerabilità ferita”, che copre la nostra essenza. Ci carica di profonda insicurezza e senso di indegnità. Contiene paura, e anche congelamento (o shock) e ferite profonde. Per ognuno le esperienze che hanno causato queste ferite sono diverse, ma il risultato è simile.
Forse da piccoli ci siamo sentiti ignorati o non ascoltati. Abbiamo subito pressioni, siamo stati criticati o giudicati. Magari la nostra sessualità e vitalità sono state represse. Forse siamo stati addirittura abusati e trattati con violenza…
Il bambino che non è trattato con amore e rispetto sente che non se lo merita. Quando un bambino non riceve il supporto per sviluppare le sue doti naturali  perde la fiducia nelle persone, e inizia a credere che questo mondo non sia un luogo sicuro e amorevole. Non essendo in grado di capire che i genitori o le persone che lo accudiscono hanno un problema, il bambino pensa di essere lui il responsabile di questi comportamenti non amorevoli. Il suo ragionamento é: “Sono sbagliato e cattivo, altrimenti non mi tratterebbero così”.
All’inizio della vita ci sentiamo capaci, amorevoli, pieni di gioia e vitalità. Ma dopo aver vissuto in un ambiente non amorevole, triste, depresso o violento, smettiamo di credere in queste nostre bellissime qualità e anche di riconoscerle.

3) Lo strato della protezione

"Love" di Aleksandr Milov
“Love” di Aleksandr Milov

La storia non finisce qui.
A causa del dolore, dell’insicurezza e della paura del bambino ferito, ci creiamo un ulteriore strato per riuscire a proteggerci dal dolore che sentiamo. È quello che chiamiamo lo strato della protezione.

Lo sviluppiamo per vari motivi.
1. Non vogliamo sentire e accettare la grande insicurezza e il profondo senso d’indegnità che abbiamo dentro quindi iniziamo a fare finta di essere ciò che non siamo.
Cominciamo a compensare e a nascondere la nostra insicurezza per cercare di convincere gli altri e noi stessi che siamo degni e capaci. Ci creiamo un’identità che si basa su successo, immagine e prestigio, e cominciamo a credere che questo è ciò che noi siamo.
2. Non accettiamo e non vogliamo sentire il dolore delle esperienze negative nella nostra infanzia, adolescenza e vita adulta, e lo seppelliamo sotto assuefazioni, distrazioni e relazioni disfunzionali.
3. Chiudiamo la porta all’intimità e all’affetto per non permettere più a nessuno di farci del male, di respingerci o usarci. E se ci apriamo con qualcuno, lo facciamo dallo spazio del bambino ferito che spera di aver finalmente trovato la persona che gli darà sempre attenzione e che sarà sempre totalmente sensibile e rispettoso verso di lui/lei.
Questo strato di protezione ci ha aiutato a sopravvivere, è lo strato più esterno.

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É importante prendere consapevolezza di qual è il nostro modo di proteggerci: se ci nascondiamo dietro alla rabbia, al vittimismo, al cinismo, al controllo, alla sottomissione, alle ideologie, alle droghe, ecc.
Andando più in profondità possiamo provare ad entrare nello strato della vulnerabilità ferita e prendere consapevolezza delle ferite del nostro cuore. In questo strato siamo come dei bambini piccoli che si sono fatti male e non hanno bisogno di essere sgridati, ma vogliono essere rassicurati e consolati con amore. Quindi é importante imparare ad essere per noi una mamma non giudicante e punitiva, ma accogliente e amorevole che dà un bacino ad ogni ferita del suo piccolo bambino ferito. Solo così potremo ritornare alla nostra vera essenza e fare esperienza del nostro sé autentico che é meraviglioso, unico e pieno di talenti.

In questo periodo mi sento bella malconcia, ma non importa, ne vale la pena perché so che presto saprò amare davvero!

Chiara Benini

Bibliografia

“Aprirsi alla vulnerabilitá”, Krishnananda, Amana, Urra Edirore