“Chi incomincia a cercare ciò che ama finirà sempre per amare ciò che trova”

La notte che scrissi quest’articolo feci un sogno, più che sogno qualcuno lo chiamerebbe incubo. Ma riassume molto bene i contenuti di cui vi parlerò, per questo ve lo racconto.

Vidi un prato e tante ragazze di età diverse, ma dai volti somiglianti e ciascuno di quei volti ero io. Riconobbi la Chiara bambina dai capelli ricci e ramati che giocava a fare la maestra con le bambole e la Chiara adolescente con la frangia e i capelli castani e lisci che faceva la majorette. C’era la Chiara curiosa che smaniava di scoprire il mondo e la Chiara un po’ depressa che voleva nascondersi dal mondo. La Chiara fifona che si perde in un bicchier d’acqua e la Chiara “cuor di leone” che affronta ogni difficoltà col sorriso. E poi c’era la me del presente che guardava la me del futuro. D’un tratto sul prato apparve un serpente dagli occhi dolci e con le squame dai colori dell’arcobaleno. Strisciò verso il gruppo delle Chiara e, una alla volta, delicatamente, le inghiottì. Dopo ogni pasto il serpente diventava sempre più grasso e i suoi occhi sempre più dolci. Solo la Chiara del presente non venne mangiata e lasciò che il serpente le si attorcigliasse intorno ai fianchi, finché lingua e coda arrivarono a toccarsi, realizzando la chiusura del cerchio, aderendo e compenetrando la sua pelle fino a scomparire. Poi sentii una voce fuoricampo che mi diceva: “E pluribus unum: dalla moltitudine all’unitâ. Ogni io é composto da un esercito di io, per questo l’uomo s’innamora e disinnamora di continuo. Ed é solo quando si stabilizza che incomincia ad amare davvero. Ora il serpente Kundalini sonnecchia addormentato dentro di te. Dovrai risvegliarla da un lungo sonno, se vorrai farle percorrere i trentatré gradini che portano al Cielo. Sul fondo della schiena troverai un osso: l’osso sacro. Sacro perché é la tana dell’energia creatrice, che giace arrotolata alla base della colonna, in attesa di poter risalire lungo il tuo corpo attraverso le trentatré vertebre”.
Contemporaneamente vidi il serpente risvegliarsi e salire lungo la mia colonna vertebrale attraversando i sette chakra: sentii la pace dentro di me e sanato ogni dolore.
Kundalini aveva il potere di far crescere e scemare le mie emozioni come fossero maree. Distruggeva e trasmutava, mi mostrava veritá e infondeva certezze.
E poi le vibrazioni della sua voce ripulivano i meridiani del mio corpo e riaccordavano il mio cuore.
Udii di nuovo la voce fuoricampo: “Attraverso l’ascesa di Kundalini si realizza dentro di te l’amore: l’unione degli opposti, del maschile e del femminile, del sole e della luna, Chiara se troverai il tuo talento non saprai più cosa sia la paura, buon viaggio!”.

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Questa chiamata all’avventura è l’inizio di quello che lo psicologo statunitense Joseph Campbell chiamava “il Viaggio dell’Eroe“.
Ogni individuo infatti vive la propria vita come se fosse una narrazione: un vero e proprio mito di cui l’individuo é l’eroe che vive il percorso che lo conduce a ritrovare la sua identità perduta. Questa ricerca, questo percorso rappresenta il viaggio per diventare “chi siamo sempre stati”.
È il viaggio in cui ogni individuo vive in modo esponenziale la famosa massima di Emerson: “Diventa chi sei!
E per farlo, ogni eroe deve passare necessariamente per la scoperta del suo talento, del particolare dono che possiede e che deve imparare a restituire al mondo, affinché diventi pienamente umano.

Tutti vivono la loro esperienza di esseri umani, ma pienamente umano é soltanto colui che mette il proprio talento al servizio di qualcosa di più grande di sé: questa è la definizione di eroe.
La vita e l’universo ci chiedono costantemente di essere noi stessi, e da questo non possiamo scappare. O meglio, non possiamo farlo troppo a lungo.
Quando arriva la chiamata e l’eroe la rifiuta, questa si ripresenta più in là nella sua vita sottoforma di crisi.
Non si può mai rinunciare a chi siamo. Possiamo provarci anche con tutte le nostre forze. Possiamo raggiungere anche tanti obiettivi esterni vivendo in questo modo, ma c’é una cosa che di sicuro non possiamo avere: quella sensazione di completezza e di equilibrio che avevamo da bambino. Perché l’unico modo per essere in equilibrio con noi stessi e il mondo circostante é diventare chi siamo. E fare di questo il centro attorno a cui si organizza la nostra vita.

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“Non chiedere di cosa ha bisogno il mondo, chiediti cos’è che ti fa sentire vivo, perché quello di cui il mondo ha bisogno è di persone che prendano vita” Howard Thurman

In inglese si dice “Follow your bliss” che tradotto significa “Segui la tua passione o segui la tua beatitudine”.
Chiediti cosa ti fa sentire vivo, il talento è quel qualcosa che poi, quando decidi di offrirlo al mondo, riesce a portarti oltre te stesso!

A questo punto mi chiederete: “Da dove cominciare?” e io vi consiglio di provare il Mudra del Talento.

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Mudra del talento

Mudra
Porta la punta del pollice di ciascuna mano sull’unghia del mignolo, quindi medio e anulare sul pollice; infine unisci insieme le punte degli indici di entrambe le mani.

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Respirazione
Respira in modo profondo, lento, ritmico e sottile. Le pause successive all’inspirazione e  all’espirazione sono un po’ più lunghe. Durante i primi 12 respiri approfondisci l’inspirazione concentrandoti sul centro della fronte.

Effetto
Questo Mudra attiva e sincronizza le due metà del cervello.

Chiara Benini

Bibliografia
“I nuovi Mudra”, Gertrud Hirschi, Edizioni Mediterranee
“L’ultima riga delle favole”, Massimo Grimellini, Tea Edizioni
“Scopri il tuo talento”, Mauro Ventola, Bruno Editore