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Il Ramo dei Desideri per Celebrare il Solstizio d’Inverno

Il 21 dicembre cade il solstizio d’invernoYule per le tradizioni germanica e celtica precristiana, la notte più lunga dell’anno, e per assurdo è una festa di luce ed allegria che promette la nuova venuta del Sole, la promessa del ritorno delle energie in primavera, la notte in cui il vecchio Dio Sole si sacrificherà per dare i natali al  Sole Bambino (vedi anche l’antica festività Romana del Sol Invictus) che nascerà dal ventre della dea dell’oscurità; quindi la luce che nasce dall’ombra e per affrontare questa nascita bisogna essere molto consapevoli di se stessi, onesti e bisogna arricchirsi con una crescita da coltivare.

Il Dilemma delle Persone Sensibili: il Segreto è nella Compassione


Immagina per un istante di attraversare il peggiore periodo della tua vita e di sprofondare in una tristezza profonda come un pozzo. Tu sei lì, in fondo a quel pozzo e piangi tutte le lacrime del tuo corpo mentre arrivano tre persone…

La prima sente i tuoi singhiozzi, si ferma a guardare in fondo al pozzo, alza le spalle e passa oltre. Non ti conosce e ha altre cose da fare.

La seconda si ferma e ti vede lì, tutto solo/a e la tua tristezza lo tocca talmente tanto che si lascia calare nel fondo del pozzo della tristezza per farti compagnia.

“Quando ho cominciato ad amarmi”: la poesia che celebra la vita!

C’è una poesia molto bella, attribuita a Charlie Chaplin che insegna ad amarsi; sottolineo l’attribuzione al grande attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore e produttore cinematografico britannico, perché non sono riuscita a ricondurla ad un testo ufficiale. Una poesia simile, ma non uguale, è stata scritta anche da Kim McMillen e pubblicata postuma dalla figlia Alison nel libro “When I Loved Myself Enough”. 

Quando ho cominciato ad amarmi

Considerando che Chaplin è vissuto diversi anni prima della McMillen si potrebbe pensare che il libro dell’autrice abbia preso spunto dalle parole dell’attore, in fondo aveva 15 anni lei quando Chaplin enunciò questa poesia durante il suo 70° compleanno (data alla quale si attribuisce lo scritto), c’è anche da dire che molti puntualizzano il fatto che la poesia non sia scritta nello stile di Chaplin…

Fate dell’acqua e folletti del bosco visibili solo a chi ha il cuore puro

Spiriti dei corsi d’acqua, gnomi, folletti, diavoli, sono tante le creature fantastiche che abitano le aspre terre del Friuli Venezia Giulia, espandendosi in alcuni casi fino al vicino Veneto. Dalle Agane, ambigue ninfe protettrici dei corsi d’acqua, ai famosi Sbilfs, folletti di varie tipologie molto attaccati alla natura ma anche terribilmente dispettosi con gli uomini, fino ad arrivare ai Guriuz. Scopriamo i segreti del piccolo popolo friulano.

LE AGANE O AGUANE

I doni della Crisi: come trasformare le sfide della vita in opportunità

I primi passi

Tutto comincia intorno ai 12 mesi. Ci muoviamo in un mondo fatto di adulti che camminano sulle loro gambe mentre noi stiamo a gattoni; finché ci aggrappiamo a quello che ci sta intorno per alzarci da terra. Poi cadiamo e ci rialziamo di nuovo. Cadremo moltissime volte ma a noi non importa, nulla si metterà tra noi e la nostra voglia di stare in piedi. Ci vorranno giorni, settimane, forse mesi ma alla fine muoveremo il nostro primo passo da soli.

Tutte quelle cadute ne saranno valse la pena? Altroché!

in piedi

San Nicola è il Vero Babbo Natale: una Storia da Leggere ai Bambini

San Nicola, vescovo di Myra, è uno dei santi più conosciuti ed amati, difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie; è il protettore delle fanciulle che si stanno per sposare e dei marinai, e ancora più conosciuto in Occidente per il suo amore verso i bambini.

San Nicola nacque intorno al 260 d.C. a Patara, un’importante città della Licia, attuale Turchia, si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote e alla morte del vescovo metropolita di Myra, intorno all’anno 300 dopo Cristo, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. La sua storia è tutta velata da molti misteri come la morte dei genitori che si presume avvenne a causa della peste, i quali però, pare, gli lasciarono un ricco patrimonio che lui distribuì tra i poveri.

Il Presepe secondo Igor Sibaldi: un Rito utile per la Crescita Individuale

Ogni anno in prossimità del Natale il nostro paese è un pullulare di bellissimi presepi, simboli della Natività di Gesù, ispirati ai 180 versetti dei Vangeli di Matteo e Luca, in cui si narra come sia avvenuta questa nascita al tempo di re Erode, in quel di Betlemme, un piccolo borgo noto per aver dato i natali anche al re David. In realtà non tutti gli elementi che compongono il presepe sono fedeli a queste descrizioni, alcuni, si ritiene derivino dai Vangeli apocrifi e persino da altre tradizioni.
Nel presepe tradizionale si possono ammirare statuine realizzate in diversi materiali che riproducono i vari protagonisti, contestualizzate in un ambiente più o meno realistico. Gli elementi immancabili sono la grotta o la capanna, Giuseppe e Maria, i Re Magi, i pastori, le pecore, il bue, l’asinello, gli angeli, Gesù, la mangiatoia. La statua di Gesù dovrebbe essere collocata nella mangiatoia a mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, orario della sua nascita simbolica. I Magi raggiungono invece Gesù il giorno dell’Epifania.
presepe-simbologia
Il presepe per come lo conosciamo oggi sarebbe comparso nel 1223 quando San Francesco d’Assisi lo realizzò a Greccio. Esso è carico di simboli, pensiamo per esempio al mantello azzurro di Maria, simbolo del cielo, al manto di San Giuseppe che rappresenta con le sue tonalità dimesse l’umiltà, e ancora al bue e all’asinello che deriverebbero dal protovangelo di Giacomo e da una profezia di Isaia. Secondo alcune interpretazioni il bue rappresentava gli ebrei, l’asino i pagani.
Nei Vangeli canonici non si fa riferimento alla grotta o stalla e alcuni ricercatori ritengono che questa informazione sia stata estrapolata dai Vangeli apocrifi. Comunque sia, l’immagine della grotta è carica di significati simbolici, in quanto simbolo cosmico e mistico, è qui infatti che si trovano le acque primordiali grazie alle quali si può avviare la rinascita a nuova vita. Porfirio a tal proposito scrisse: “Gli antichi consacravano davvero opportunamente antri e caverne al cosmo, considerato nella sua totalità o nelle sue parti“. I Magi invece simboleggerebbero i 3 popoli del mondo allora noto, Europa, Asia e Africa ma in origine, a quanto pare, erano più di 3.
Il presepe secondo Igor Sibaldi
presepe
L’interpretazione del presepe fornita da Igor Sibaldi è molto interessante perché il ricercatore propone una chiave di lettura iniziatica, potenzialmente utile a tutti noi, un vero e proprio insegnamento tra le righe, anzi tra le statuine.
Prima di addentrarci nelle sue teorie, cerchiamo di capire a grandi linee cos’è l’iniziazione. Il termine deriva dal latino “initiatio” e significa “inizio”, difatti si riferisce a un insieme di riti culturali o religiosi che consentono a chi li pratica di uscire da uno status e di entrare in un altro status, in modo radicale. Praticamente si tratta di una morte rinascita non fisica ma interiore. Per Sibaldi il presepe è proprio un rito di iniziazione.
Iniziamo da Giuseppe, protettore della nascita di Gesù, colui che deve custodirla pur non capendo bene cosa sta accadendo. La Madonna a sua volta non capisce quanto accade ma lo intuisce mentre il Bambino Gesù simboleggia il nuovo nato, dentro ognuno di noi. In realtà anche la Madonna e Giuseppe sono noi, e così il bue e l’asinello, provenienti dalla tradizione iniziatica egiziana, cui si ispirò San Francesco nella realizzazione del suo primo presepe tridimensionale. Non a caso il Santo, due anni prima di dare vita al primo presepe della storia, fece un viaggio in Egitto, paese che amava molto, innamorandosi di uno schema di iniziazione originario proprio di qui.
In tale ottica il bue simboleggia la dea Hathor, donna con corna bovine o disco solare, propiziatrice dell’iniziazione, grande madre universale, dea dell’amore, della gioia, generatrice del sole, mentre l’asinello rappresenta il dio Seth, divinità del caos, del disordine, del deserto e delle tempeste, rappresentata sotto forma di capra, asino o sciacallo, colui che pone gli ostacoli agli iniziati, che li intralcia.
A che serve un nemico che crea problemi? Il suo ruolo non è affatto negativo perché favorisce il compiersi dell’iniziazione che altrimenti non avrebbe luogo. Il coraggio è indispensabile quanto la paura, ecco perché in alcune tradizioni si fa riferimento alla collaborazione tra luci e ombre, tra Yin e Yang, tra bene e male. Possono rimanere nemici per l’eternità oppure allearsi portando alla cosiddetta conciliazione degli opposti. In parole semplici, l’iniziazione per compiersi ha bisogno sia di colui che crea problemi che di colei che aiuta a risolverli.

Importantissima anche la grotta, simbolo universale che oltre a rappresentare il centro della Terra, farebbe riferimento al centro spirituale della nascita e rinascita, indispensabile perché avvenga l’iniziazione. Gesù ancora bambino è colui che salva il mondo, la parte nuova di noi stessi, l’iniziato. Il presepe nel complesso simboleggia pertanto la rinascita e il fatto stesso di crearlo è un rito iniziatico sebbene ovviamente il percorso dell’iniziazione richieda più tempo.

Non costringiamo i bambini a salutare e a ringraziare

Quante volte capita a noi adulti di invitare in modo insistente il bambino a salutare o a ringraziare una determinata persona?

Se qualcuno saluta nostro figlio o gli regala qualcosa sentiamo il bisogno di invitarlo a rispondere in modo educato, insistendo a volte per fargli dire un “ciao” o per un “grazie”. In questo modo, se loro ripetono ciò che noi vogliamo sentirli dire, ci sentiamo in pace con la nostra coscienza, ci siamo comportati da buoni genitori, abbiamo assolto al nostro ruolo educativo.

ll rumore più forte è il silenzio di chi non risponde

Il silenzio è d’oro, si sa, ma a volte i silenzi fanno male, feriscono a volte anche più delle parole.

Pensate a quando discutete con qualcuno e all’improvviso questa persona smette di rispondervi, smette di parlarvi, d’istinto la sensazione che si prova è quella del disprezzo e subito pensiamo che non voglia più proferir parola perché ci tiene il muso, pechè abbiamo detto qualcosa di sbagliato o ci è indifferente e l’indifferenza ferisce.

Anche quando qualcuno non risponde ad una domanda fa male, magari pensando che la verità possa ferirci, in realtà la sensazione che si prova è altrettanto dolorosa, spesso servono solo delle risposte e non importa quanto male possano fare, basta che diano una certezza.

La Mala: la collana usata per meditare e per pregare

La Mala, il cui significato letterale è ghirlanda/collana, è un rosario, ovvero corona di grani, utilizzata in ambito induista e buddhista per contare i mantra o le preghiere. La coroncina del rosario detiene un ruolo rilevante in numerose religioni qualunque sia il nome e la forma che di volta in volta assume, a seconda del contesto.

La Mala pertanto non è più efficace di un rosario qualunque, nonostante quest’ultimo risulti meno esotico e affascinante. Si tratta pur sempre di uno strumento di preghiera composto da grani, che nella Mala sono 108, mentre in ambito cristiano sono solitamente 50 in gruppi di dieci, con un grano più grosso tra ogni decade. Esistono tuttavia anche rosari con 150 e 100 grani, corrispondenti al numero dei salmi o parte di essi.

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