Sei in Sfruttamento dei Lavoratori

Pomodoro in scatola: il lato oscuro del frutto rosso

Pomodoro e Ghana

Il pomodoro, per assurdo in Ghana era una risorsa, una miniera d’oro per i ghanesi, eppure ormai i campi sono desertici e i lavoratori non ci sono più. Ma perché questo? Chi e cosa ha strappato i coltivatori alla terra del Ghana?

Quello che state per leggere sembra pazzesco eppure è vero, è proprio così. L’Italia è responsabile di questo abbandono dei campi di pomodoro, perché? Perché è in Italia che si produce il pomodoro che viene inscatolato e venduto ai ghanesi. Assurdo vero? Ma ancora più assurdo è che in Italia chi lavora la terra dei pomodori sono coltivatori ghanesi, che non avendo più un lavoro al loro paese, sono venuti a farlo qui da noi, in condizioni di povertà, senza documenti e senza soldi.

3 cose da sapere prima di bere un Caffè

Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo, preceduto solo dall’acqua e seguito dal tè, ma la sua produzione , insieme a quella di banane, canna da zucchero e sale,  rientra tra le coltivazioni ad alto  impatto socio-ambientale per  totale assenza e rispetto dei diritti umani e per le condizioni di smaltimento e gestione del materiale tossico e di scarto.

Il caffè ha origini antichissime e la specie più famosa, l’arabica, originaria dell’Etiopia, del Sudan e del Kenya, veniva già citata nel 1450.

Zucchero, segreti e misfatti del più dolce tra gli alimenti

Dolce, indispensabile per la gran parte degli alimenti confezionati che troviamo sul mercato, lo zucchero, di cui la gran parte di noi abusa, si ricava prevalentemente da canne(c’è anche la barbabietola da zucchero) originarie della Nuova Guinea e coltivate nei paesi caraibici e in molte zone dal clima caldo-umido, indispensabile per lo sviluppo della pianta, dalle quali si estrae un liquido dolce e denso che darà poi origine allo zucchero che tutti conosciamo.

Per arrivare dalla canna allo zucchero commerciale il passo è lungo e la strada controversa e insidiosa.

Immigrazione: la verità nascosta raccontata da Vishaal

La tolleranza, l’etica e l’amore non hanno religione, confini o colore della pelle e per questo oggi voglio raccontarvi una storia, una delle tante che ho ascoltato lavorando come mediatrice linguistico culturale; è una storia che inizia in un’ aula, un’ aula qualunque, uno spazio neutro dove far crescere le speranze legate all’apprendimento di una lingua, ma non una lingua qualsiasi, la lingua del paese ospite, la lingua che permetterà la sopravvivenza economica  e sociale, l’auto-promozione, la gratificazione, la lingua che dovrebbe migliorare la qualità di vita di chi arriva qui lasciandosi dietro una Storia. 

Industria del cacao: donne e bambini schiavi da 2 euro

La notizia arriva dall’Oxfam che ha classificato le politiche adottate dalle 10 maggiori aziende del settore alimentare su 5 tematiche precise:

  1. il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei contadini impiegati nella loro filiera nei paesi in via di sviluppo;
  2. l’attenzione alla tematica di genere;
  3. la gestione della terra e dell’acqua utilizzate nel processo produttivo;
  4. le politiche di contrasto al cambiamento climatico;
  5. la trasparenza adottata dall’azienda nella propria attività

La campagna di Oxfam si focalizza su 10 delle più potenti aziende del settore alimentare che sono: Associated British Foods (ABF), Coca-Cola, Danone, General Mills, Kellogg’s, Mars, Mondelez Internatonal (ex Kraft Foods), Nestlé, PepsiCo e Unilever .

Giocattoli: come sceglierli sicuri ed etici?

Questo è il periodo dell’anno in cui si comprano più giocattoli. Noi vi consigliamo di non acquistarli a caso ma di sceglierli in modo accurato: devono essere etici e sicuri!

Altroconsumo ci fornisce informazioni e consigli utili per comprare consapevolmente i giocattoli per i nostri bambini. Questa la dichiarazione dell’associazione: “I giocattoli non devono nuocere ai bambini. Né ai lavoratori. Ci sono multinazionali che trasferiscono la produzione in Cina, dove le condizioni di lavoro sono meno controllate che in Europa. E i costi di produzione sono bassissimi, neanche paragonabili a quelli che si avrebbero altrove. Il prezzo (quello vero) lo pagano però i lavoratori che spesso non godono nemmeno di diritti basilari: un salario dignitoso, sicurezza sul lavoro, orario adeguato”.

Incendio in una fabbrica di abbigliamento in Bangladesh

Una fabbrica tessile del Bangladesh, la Tazreen Fashions, è andata a fuoco e a causa di questo incendio sono morte più di 100 persone, soprattutto donne. I lavoratori deceduti e feriti stavano producendo abiti per brand internazionali del settore dell’abbigliamento.

Sotto accusa la mancata sicurezza in cui lavorano gli operai.

Deborah Lucchetti fa parte di Abiti Puliti (http://www.abitipuliti.org), la Clean Clothes Campaign italiana e questa è la sua dichiarazione a riguardo: “L’ennesima perdita di vite umane, sacrificate sull’altare di un modello industriale che produce profitti per i grandi gruppi internazionali a discapito dei lavoratori impiegati senza diritti nelle fabbriche per l’export, fortifica la nostra convinzione che occorrono cambiamenti strutturali, concreti e rapidi per rimuovere la cause alla base di tragedie come queste”.

I frutti tropicali non sono etici: ecco i perchè!

Siamo soliti mangiare ananas e banane, gustarci il loro sapore delizioso e non porci domande. Ebbene: anche riguardo i frutti tropicali è meglio informarsi ed agire di conseguenza.

Innanzitutto noi mangiamo la frutta tropicale solo perchè è buona e fa guadagnare i mercanti: dal punto di vista nutrizionale non ha nulla in più della frutta locale e quindi potremo farne benissimo a meno.

Addirittura proprio perchè arrivano da Paesi lontani presentano un inconveniente non da poco: per resistere al trasposto sono sottoposte a diversi trattamenti artificiali. Le banane, per fare un esempio, vengono raccolte acerbe e fatte maturare in stanze riscaldate sature di etilene. Poi sono immerse, prima della partenza, in vasche che contengono degli antiparassitari.

Coca Cola ed il lavoro in nero in Calabria

E’ notizia di alcuni giorni fa che le arance con le quali Coca Cola produce la famosa bevanda Fanta vengono raccolte in Calabria da centinaia di immigrati irregolari sottopagati.

A tal proposito si legge sul Corriere.it: “Tutto è partito un paio di giorni fa da un’inchiesta della rivista britannica The Ecologist ripresa da Corriere.it riguardante il coinvolgimento della Coca Cola nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria. Secondo The Ecologist la multinazionale americana acquisterebbe a costi ridottissimi succo d’arancia concentrato dalle aziende calabresi. E questo sarebbe il motivo per cui gli agrumicoltori sarebbero costretti a sottopagare gli immigrati (25 euro per una giornata lavorativa di 14/15 ore)”.

Campagna Abiti Puliti: per difendere i diritti dei lavoratori nel settore tessile mondiale

Il settore tessile è l’area commerciale tra le più diffuse e redditizie del mondo.

Abiti, accessori, scarpe e via dicendo sono i beni di consumo più acquistati soprattutto nei paesi più ricchi ed industrializzati. D’altro canto chi li produce sono per la maggior parte lavoratori sparsi nei paesi più poveri costretti ad orari massacranti, condizioni lavorative pericolose ed inadeguate e salari ingiusti.

Chi acquista prodotti tessili potrebbe far molto (con poco!) per porre fine a queste ingiustizie: e allora perchè non viene fatto nulla dal singolo cittadino? Un pò per pigrizia ed un pò per mancanza di informazione!

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