A Taranto è allarme ambientale. Il serbatoio di un mercantile è stato aperto per errore e di conseguenza proprio nel porto della città quasi 20 tonnellate di greggio sono finite in mare.
L’incidente, dovuto probabilmente ad una manovra errata, è accaduto di notte ma solo questa mattina è scattato l’allarme quando l’equipaggio di un’altra nave ha avvistato la macchia di carburante e ha informato dell’accaduto la capitaneria di porto.
Proprio non ci voleva: Taranto è già duramente colpita da anni dall’inquinamento dell’industria pesante.
Ora si cerca di arginare la macchia di greggio mediante dei mezzi che filtrano l’acqua e la ripuliscono dal petrolio.
Le caraffe filtranti vengono vendute allo scopo di depurare maggiormente l’acqua dei nostri rubinetti ma il ministero della Salute le ha bocciate su tutti i fronti.
Non migliorano la qualità dell’acqua, ne modificano solo il gusto, l’odore ed anche il colore. E se non vi è l’adeguata manutenzione c’è addirittura il rischio di rendere l’acqua non potabile!
Si è addirittura verificato che l’acqua filtrata mediante questi dispositivi presenta più batteri di quella che fuoriesce naturalmente dal rubinetto.
Ma perchè vengono vendute così tante caraffe allora? Perchè gli acquirenti sono convinti della loro positiva funzionalità e anche perchè l’acqua filtrata assomiglia molto a quella minerale poichè viene addolcita molto.
L’anidride carbonica (CO2) negli oceani non è mai stata ad un livello così alto come ora. E’ ciò che hanno scoperto i ricercatori di uno studio della Columbia University pubblicato su Science ricostruendo le caratteristiche degli oceani negli ultimi 300 milioni di anni.
Barbel Honisch che ha coordinato questo importante studio ha dichiarato: “Sappiamo che la vita durante gli eventi passati di acidificazione degli oceani non è stata spazzata via, nuove specie si sono evolute per sostituire quelle estinte. Ma se le emissioni di carbonio industriali continueranno al ritmo attuale, potremmo perdere organismi come barriere coralline, ostriche e salmoni”.
Continuiamo a seguire la vicenda della nave da crociera naufragata vicino all’Isola del Giglio. Prima la tragedia dei morti e dei dispersi, ora rimane il rischio del disastro ambientale.
La nave è ancora lì: gigantesca, deserta, rovesciata. Fortunatamente, grazie soprattutto al tempo non avverso, le operazioni di svuotamento dei serbatoi sono iniziate e continuano a buon ritmo.
Ricordiamo che il rischio di fuoriuscita dai serbatoi del carburante è ancora elevato e ciò provocherebbe di sicuro un danno ambientale catastrofico: le acque marine ed i suoi abitanti ne risentirebbero non poco!
Il rischio per un probabile disastro ambientale causato dalla dispersione in acqua di sostanze inquinanti della nave da crociera naufragata, è ancora alto.
Di recente è stato fornito l’elenco dettagliato dei materiali e delle sostanze presenti sulla nave. Abbiamo ritenuto utile riportarlo poichè non si tratta unicamente di carburante inquinante ma di altre sostanze tossiche e nocive. Inoltre ci sembrava interessante conoscere cosa c’è effettivamente a bordo di una nave di queste proporzioni.
Eccovi l’elenco:
- 1.351 metri cubi di acque grigie e nere
- 3.504 metri cubi di acqua di mare nelle casse zavorra
- circa 41 metri cubi di oli lubrificanti
Pechino è tristemente famosa per il suo inquinamento atmosferico.
Lo smog della capitale cinese è talmente fitto da ridurre notevolmente la visibilità: proprio per questo motivo molti voli sono stati annullati o hanno subito ritardi in questi giorni!
Le nubi di smog compaiono e spariscono durante l’arco della giornata ma la loro presenza è indice di pericolosità per la salute dei cittadini. La fitta cappa di smog è addirittura visibile dallo spazio, grazie ai satelliti della Nasa: questo è un fatto davvero molto preoccupante!
Nonostante questo evidente e grave inquinamento, le autorità sottovalutano il problema e persistono a dichiarare l’aria “buona”.
Se siete tra coloro che cercano di non sprecare l’ acqua sotto la doccia o per lavare i denti, sarete scontenti nel sapere che comprando una maglietta di cotone avete sprecato, in realtà, 2700 litri di acqua.
Eh sì, avete capito bene. E’ questa la quantità di acqua necessaria per produrre una semplice maglietta di cotone secondo il rapporto “Quant’acqua sfruttiamo”, redatto dal Sustainable Europe Research Institute. Naturalmente il calcolo riguarda tutto l’ iter della fabbricazione e quindi dalla piantagione di cotone all’arrivo al consumatore. Servono 11.000 litri di acqua per avere un chilo di cotone e questo è grave se alla lista si aggiungono anche il consumo di energia elettrica e lo sfruttamento del lavoro.
Da qualche settimana stiamo assistendo al disastro che si sta perpetrando in Nuova Zelanda, dove la nave cargo Rena si è arenata al largo della Bay of Plenty , con più di 300 tonnellate di greggio fuoriusciti dalla nave che hanno causato la morte di circa 1400 uccelli e la contaminazioni di 60 chilometri di costa. Ma se un disastro del genere avvenisse davanti alle nostre coste noi riusciremo ad affrontarlo? Risponde al quesito il Vittorio Alessandro, capo del Reparto Ambientale Marino (RAM) del Ministero dell’Ambiente :
Sono passate due settimane da quando al largo della Bay of Plenty, vicino alla barriera corallina dell’Astrolabe in Nuova Zelanda, la nave cargo Rena con a bordo 1700 tonnellate di greggio si è incagliata. Da subito si è temuto il peggio, visto che la nave rischia di spezzarsi, con il greggio che si riverserebbe in mare causando una catastrofe senza precedenti per la Nuova Zelanda. Fino ad ora però, una parte del greggio è già fuoriuscita dalla nave, ben 400 tonnellate hanno invaso la costa provocando danni enormi, ed è stato infatti necessario l’intervento di tantissimi volontari per ripulire la costa e gli animali che sono stati a contatto con la marea nera, anche se l’intervento tempestivo non ha evitato la tragica morte di alcuni di loro, si contano infatti ben 1700 esemplari morti.
Non ci rendiamo conto di quanta acqua sprechiamo tutti i giorni, perché ne abbiamo in abbondanza, ma è una delle più preziose risorse del mondo e non possiamo evitare di porci il problema per sempre. Proprio di questo si parla nell’evento che si sta tenendo a Bologna, iniziato ieri 14 ottobre e che finirà il 16. Andrea Segré di Lastminute Market ha organizzato l’evento, le Giornate Europee di un anno contro lo spreco, in cui si cercheranno di analizzare gli sprechi a cui oramai siamo più abituati. Già se consideriamo che bevendo acqua minerale contribuiamo ad inquinare di più, con il trasporto dell’acqua minerale aumenta l’emissione dei gas serra e spendiamo anche una bella sommetta.