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Treviso, allarme mercurio nell’acqua: ancora ignote le cause dell’inquinamento

Continua l’allarme mercurio a Treviso. Esattamente due anni fa, nel 2011, la città tremava per la scoperta di mercurio nelle falde acquifere sotterranee fra Treviso sud, Pregaziol e Casier, penetrando nei pozzi di tante case. Fino a 15 microgrammi di mercurio per ogni litro d’acqua.

In via precauzionale era stato vietato l’utilizzo dell’acqua per il consumo umano, mentre Arpav e Usl 9 avviarono una serie di controlli e si mobilitarono per indagare sulle cause di quest’inquinamento.

Nell’Oceano non c’è più Vita

La notizia allarmante arriva da un australiano Ivan Macfadyen un marinaio triste che ha effettuato la traversata del Pacifico, un’impresa che aveva già effettuato dieci anni fa.

La differenza è stata sconcertante per Ivan, all’epoca nel Pacifico tra l’Australia e il Giappone bastava buttare una lenza per procurarsi il pranzo, ma questa volta niente da fare… in tutta la traversata solo due prede. Per non parlare dell’oceano tra il Giappone e la California: un deserto formato da acqua e rottami.

Ed è questo che Ivan Macfadyen, dopo 28 giorni di desolata navigazione nel Pacifico, ha raccontato al The Newcastle Herald e che lentamente sta facendo il giro del mondo.

Ecco come ripulire gli oceani da 7 milioni tonnellate di plastica

La storia dell’uomo è fondamentalmente un elenco di cose che non potevano essere fatte, e che poi sono state fatte

Con questa frase Boyan Slat accoglie sul suo sito i visitatori, ne ha fatto un motto per risolvere un problema… questo:

I mari della terra sono ormai un ricettacolo di spazzatura, ma soprattutto di plastica. Il diciannovenne olandese sta elaborando un progetto che potrebbe pulire gli oceani dalle 7 milioni tonnellate (ripeto 7 milioni di TONNELLATE) di plastica che inquinano e distruggono i nostri mari.

Arsenico nelle acque in bottiglia: ecco i valori delle principali acque minerali

A maggio 2010 sono stati pubblicati sulla rivista “Le Scienze” i risultati delle analisi effettuate sulle acque in bottiglia. Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto Atlante Europeo dell’EuroGeoSurveys Geochemistry Expert Group. Tanti gli studiosi che hanno partecipato alla ricerca.

Per conoscere i risultai completi cliccate qui.

Noi oggi vogliamo soffermarci sulla presenza dell’arsenico contenuto nelle acque in bottiglia.

L’arsenico è un elemento chimico che si trova in natura. Risulta particolarmente pericoloso per la salute umana e proprio per questo motivo l’Unione Europea ha posto un limite massimo di 10 microgrammi per litro: sotto questa concentrazione l’acqua è ritenuta sicura.

Acqua all’arsenico, chiusi i rubinetti di 40 comuni italiani

Dal primo Gennaio molti sindaci delle zone del Lazio, Roma, Latina e Viterbo si sono visti costretti a vietare l’uso dell’acqua del rubinetto, ma non solo per berla, ma anche il divieto di impiegarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia se affetti da patologie cutanee.

L’allarme è stato dato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un’esposizione prolungata nel tempo all’arsenico contenuto nell’acqua potabile e nel cibo può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, effetti sullo sviluppo, danni al sistema nervoso e diabete.

I comuni che hanno vietato l’uso delle acque dei rubinetti sono una quarantina e quasi 300mila le persone coinvolte.

Vietate le bottiglie di plastica

Basta bottiglie di plastica, troppi rifiuti, troppo inquinamento per produrle. E così l’amministrazione di Concord, una cittadina del Massachusetts, ha stabilito che gli abitanti dovranno bere l’acqua del rubinetto e i venditori non potranno più vendere bottiglie in plastica.

 “Consumate l’acqua del rubinetto” è questo lo slogan del provvedimento emesso nella speranza che vengano ridotti  i rifiuti e l’emissione di combustibile fossile necessario alla produzione dei contenitori.

I venditori che si ostineranno a vendere le bottigliette, dopo il primo richiamo, dovranno pagare una multa da 25 dollari, mentre dalla terza volta saranno costretti a sborsare il doppio.

Pesticidi e cloro nell’acqua del rubinetto: possono aumentare le allergie alimentari

E’ stata di recente pubblicata una ricerca sulla rivista ‘Annals of Allergy, Asthma and Immunology’ che mette in relazione le allergie alimentari con la presenza di pesticidi nelle acque dei rubinetti. Lo studio e’ stata promosso dall’allergologa Elina Jerschow dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (Acaai).

La ricerca sostiene che alcuni prodotti di origine chimica utilizzati per purificare l’acqua del rubinetto di casa possono potenzialmente provocare delle allergie alimentari. In modo particolare alti livelli di diclorofenolo (sostanza chimica presente nei pesticidi o utilizzata per aggiungere cloro all’acqua) se rilevati nel corpo umano possono essere responsabili di allergie alimentari.

Inquinamento: possibile causa dell’autismo

I bambini nel grembo materno esposti all’inquinamento tramite la madre sembrano essere più inclini a sviluppare l’autismo. Il fattore inquinamento sarebbe cruciale anche per tutto l’anno di vita del bambino.

Questi i risultati di un recente studio dell’Università di Southern California pubblicato sulla rivista scientifica Archives of General Psychiatry.

L’inquinamento cittadino se intenso e costante può addirittura raddoppiare la probabilità di sviluppare l’autismo.

Cosa fare allora per proteggere il feto ed i bambini soprattutto nelle grandi città?

Emergenza ambientale in Liguria, si cercano volontari

Ormai è emergenza ambientale in Liguria. Qualcuno ha cercato di rubare del combustibile dal deposito per uso agricolo della Opam Oils spa, ma durante la manomissione degli impianti una valvola si è rotta causando un pericolosissimo sversamento da un serbatoio da 40 mila litri nel rio Carenda, ad Albenga, in località Campochiesa.

Purtroppo a farne le spese sono molti pesci, le tartarughe, germani reali e i comuni volatili che girano intorno al fiume. Per ora i vigili del fuoco, l’Arpa, la Guardia Costiera e Forestale stanno cercando di pompare il combustibile, ma si teme che il lavoro di bonifica delll’area durerà circa due mesi.

Arsenico nell’acqua: aumento di mortalità?

E’ stato pubblicato dal dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio uno studio che ha indagato la connessione tra l’assunzione di arsenico contenuto nell’acqua ed il livello di mortalità. La ricerca è stata effettuata nei comuni del Lazio che presentano proprio il problema dell’arsenico nell’acqua.

I risultati – che devono però essere approfonditi mediante studi più mirati –  rivelano un aumento della mortalità causata dalle patologie strettamente connesse con l’assunzione di arsenico, seppur a dosi basse.

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