Primo Chakra: se è equilibrato i nostri confini sono sani

“Questo é il mio spazio e questo invece é il tuo, io non entro nel tuo e tu non entri nel mio”

La storia di Dirty Dancing parla di confini da mettere per poi togliere.

Nel corso della vita c’è sempre qualche paletto, un po’ di qua e un po’ di là, da mettere o da togliere. E così la vita ci sembra una pista, poi un’autostrada, talvolta una stradina di montagna, tal altra un grande viale in mezzo al bosco, oppure un’avenue di una metropoli affollata e piena di traffico. Poi, d’un tratto, iniziamo a volare, ci accorgiamo che in realtà la vita è quel cielo e nel cielo infinito non ci sono confini. Scopriamo che vivere non vuol dire mettere o togliere paletti, anzi, ci rendiamo conto che quei paletti ce li siamo inventati noi. Abbiamo creduto che fossero l’eredità di chi si stava occupando della nostra educazione, ma in realtà arriva il tempo in cui scopriamo che era tutta finzione, che era tutto un grande sogno, perché siamo qui per volare e non per camminare raso terra, con la paura di uscire di strada.

I confini sono quell’area invisibile che ci creiamo per sentirci al sicuro. Al sicuro per il nostro cuore, la nostra serenità e la nostra anima.
Nelle relazioni per creare il nostro spazio è importante conoscere i nostri confini e mostrarli con chiarezza.
Quando siamo deboli o non mettiamo confini, ci sentiamo prevaricati e non rispettati.
Permettendo agli altri di oltrepassare i nostri confini dimostriamo di non rispettare noi stessi e questo ci consuma energia vitale e felicità.
Comunicando e dando una chiara struttura ai nostri confini, anche gli altri impareranno a farlo.
A mano a mano che cresciamo e diventiamo più forti, abbiamo bisogno di meno spazio.

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Il primo chakra corrisponde alla costruzione del corpo; si forma durante la gravidanza e fino al primo anno di vita, quando l’energia si concentra per plasmare e far crescere rapidamente il corpo. In questa fase la consapevolezza del mondo esterno è molto bassa, il neonato è unito totalmente alla madre e non si concepisce ancora come un essere separato; per sentirsi felice le sue uniche necessità sono quelle che mirano a soddisfare bisogni fisici (fame, sete, sonno, calore), esigenze che nell’utero venivano soddisfatte automaticamente. La sua anima è strettamente connessa al corpo e al soddisfacimento o meno delle proprie necessità. É in questo momento che si creano le basi psicologiche con cui si relazionerà con il mondo, cioè il senso di fiducia, che porterà stabilità e voglia di vivere, oppure di non fiducia, che avrà come conseguenza il sentirsi inadeguato.

I confini possono essere un mistero per coloro che sono stati privati dell’accudimento, della continuità e della sicurezza.
Se le nostre necessità non sono state soddisfatte nel primo chakra, allora temiamo di porre dei limiti, cercando ad ogni costo la fusione, il contatto che ci sono stati negati, non potendo mai sperimentare la soddisfazione di dire “é abbastanza”.

Con un primo chakra squilibrato, infatti, non riusciamo a smettere di mangiare (come se avessimo paura di non trovare più cibo), non riusciamo a concludere una relazione (più distruttiva che costruttiva) per paura di rimanere da soli, non riusciamo nemmeno a cambiare lavoro o a spendere i nostri soldi per timore di rimanere senza. Rimaniamo fermi mentre la vita si muove.

Quando i nostri confini non funzionano, ce li rifornisce il mondo: gli altri ci respingono, le malattie ci limitano, potremmo anche avere problemi con la giustizia.

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Tuttavia se le necessità del chakra inferiore sono state soddisfatte in modo adeguato, allora non avremo timore di costruirci dei limiti appropriati. Avremo la capacità di dire “ho mangiato abbastanza”, “ho bevuto abbastanza” o “ne ho abbastanza di questa relazione non produttiva”. Potremo ritirarci nella sicurezza che le nostre radici ci sosterranno. Non dipenderemo dagli altri.
Se poi vogliamo crescere, realizzando il nostro potenziale e la nostra unicità, dobbiamo lasciare che il nostro organismo abbia confini sempre più fluidi, il che vuol dire diventare più vulnerabili e con difese mobili, flessibili.
La vulnerabilità è la capacità di esistere attraverso l’intelligenza anche delle nostre ferite e questa intelligenza, paradossalmente, rende possibile il fatto che più vulnerabili siamo, più forti siamo.

L’organismo adulto ha una sua intelligenza che continuamente può permettergli di adattare le sue difese, la propria vulnerabilità, attraverso confini sani non obbligatori, non rigidi, non a priori. Questo è il salto che dobbiamo fare: dal restare fondamentalmente infantili e rinchiusi nella sopravvivenza, a diventare adulti che vivono pienamente la propria vita. Riconosciamo che c’è una differenza tra confini che sono sani e consapevoli, e confini che sono obbligatori e fondati sulla paura. Perciò da adulti impariamo che le difese e i confini non sono sbagliati, ma riconosciamo anche come essi ci limitino quando operano in maniera inconsapevole, abitudinaria, senza che neppure ce ne accorgiamo. Allora cominciamo a verificare se una certa difesa ci serve in un certo momento o non ci serve e sentiamo di essere liberi. Ma la vulnerabilità deve diventare un’esperienza concreta, non un’idea.

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È molto importante non scegliere di togliersi le difese così a caso. Uno impara piano piano a mettere giù delle difese in situazioni in cui ci sono degli elementi di sostegno, delle persone intorno o delle situazioni in cui sentiamo di poterci fidare, con un amico, un’amica o con la persona amata. La nostra naturale intelligenza sente la situazione e si spoglia consapevolmente delle difese, pratica consapevolmente la vulnerabilità, mettendo a nudo anche alcune delle ferite, così che esse possono cessare d’essere nascoste.

L’esistenza non ci ha dato nulla che non ci serva; tutto quello che abbiamo ha una sua funzione, una sua intelligenza, un suo motivo. Essere feriti è una capacità, non è una mancanza. Prova a pensare a un mondo in cui nessuno sia vulnerabile, dove non esista la capacità di vivere, di sentire le proprie ferite. Come sarebbe questo mondo? Sarebbe orribile, un deserto. La nostra capacità di essere feriti ci dà una cosa fondamentale: l’empatia. L’empatia nei confronti di tutte le persone che abbiamo intorno: noi possiamo sentire le ferite degli altri. La capacità di riconoscere le proprie ferite, vivere con le proprie ferite, stare con le proprie ferite è il fondamento dell’aspetto essenziale della Compassione.

Dirty Dancing parla di tutto questo: di empatia quando Baby aiuta Jhonny e la sua ballerina, dell’importanza di rispettare i confini quando impara a ballare e di toglierli quando dice sì all’amore nonostante tutto.
L’amore è un momento di estrema vulnerabilità dove le difese crollano. La separazione fondamentale tra dentro e fuori crolla, la separazione tra te e l’altro crolla.
Ma Baby e Jhonny ormai si fidano di sé stessi e uno dell’altra e possono mostrare a tutti il loro ballo che si conclude con la “presa dell’angelo” in cui lei viene sollevata sopra alla testa di lui. E l’angelo non é altro che il simbolo di chi sa volare nel cielo infinito dove non ci sono confini.

Chiara Benini

Bibliografia
“Come essere felici insieme”, Roy Martina, Tecniche Nuove Edizioni
“Diario di psicosomatica”, Susanna Garavaglia, Tecniche Nuove Edizioni
“Il libro dei chakra”, Anodea Judith, Neri Pozza Editore
“I 7 chakra”, Raiser Ulrike, Edizioni Del Baldo
“Quando l’oceano si dissolve in una goccia”, Avikal E. Costantino, LSWR Edizioni

Chiara Benini

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avatar Articolo scritto da Chiara Benini il 22/07/2015
Categoria/e: Chicche di Yoga, Primo piano.

Chiara Benini, educatrice di Asilo Nido, insegnante di yoga, di pilates e di danza moderna per bambini. Quello che cerca di insegnare a tutti i suoi allievi è ad aprire il proprio cuore perchè quando il cuore è aperto tutti i luoghi sono "casa" e tutte le persone sono "amici". Su Eticamente cura la rubrica "Chicche di Yoga".

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