A Caccia di Vita

Nonna, Raccontami Di Quella Volta Che Sei Dovuta Stare In Casa Tanto Tempo

Di Elena Bernabè - 22 Marzo 2020

Bambina mia,

in quel periodo il filo della vita si è intrecciato con il filo della morte creando una maglia nuova.

Che da allora ho sempre portato addosso.

Il silenzio, all’improvviso, si è diffuso come per magia nelle strade, nelle piazze e nei vicoli delle città. Gli aerei hanno smesso di volare e le navi erano ferme immobili nei porti.

Sembrava un incantesimo.

Come nella fiaba di Rosaspina, la bella addormentata. Ti ricordi quando ti raccontavo questa fiaba quando eri piccola? Quando la principessa cade in un sonno profondo e tutto il regno si assopisce insieme a lei?

Ecco, è stato lo stesso incantesimo.

Ed è proprio durante quell’incantesimo che ho iniziato a scrivere davvero, ad ascoltarmi e ad avere un bisogno immediato di fissare sul foglio le mie emozioni. Giravo per casa con un piccolo quaderno e mi ritrovavo a scrivere pensieri mentre cucinavo tra un sugo di pomodoro e una cottura di legumi, mentre stendevo i panni o mentre mi godevo il tiepido sole primaverile.

Ed è proprio durante quell’incantesimo che il nonno ha ripreso in mano, dopo molto tempo, la sua chitarra e non l’ha più abbandonata. Ed ha iniziato a far nascere meravigliose sculture di argilla.

La gente ha iniziato a creare.
E anche a leggere, a pregare, a meditare.
Non si poteva uscire, non si andava più al lavoro ed il tempo che avevamo a disposizione era tanto. Così tanto che non eravamo abituati a gestirlo.
Qualcuno si sentiva in prigione.

Altri si sentivano finalmente liberi. Da una vita troppo frenetica, troppo caotica, troppo distratta.

Mi sembrava di rivivere un po’ alcuni aspetti della vita dei miei nonni. Quando le automobili erano ancora poche in circolazione, quando non ci si spostava così spesso dai paesi di abitazione e quando si acquistava solo l’essenziale.

Siamo stati costretti a trascorrere più tempo con i figli, con i mariti, con le mogli. E questa costrizione ci ha fatti conoscere e scoprire di più.

E così con tutto quel tempo a disposizione la maggior parte di noi si è dedicata alla cura della casa, alla sua pulizia, alla sua riorganizzazione.

Abbiamo riscoperto il tempo della cura. Della casa, delle relazioni, di noi stessi.

All’inizio questa costrizione di rimanere in casa è stata scioccante per tutti, così abituati ad andare ovunque. Poi sono emerse tante emozioni come la paura, la tristezza, la rassegnazione.

Abbiamo visto e letto storie e immagini di morte, di malattia e di disperazione.

Le nostre giornate erano sobrie per poter essere vicini a queste storie. Ma nello stesso tempo erano dense di vita per poterla celebrare.

E dopo un primo periodo di smarrimento abbiamo scelto di intrecciarci con fiducia nella maglia della vita e della morte, di farci condurre in questo filato misterioso dove ormai non si potevano più percepire i confini dell’una e dell’altra.

Abbiamo dedicato tanto tempo ai bambini, alla cucina, alla casa, alle letture, alle riflessioni, al gioco, all’orto, al silenzio. Anche al non fare assolutamente nulla sentendoci ugualmente ricchi di valore. Perchè, bambina mia, prima di quel momento eravamo caduti nel tranello che più si fa e più si ha valore. In quel tempo vuoto abbiamo percepito il nostro valore anche solo rimanendo fermi su di una panchina a respirare quell’aria nuova.

Non ho mai più sorseggiato un caffè di gusto come allora, non ho mai più sperimentato quella lentezza, quella pace assoluta, quella fusione con la natura come in quei giorni.

Poi l’incantesimo si è rotto.

Perchè i tempi erano maturi per poterci svegliare, per poter dissolvere l’incantesimo.

Proprio come Rosaspina che è riuscita a destarsi solo dopo molto tempo di sospensione e si è svegliata solo quando tutto era pronto ad accogliere il cambiamento, solo quando lei era pronta davvero ad incontrare la sua parte maschile, il principe. Solo quando era possibile lo sposalizio degli opposti.

Ci si sveglia quando si è pronti a rompere un equilibrio vecchio per creare un’armonia nuova.

Tutto da allora mutò.
In noi stessi.

Ne siamo usciti con una maglia nuova che ci avvolge ogni singolo giorno. E noi ce la teniamo stretta questa maglia, la ricordiamo, la riviviamo, fa parte di noi.

Chissà, forse il tuo essere divenuta infermiera è dovuto anche a questo incantesimo vissuto dai tuoi nonni.
Tanto tempo fa.
Ma ancora profondamente vivo dentro ad ognuno di noi.

Elena Bernabè





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