Cari nonni,

anche se non ci siete più, ho bisogno di scrivervi questa lettera perché il tempo passa e non voglio dimenticare; già il ricordo della vostra voce comincia a sfumare e non voglio rischiare di perdere altro strada facendo, altrimenti come potrò parlare di voi ai miei figli? Come potrò diventare una buona nonna un giorno se dimentico il vostro esempio e tutto ciò che mi avete trasmesso?

Siete andati via molto tempo fa, siete partiti per un lungo viaggio dal quale non tornerete mai e avete lasciato un grande vuoto dietro di voi. Eravate le mie radici, i miei muri portanti. Bastava una sciocchezza per rendervi fieri di me e i vostri occhi erano il migliore specchio nel quale potevo specchiarmi quando mi sentivo giù di corda.

Siete stati il mio rifugio quando i miei genitori non capivano i miei stati d’animo ribelli; per fortuna eravate sempre pronti a ricordare loro di essere stati giovani come me una volta, anche loro avevano avuto la testa piena di sogni impossibili. E tra un biscotto e l’altro, si faceva pace. Non c’era giudizio, ma comprensione, perché vi ricordavate di essere stati sia bambini che genitori ed è questo che vi rendeva così saggi, così unici.

C’erano quei pomeriggi magici dove viaggiavamo nel tempo, quello mitico in cui non ero ancora nata: voi tornavate bambini e io diventavo uno spiritello che vi seguiva nelle vostre scorribande, che saliva con voi sugli alberi, che correva felice tra i prati. C’erano quelle ninnananne che le vostre mamme vi cantavano da piccoli e che facevano addormentare anche me a distanza di decenni. C’erano le storie che inventavate al momento, quelle che non finivano mai. Poi c’erano le confidenze: i vostri ricordi d’infanzia e i racconti dei vostri nonni che si perdevano in un’epoca così lontana dalla mia. Quando si parlava di quei tempi, era come giocare a puzzle, solo che i pezzi, col passare degli anni, diventavano sempre più piccoli ed era facile perderne alcuni in giro.

Alcune cose di voi, le so solo io: neanche mamma e papà le sanno, perché non avevano la pazienza di ascoltare tutte le vostre storie. Credo che solo la voce dei nonni ti va direttamente al cuore perché quella dei genitori, la senti talmente tanto che non ci badi neanche più. Però so che anche loro darebbero tutto quello che hanno per sentire di nuovo la vostra voce. Ci mancate.

Ricordo che da piccola, facendomi l’occhiolino, mi dicevate: “Non puoi raccontare tutto ai tuoi figli, ma ai nipotini, sì!”; è così che sono diventato la custode dei ricordi di famiglia, di quelli che ti scintillano in fondo all’anima come dei diamanti. È quella fiaccola che mi avete trasmesso che ho paura di dimenticare.

Grazie a voi ho imparato a giocare col fango, a trasformare un vecchio ramo secco nella più bella delle spade, ho costruito dei castelli sulle nuvole, ho corso dietro alle pecore nel cielo, ho imparato le vecchie ricette di famiglia. I ricordi più felici della mia infanzia, quelli che ti scaldano il cuore e nello stesso tempo ti fanno venire il groppo in gola, sono quelli con voi.

Poi, quando sono cresciuta, mi avete raccontato della guerra, di quel tempo dove in paese non c’era più lavoro e la gente faceva fatica a campare, allora cambiava paese nella speranza di avere una vita migliore; mai come oggi mi sento vicina a voi. Malgrado le difficoltà, siete andati avanti e io sono la prova vivente che ce l’avete fatta; e come voi, non mi fermerò: se ce l’avete fatta, posso farcela anch’io. Ho ricevuto in eredità la vostra tenacia, il vostro coraggio. Ne farò buon uso, lo prometto.

Siete riusciti ad amare quella parte di me che esasperava i miei, avete avuto pazienza quando loro non ne avevano più, mi avete aperto la porta quando loro me la chiudevano in faccia dopo ore e ore di litigi. Mi mostravate il vostro amore anche quando non eravate d’accordo con me e sentivo che avrei sempre potuto contare su di voi, perché voi eravate il terreno sul quale crescevo.

Quando ve ne siete andati, mi è mancata la terra sotto ai piedi. Eravate ciò che mi permetteva di camminare in equilibrio sul mondo, ora devo imparare a farlo da sola e quando cado, mi manca quello sguardo fiducioso che mi esorta a rialzarmi, mi manca la vostra mano tesa a metà strada.

Ma anche con la vostra assenza mi state insegnando molto: la vostra saggezza è diventata la mia bussola, così posso sviluppare la mia strada passo dopo passo e so che qualunque direzione prenderò nella vita, una parte di voi veglierà sempre su di me.

Quando ero piccola, mi raccontavate che i bambini nascevano sotto i cavoli; le bambine, sotto le rose. Al che chiedevo, incuriosita: “E i nonni? Dove nascono i nonni?”

Mi rispondevate che l’avrei scoperto da sola, da grande.

Oggi ho la risposta: è nel cuore, i nonni nascono nel cuore dei loro nipoti ed è lì che vivono per sempre.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it