Da piccola, nelle sere d’estate, mi piaceva uscire e andare in una sorta di frutteto non molto lontano da casa.
Per raggiungerlo dovevo attraversare una stradina molto buia che si snodava tra due fienili parecchio alti.
Avrò avuto cinque o sei anni e per me riuscire ad arrivarci era una vera e propria “prova di coraggio”.
Nonostante la mia forte intenzione, la prima volta che tentai l’impresa arrivai più volte solo fino ad un certo punto per poi tornare indietro. All’imbocco della stradina il buio sembrava un buco nero, pronto ad inghiottirmi!
Quella sera non mi ero accorta che il mio vicino di casa stava osservando divertito le mie prove di coraggio.
“Posso venire con te?” mi chiese, e in un attimo eravamo nel frutteto. A dire la verità tutte le volte che sono riuscita ad arrivare al frutteto c’era Giovanni. Non avevo bisogno che mi tenesse per mano o che mi parlasse, la sua presenza mi dava fiducia.

Avere fiducia è entrare nel cerchio magico dell’amore, in virtù del quale tutto ciò che la nostra anima desidera per compiere la sua missione viene sostenuto e realizzato per noi.
Nel frutteto la notte era meno buia, lo spazio era più aperto, la presenza degli alberi ed il profumo della frutta mi facevano “sentire a casa” così potevo gustarmi l’esperienza fino in fondo.
Lí mi sedevo su un tronco e rimanevo a fissare il buio tutto attorno a me: lui entrava nei miei occhi ed io entravo in lui.

Contemplando la notte puoi fare amicizia con l’oscurità e fare esperienza di un profondo rilassamento.

Stavo così bene al punto da perdere la cognizione del tempo, per fortuna c’era Giovanni a ricordarmi che era ora di rincasare.
“Vieni con me” chiedevo allo spirito della notte prima di andarmene.
Mi piaceva pensare che anche durante il giorno, durante tutti i momenti in cui non riuscivo a stare ferma, da buona iper cinetica, il mio amico buio mi avrebbe aiutato a rilassarmi e a fare le cose con più calma.

Tutte le immagini sono anima e la loro bellezza è manifestazione dell’amore, ricambiando l’amore che ti viene dato con altrettanto amore, liberi gli spiriti ed essi rimangono con te come forze, idee, potere di creatività e di visione.

Contemplare la notte è bellissimo, ogni tanto lo faccio ancora, mi basta uscire sul mio terrazzo e osservare tranquilla l’oscurità fino a quando entra nei miei occhi ed io in lei, è una reciprocità meravigliosa!

Dopo questa pratica il sonno diventa profondo e tranquillo.
L’importante, durante la contemplazione della notte, è rimanere con gli occhi aperti a fissare il buio.
Con gli occhi chiusi si contatta un’oscurità diversa, mentale, che non è reale.
Se ci pensiamo quando è giorno e fissiamo la luce, nel momento in cui chiudiamo gli occhi vediamo il buio, ma si tratta solo del lato negativo del fenomeno luminoso.
Tutte le nostre esperienze si fondano sulla luce, per cui, quando chiudiamo gli occhi abbiamo un’esperienza negativa del fenomeno luminoso che chiamiamo buio, ma non ha nulla a che vedere con l’oscurità reale della notte. Per questo è importante aprire gli occhi e tenerli aperti per contattare un’oscurità diversa, l’oscurità positiva che si manifesta di fronte a noi.
Fissandola nell’immobilità, senza battere ciglio, si può iniziare a lacrimare, gli occhi potrebbero far male, ma non c’è da preoccuparsi: è una funzione benefica!
Persistendo, quando l’oscurità penetra negli occhi, si viene pervasi da una sensazione di profonda quiete.

E’ un fenomeno estremamente profondo: il riversarsi in noi dell’oscurità ci può svuotare di ogni forma di buio negativo.

Durante la pratica se si manifesta un disturbo, un’emozione, un pensiero negativo, magari legato alla paura del buio o della morte, si può colorare del colore che stiamo contemplando, il colore della notte, e lasciare che il contatto con il colore si svolga al di là della nostra mente pensante, come un gioco, senza sforzo.
Con il potere dell’immaginazione si può colorare il disturbo fino a che si scioglie, continuando a tenere lo sguardo fisso sulla notte, sullo spirito della notte, ci sentiremo così liberati.
Il segreto è essere disponibili, aperti, vulnerabili, proprio come un bambino che vuole fare amicizia con il buio.


Stando in sua compagnia non ci si può sentire né soli, né tantomeno spaventati, del resto siamo rimasti al buio per nove mesi nell’utero, sentendoci protetti e al sicuro!
Quando permettiamo al buio di entrare dentro di noi mettiamo da parte la nostra individualità e ci sentiamo parte del tutto, non ci sentiamo più delle isole, ma parte dell’oceano.

Consiglio questa pratica a tutti, in particolare a tutte quelle persone sempre attive, sempre di corsa, che faticano a rallentare, sia con il corpo che con la mente, a quelle persone che fanno fatica a fare una cosa per volta, a godersi l’attimo presente.
Se non si ha la possibilità di immergersi nella notte stando nella natura, come facevo io da bambina, basta ricordarsi che viviamo in un “universo immaginale” dove tutto può essere immaginato, dove un bosco intero può stare in un bonsai, la giungla in un’orchidea e un frutteto nell’albero difronte al proprio terrazzo.

Basta allenare la propria forza immaginativa e soprattutto la propria capacità d’amore. Come l’amore che proviamo per un frutto può connetterci a tutti i frutti e a tutti gli alberi da frutto del mondo, così il nostro amore verso il buio può connetterci con la notte ovunque ci troviamo, permettendole di entrare in noi e noi in lei.

Non c’è un tempo definito da dedicare a questa contemplazione l’importante è rimanere a fissare l’oscurità della notte ad occhi aperti finché si crea una connessione, una reciprocità, finché si arriva a fare amicizia con il buio.
E soprattutto è fondamentale portare il buio con noi anche di giorno, mentre camminiamo, lavoriamo, parliamo, pensiamo.
“Vieni con me” dicevo al buio da bambina, immaginiamo di fare la stessa cosa, di sentircelo vicino, dentro, così facendo ci sentiremo profondamente rilassati e ci sembrerà di muoverci a rallentatore.
Il segreto è stare nel buio e con il buio con molto amore, come si sta con un vero amico, sentendosi distinti, ma non separati.

Chiara Benini